Introduzione alla motricità - seconda parte
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Introduzione alla motricità - seconda parte

La motricità, caratteristiche ed evoluzione

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Introduzione alla motricità - seconda parte

Ogni nuovo movimento, percezione o altra situazione, stimolerà, più esattamente, la formazione di collegamenti neurali prima inesistenti e darà luogo a quella che Edelman (1993)(1) chiama "formazione del repertorio secondario" di gruppi di neuroni, una rete, ossia, di collegamento nervoso sempre più consistente in termini di coinvolgimento sinaptico, e capace di mantenere in "memoria" le informazioni assunte. Ogni nuovo repertorio, frutto di una nuova esperienza, rappresenterà una mappa di conoscenza (sia motoria sia sensoriale), che inizialmente sarà locale, a sé stante, ma che, successivamente, insieme con altre mappe ad esse collegate attraverso il rientro e in grado di interagire con porzioni del cervello non organizzate a mappe, tra cui parti di strutture specializzate come l'ippocampo, i gangli basali e il cervelletto, costituirà quella struttura superiore, complessa e dinamica chiamata mappa globale.

Il movimento, quindi, diventa un elemento cardine sia per l'accrescimento psicofisico sia per il raggiungimento dell'autonomia personale, condizioni, queste, che si riveleranno fondamentali nella strutturazione di uno sviluppo ideale di sé, da diversi punti di vista: affettivo-relazionale, sociale, psicologico e, non per ultimo, cognitivo. Accanto a ciò, appare chiaro che l'educazione motoria va intesa come un ampio repertorio d'azioni, prassi e opportunità sistemiche e programmate finalizzate al raggiungimento del massimo sviluppo in senso lato.

Appare, inoltre, fin troppo evidente che tali esperienze e condotte trovano, tra gli altri, nell'istituzione scolastica il luogo prioritario di compimento. La scuola, d'ogni ordine e grado, con le sue dinamiche intrinseche è, infatti, un ambiente formativo per eccellenza; in essa si sviluppano e plasmano le diverse forme dell'essere e i rapporti interpersonali assumono significati profondi per il e per il sé con gli altri.
La scuola è, dunque, l'agenzia educativa che accanto alla famiglia riveste un ruolo fondamentale nel divenire in toto del bambino.
E già dalla scuola "materna", ambiente didattico e affettivo per eccellenza, che iniziano a prendere corpo tutte quelle relazioni, psicomotorie e psicosociali che preludono a molteplici spazi di crescita: dalla motricità al linguaggio, dalla comunicazione al gioco, si espande in maniera sorprendente la totalità delle competenze che faranno di quel bambino un essere sociale a tutti gli effetti.

Lo spazio fusionale(2), luogo fisico e psicologico al contempo, rappresentato dal e nel "nido", accoglie ed avvolge il bambino ed il suo essere, di nuove sensazioni fatte di rapporti, contrasti, prove ed errori, dove gli oggetti diventano mediatori comunicativi e i "disordini" ambientali mezzi di conoscenza. In altre parole, la socialità, esperita e "combattuta" con i pari, permetterà di assottigliare i diversi aspetti della propria personalità, favorirà la conoscenza di sé stessi, degli altri e dell'ambiente in cui si vive e, principalmente, in cui si vivrà.
In un contesto siffatto, appare evidente, che la motricità (e/o, per contro, la sua assenza!), condizionerà enormemente lo sviluppo ed il raggiungimento di tutte quelle tappe maturative che riconosciamo essere, per il bambino, fondamentali. Nell'età preverbale, infatti, esso è, de facto, un essere principalmente motorio.

Lo stesso carattere, e più in generale l'organizzazione del suo pensiero, non può, come avviene per noi "grammatici", essere mediato, ragionato e progettato attraverso il linguaggio: egli non ha ancora quell'opportunità, quello strumento. Nonostante ciò, non possiamo immaginare che il bambino piccolo non "ragioni", non "pensi", non faccia delle "scelte", come facciamo noi; perché effettivamente chi ha potuto osservare dei bambini in un nido, giocare insieme, avrà notato che non n'esistono due uguali: c'è chi è più espansivo, chi più solitario, chi più aggressivo, chi "chiede" e chi "prende", cioè ognuno di loro rappresenta il proprio modus comportamentale, il proprio carattere, che sicuramente sarà la risultante di un vissuto non linguistico, bensì percettivo e soprattutto motorio. L'esperienza del corpo è, in buona sostanza, lo strumento di relazione con l'ambiente che foggia l'iniziale architettura mentale e che farà da solida base per tutti gli apprendimenti successivi.

La motricità è, quindi, al contempo, strumento e luogo di conoscenza e la possibilità d'accesso ad essa è condizione imprescindibile che non può essere disattesa da chi prioritariamente si occupa d'educazione e formazione.

In quest'ottica, la constatazione più o meno generalizzata circa la latitanza dell'esperienza motoria nella realtà didattica italiana, non può che farci riflettere. Primo, per la sua inadeguata consistenza; secondo, per l'approssimazione metodologica e operativa con cui spesso è fornita, laddove esiste.

La scuola, dunque, come agenzia formativa per eccellenza e la motricità, al suo interno, come sicuro volano di formazione.
La riflessione, naturalmente, va, per estensione, anche e soprattutto a tutte quelle situazioni educative in cui la disabilità è oggetto d'attenzione prevalente. La scuola in primis.