Mens sana in corpore sano? - seconda parte
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Mens sana in corpore sano? - seconda parte

Interconnessione tra sviluppo motorio e intellettivo in condizioni normali e in situazioni di disagio.

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Mens sana in corpore sano? - seconda parte

Tutta l'attività esplorativa dell'ambiente, inteso come spazio sia fisico sia psicologico, dipende dal grado di autonomia che il bambino ha maturato nei confronti della madre e, o, comunque, da quelle figure principali per lui di riferimento. I modelli di attaccamento descritti da Bolwby(1) parlano chiaro in questo senso: gran parte della sintomatologia depressiva infantile deriva proprio da situazioni frustranti vissute nella prima infanzia, soprattutto nei rapporti distorti con le figure genitoriali principali di riferimento; la socializzazione, che favorisce rapporti, confronti e stimoli dall'ambiente. Il percorso emotivo/relazionale che muove dallo spazio fusionale verso l'inserimento al nido ed alle scuole dell'obbligo, permette al bambino di formare le proprie strutture mentali ed i propri comportamenti, anche, e soprattutto attraverso il confronto con gli altri e con l'altruità, intesa questa come modalità esistenziale diversa dalla propria.

Il conflitto tra Io piacere ed Io realtà, inevitabile con l'ingresso nella socialità, genera nel bambino una serie di riflessioni sul proprio modo di essere e di comportarsi che lo formeranno in rapporto agli altri; la catarsi emozionale, attraverso la quale i bambini si liberano delle energie interne accumulate a causa delle tensioni quotidiane. Il gioco in genere, ma quello simbolico in particolar modo, è il principale mezzo per scaricare le proprie tensioni.

Per dirla con Bettelheim "il gioco consente al bambino di risolvere in forma simbolica problemi irrisolti del passato e di far fronte simbolicamente o direttamente a problemi attuali, e costituisce inoltre lo strumento più importante in suo possesso per prepararsi ai suoi compiti futuri".

Ritornando all'"enigma" iniziale, "mens sana in corpore sano?", com'è possibile, allora, coniugare adeguatamente movimento e cognizione? Nel tentativo di giustificazione dell'architettura mentale umana, infatti, si sono nel tempo succedute molte teorie e ipotesi, soprattutto a riguardo della organizzazione delle strutture neurali.
Tra le tante, quelle dei connessionisti con Chomsky e Fodor principalmente, hanno ipotizzato un "insieme ordinato" nervoso, "preconfezionato" e "cognitivamente impenetrabile", che intende moduli autonomi di neuroni costituenti, insieme ad altri moduli, una struttura complessa più generale.

La funzione della vista, ad esempio, è intesa come organizzata da dei moduli collegati tra loro e aventi "singole competenze", come quelli per il riconoscimento delle forme, dei colori, del movimento, ecc. La "rottura" di uno di questi moduli, ad esempio quello per il riconoscimento dei colori, determinerebbe, quindi, la scomparsa non della visione generale ma, "solamente", della capacità di distinguere le diverse tonalità cromatiche, in altre parole il daltonismo.
Questa teorizzazione, come sempre accade, è da alcuni accettata e da altri, invece, confutata. G.M. Edelman, con la sua teoria della selezione dei gruppi neurali (TSGN), infatti, ci disegna un'altra organizzazione delle funzioni cerebrali altrettanto interessante.
Partendo dall'ipotesi che le funzioni cerebrali si formino attraverso un processo selettivo, secondo Edelman, bisogna essere in grado di conciliare la variabilità strutturale e operativa del cervello con il bisogno di chiarire la sua capacità di categorizzare.

Per questo la sua teoria presenta delle particolarità fondamentali: concorda con i dati dell'evoluzione e dello sviluppo; rende conto della natura adattiva delle risposte alle situazioni nuove; mostra come le funzioni cerebrali crescano in armonia con quelle del corpo, seguendone i cambiamenti dovuti alla crescita e all'esperienza; rende conto dell'esistenza di mappe cerebrali, della loro funzionalità e dei loro cambiamenti; spiega come si arrivi ad una risposta integrata, partendo da molteplici mappe, e come da queste si giunga alla generalizzazione delle risposte percettive anche in assenza del linguaggio. Infine, la teoria di Edelman rende conto della comparsa delle diverse forme di categorizzazione percettiva e concettuale, della memoria e della conoscenza.