Mens sana in corpore sano? - prima parte
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Mens sana in corpore sano? - prima parte

Interconnessione tra sviluppo motorio e intellettivo in condizioni normali e in situazioni di disagio.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Mens sana in corpore sano? - prima parte

La locuzione latina Mens sana in corpore sano, che significa una mente sana in un corpo sano, appartiene a Decimo Giunio Giovenale vissuto tra il 50/65 e il 140 a.C. La satira decima, da cui è tratta, è fondata principalmente a mostrare la superbia e la vanità dei beni materiali come ricchezza, fama, onore ed altri simili, che gli uomini cercano con ogni mezzo di conseguire. Solamente colui che sapientemente interpreta i valori dell'esistenza si rende conto, per Giovenale, che tutto ciò è fuggevole e, spesso, anche rovinoso. In altre parole l'uomo non dovrebbe aspirare che a due beni soltanto, quali la sanità dell'anima e la salute del corpo: queste dovrebbero essere le uniche preghiere da volgere alla divinità, che, sottolinea il poeta più dell'uomo sa di cosa l'uomo stesso ha bisogno.

L'autore dimostra che la felicità nella vita regge su valori essenziali e chi ha un corpo e una mente sani, ha ancora ben poco da desiderare. La felicità, egli dice, dipende come il successo, in massima parte dall'efficienza di questi beni. Chi non ha una mente saggia, egli continua, difficilmente prenderà la via giusta e parallelamente chi ha un corpo debole non sarà mai capace di procedere e resistere a lungo su quella via.

Ora la domanda è: "siamo sicuri della giustezza di queste affermazioni?" O anche: "esiste, oppure no, un limite fra le qualità funzionali dei sensi o degli arti rispetto alla mente?" Friedrich Nietzsche, in "Così parlo Zaratustra" nel passo Dei dispregiatori dei corpi, scrive: "Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami spirito, un piccolo strumento e giocattolo della tua ragione […] Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama . Abita nel tuo corpo. È il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza. Nell'arco della vita l'uomo impara a usare il proprio cervello (che è corpo!), con finezza e capacità. […] Il nostro "io" ha imparato come colloquiare con qualsiasi parte selezionata dalla mente".
È mai possibile che una mente sana si formi esclusivamente in un corpo sano? O che chi possiede delle disabilità fisiche debba rinunciare a priori alla integrità cognitiva? Come già evidenziato in altre occasioni(1) lo sviluppo cognitivo e quello motorio non sono necessariamente interdipendenti ed è inconcepibile pensare che il movimento stesso sia conditio sine qua non per una corretta ed adeguata maturità cognitiva.
Ciò non significa, naturalmente che motricità ed esperienze sensomotorie, in genere, non abbiano valore accrescitivo nella strutturazione dell'architettura mentale e, quindi, del prodotto cognitivo; la teoria del Darwinismo neurale di Edelman(2) esplica in maniera esemplare questo concetto. Significa solo che non è lecito pensare che chi difetta nella motricità non possa raggiungere ugualmente i vertici della maturità cognitiva.

Abbiamo a questo proposito tanti esempi di soggetti con handicap fisici gravi, portatori di grande intelligenza e, per contro, tanti campioni dello sport con dubbie facoltà intellettive!
Una cosa è certa: esistono delle condizioni, fisiche, strutturali, sociali, e così via, particolari che permettono al bambino di crescere in perfetta armonia con gli altri e con l'ambiente circostante, favorendolo verso un percorso formativo ottimale.
Per esempio i bambini con elevato Q.I. (quoziente intellettivo), hanno uno sviluppo motorio più rapido rispetto a coetanei nella norma intellettiva, e questo perché intenzionalità e motivazione all'azione, all'esplorazione, alla scoperta degli spazi circostanti, in loro è stimolo a "fare", a perturbare l'ambiente.

Anche il dialogo tonico con la madre, inteso come stimolazione corporea nelle prime fasi di sviluppo, rappresenta un veicolo prioritario nella strutturazione del sé corporeo e della conseguente motricità.
Per contro l'iperprotezione rallenta e blocca il "piacere sensomotorio" e, conseguentemente, anche la disponibilità all'esplorazione, alla scoperta dello spazio, all'abbandono di quell'egocentrismo specifico che è presente nella prima infanzia e, non per ultimo allo sviluppo motorio stesso.

Oltre a ciò vanno aggiunte, in quanto condizioni favorenti la strutturazione di un adeguato sviluppo, anche le condizioni socio-economiche, culturali, razziali, religiose ecc. in cui i soggetti crescono. Naturalmente a questi indicatori ne vanno aggregati altri: la buona salute, sia fisica sia mentale necessaria per proporre e condurre attività. Infatti è stato dimostrato che i bambini "ospedalizzati" o con lunghi periodi di malattia alle spalle, manifestano dei ritardi per quanto riguarda la strutturazione dello schema corporeo, l'assunzione dei concetti topologici, il raggiungimento di alcune tappe di sviluppo neuromotorio, oltre che il ridotto sviluppo fisico in senso stretto; l'indipendenza e l'autonomia in quanto indicatori di sicurezza ed espansività.