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I ragazzi presentano gradi diversi di serietà e gravità, i loro comportamenti sono legati dal comune denominatore della paura che si esprime in modalità differenti. Gli sport come la pallacanestro può aiutare a superare paure e problematiche di diversa na

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C'è poi il Baskin (Basket Integrato), sport nato a Cremona, che mette incampo giocatori normodotati e giocatori con qualsiasi tipo di disabilità(fisica e/o mentale, purché consenta il tiro a canestro) e permette l'uso di duecanestri laterali più bassi, la possibilità di sostituire la palla standard dapallacanestro con una più piccola e leggera, due aree protette per il tiro aicanestri aggiuntivi e in generale stabilisce regole diverse per ognuno deicinque diversi ruoli.

I ruoli vengono assegnati attraverso una classificazione che si avvale divalutazioni derivanti da informazioni tecniche ottenute grazie a test specificiche riguardano sia la componente motoria (se il ragazzo è in grado di correre e/o deambulare autonomamente), sia la componente tecnica (se ilragazzo è in grado di palleggiare, di tirare al canestro regolamentare).

Per intenderci meglio: i ruoli contrassegnati sulla maglietta con un numerostampato a destra di quello identificativo del giocatore, sono 5.

RUOLO 1

  • giocatore disabile
  • non autonomo negli spostamenti (anche in carrozzina)
  • riesce a tirare staccando la palla da una mano con una traiettoria parabolica anche se minima

RUOLO 2

  • giocatore disabile
  • ha la possibilità di spostarsi autonomamente solo deambulando (se in carrozzina si aiuta da solo)
  • non possiede la corsa
  • ha la possibilità di fare due palleggi (anche se non consecutivi)
  • può tirare nel canestro laterale alto da almeno tre metri di distanza con una o due mani

RUOLO 3

  • giocatore normodotato o disabile
  • autonomo negli spostamenti, possiede la corsa (anche non fluida)
  • il palleggio (ma non continuato)
  • il tiro nel canestro tradizionale

RUOLO 4

  • giocatore normodotato o disabile
  • possiede, cammino e corsa fluida
  • palleggio in corsa continuato
  • non possiede l' entrata in terzo tempo (sbagliando il movimento tre volte su quattro)

RUOLO 5

  • giocatore in grado di correre e camminare fluidamente
  • in possesso dei fondamentali della pallacanestro

NB: i ruoli intermedi (ruolo 3 e 4) hanno possibilità o limitazioni a metàstrada tra i ruoli 1, 2 e 5, in ogni caso ciascun giocatore può marcare sologli avversari con un numero uguale al suo, giocando così sempre ad armipari.

Altre applicazioni

Anche se l'argomento principale è il trattamento dell'autismo, lapallacanestro rappresenta la disciplina di squadra ideale per un mondo comequello della disabilità mentale, caratterizzato da persone molto diverse percapacità ed esigenze (Calamai, 2008); la pallacanestro può essere utilizzatanon solo con ragazzi autistici, ma anche con ragazzi psicotici, con soggettiaffetti da sindrome di Down e da paralisi cerebrale infantile.

Pallacanestro e ragazzi psicotici

Questi ragazzi presentano gradi diversi di serietà e gravità, i loro comportamenti sono legati dal comune denominatore della paura che si esprime in modalità differenti.

C'è chi manifesta la propria angoscia con comportamenti aggressivi verso disè; chi l'esprime come energia negativa verso se stesso e verso gli altri;oppure c'è chi esprime la propria paura con passività eccessiva, attraversouna apparente assenza dal mondo, manifestando uno sguardo oun'espressione che incutono timore agli altri per tenerli lontani.

I casi sono diversi, ma l'atteggiamento dell'istruttore verso di loro deveessere comune: è necessario un corteggiamento fatto di stima e di fiducia,ma più deciso di quello usato con gli autistici; bisogna scuotere eincoraggiare lo psicotico che ascolta e teme non l'istruttore, ma se stesso, leproprie presunte incapacità.

L'atteggiamento dell'istruttore deve essere determinato, per dimostrare dinon temere le loro angosce e di saper affrontare le loro paure conconvinzione. I ragazzi psicotici hanno timori e a volte terrori interni che poisi riflettono su oggetti, persone o situazioni esterne; è importante nel giococon loro una decisione ferma che non respinga, ma li guidi, soprattuttoquando si perdono nei meandri delle loro angosce e nella loro certezza dinon riuscire. Lo psicotico fa più paura dell'autistico, che tante volte siautoesclude e disturba poco, se non lo si vuole coinvolgere.

È più 'comodo' considerare erroneamente lo psicotico un giocatore non tantocapace che invece può fare molto, perché ha una riserva di energia positivache può essere trasferita e trasformata in azioni positive a livellocomportamentale e di gioco.

Pallacanestro e ragazzi Down

I ragazzi Down hanno rappresentano una popolazione molto variegatasoprattutto per età e grado di deficit cognitivo. Ad ogni modo l'approcciodell'istruttore con loro deve essere semplice, perché bambini e adulti affettida questa patologia sono assai disponibili verso gli altri e impegnati nellavoro e se la comunicazione riesce ad essere efficace si possono ottenereottimi risultati; desiderano essere trattati con serietà e allo stesso tempo conseverità, se percepiscono che questi insegnamenti con modalità di disciplinaanche piuttosto rigida sono giustificate dalla volontà di farli migliorare.

Per questo il compito dell'allenatore che si confronta con loro è facilitato:l'importante è essere veri, guardare i ragazzi Down con sincerità, proporreesercizi concreti, farli sentire importanti per il gruppo e per gli istruttori.(Calamai M.)

Devono sentire che l'allenatore ha fiducia nelle loro capacità per dare ilmeglio di sè; il lavoro tecnico deve tenere conto delle buone doti fisiche dicui mediamente dispongono e dell'eccellente capacità imitativa di cuidispongono. Un buon metodo di lavoro è indicare un esercizio, dimostrarnebrevemente modalità e obbiettivi e poi affidarne la prosecuzione ai ragazziDown, lasciando che siano loro a guidare il gruppo; sono ottimicapisquadra, coscienziosi e responsabili, di fatto dei veri assistenti –allenatori.

Così coinvolti rappresentano la spina dorsale del gruppo e favoriti da unasensibilità non comune, che permette loro di leggere il cuore dei compagni,ne costituiscono la vera anima.

Pallacanestro e ragazzi con paralisi cerebrale infantile

Con i ragazzi spastici, diversi per età, sesso e gravità personale disituazione, il primo impatto non è difficile: i problemi vengono subito dopo. L'impegno non fa loro difetto perchéprovano il contatto con la palla, tentanotimidi passaggi agli altri, anche se con poco brio e con un atteggiamento dicuriosità distaccata; sono presenti, anche se titubanti, incerti e a voltemeccanici nella gestualità.

Con il tempo la loro partecipazione diventa più attiva, concreta, serena,insieme alla scoperta che il loro sforzo fisico e la loro fatica hanno unpremio semplice ma importante, il piacere di un gioco, la gioia di undivertimento collettivo, la soddisfazione di un impegno magari gravoso, mafinalizzato ad un piacevole risultato immediato: il segreto dellapartecipazione rientra nel piacere, nel divertimento legato a un canestrorealizzato. (Calamai M.)

Da qui nasce l'atteggiamento dell'istruttore sportivo nei confronti di ragazzicolpiti da questa patologia, che sono costretti a convivere con un corpo chepoco risponde ai comandi della mente, per questo sono restii ad usarlo senzamotivazioni precise: l'approccio deve essere serio, così come deve essereconcreta la proposta tecnica di lavoro. (Calamai M.)

Con il basket, gli spastici scoprono la possibilità di usare quel corpo neglettoin un modo per loro nuovo, fanno fatica ma riescono ad ottenere risultatitangibili, partecipando ad un gioco di movimento dal quale solitamentevengono esclusi in partenza.

Pallacanestro e ragazzi 'indefinibili'

Ci sono anche dei ragazzi non facilmente identificabili nella loroproblematica e catalogabili secondo le precedenti categorie, molti sonotrasversali a tante problematiche e presentano difficoltà di natura diversa.

L'allenatore, deve essere più vero e appassionato nel rapportarsi piuttosto che freddo e preparato tecnicamente, per prima cosa dovrà saper ascoltare iloro bisogni, capirli, intuirli, poi dovrà tenere a mente due semplici concetti:il primo riguarda il fatto che questi ragazzi, con molta superficialità,vengono definiti 'matti', questo gratuito e ingiusto epiteto và a bollarli edescluderli, mentre valutandoli per come sono realmente, spaventati eimpauriti, basterebbe per creare un corretto contatto con loro; il secondoriguarda le modalità di lavoro, perchéa questi ragazzi non interessanoesercizi tecnico – fisici fini a se stessi, bensì la passione, l'entusiasmo,l'energia, l'amore e la vitalità mostrati dagli adulti che giocano e lavoranocon loro sul campo.