Condivisione teorico – pratica di un'esperienza
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Condivisione teorico – pratica di un'esperienza

Conoscenza del gruppo; Conoscenza dei singoli; Imparare a programmare in riferimento alla realtà dove si opera, alle caratteristiche dei ragazzi, definizione obiettivi: Mentali; Fisici; Tecnici; Tattici.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Condivisione teorico – pratica di un'esperienza

Ho avuto la fortuna, per un certo periodo, di poter partecipare e condividere "l'esperienza canestroverso", dove il lavoro degli allenatori parte dal modo in cui loro stessi, per primi, concepiscono la loro figura e dal modo in cui vivono questo ruolo, questa è praticamente la base di sviluppo per l'attività del gruppo di "canestroverso".

Ho potuto vedere come 'nasce e cresce' il lavoro di uno staff che hapartecipato, e tuttora partecipa, ad una formazione e preparazione chepermette loro di relazionarsi al meglio con lo spettro dell'autismo senzapaura, con la necessaria serenità e qualche competenza in più, senza peròperdere di vista l'ipotetica forza del gruppo: passione, capacità di emozionee la consapevolezza (speranza) che il nostro gioco può fare qualchemiracolo.

Teoria-Struttura

Come nasce e si sviluppa la programmazione in un grupposquadra così speciale

Il primo aspetto riguardante la programmazione, quando è riferito agli atletigiovani e come in questo caso speciale, deve avere un orientamento di lungoperiodo e quindi proiettare nel futuro il raggiungimento di determinatiobiettivi, pertanto deve rispettare le diverse fasi che caratterizzanol'allenamento, per favorire la crescita corretta degli allievi.

Corretto utilizzo del "modello di prestazione":

  • E' riferito ad atleti di altissimo livello;
  • Non tiene conto di eccezioni vincenti;
  • Non focalizza l'attenzione sui possibili impedimenti allarealizzazione di una prestazione.

Nello specifico di "canestroverso" i referenti tecnici del progettohanno fatto la stessa operazione, tenendo chiaramente conto deisuggerimenti degli esperti e producendo quest'idea: applicare lasfida della pallacanestro (vita virtuale e reale) alla sferadell'autismo.

  • Il team di canestroverso è la mia nazionale!
  • Guardare le cose dalla parte dell'allievo;
  • Sviluppare l'essere, il sapere, il saper fare e il saper far fare aimassimi livelli;

Quindi gli obiettivi:

  • Educazione all'ascolto;
  • Aumento dei tempi d'attesa;
  • Riconoscimento ed esecuzione di alcuni semplici comandi;
  • Capacità di memoria e di imitazione;
  • Autonomia nelle routine di ingresso ed uscita dalla palestra.
  • Conoscenza del gruppo;
  • Conoscenza dei singoli;
  • Imparare a programmare in riferimento alla realtà dove siopera, alle caratteristiche dei ragazzi che si presentano nellenostre palestre senza incorrere in estremismi dannosi e pocoproduttivi che incidono negativamente sugli apprendimenti.

Definizione obiettivi: Mentali; Fisici; Tecnici; Tattici.

Mezzi e metodiche di lavoro:

  • strutture disponibili
  • orari
  • materiale
  • avvenimenti
  • metodologia e stile di insegnamento

Attuazione:

Ogni stagione si divide in tre grandi periodi: preparazione,agonistico – competitiva, post – season.

Quando si fa riferimento ai giovani, è più corretto parlare di programmazione pluriennale e, nello specifico dei giochi disquadra come la pallacanestro, di allenamento pluriennale.Le caratteristiche di questi grandi periodi di allenamento nondevono tener conto solo delle logiche delle gare, ma dellosviluppo e dell'apprendimento di capacità e abilità che inqualche modo costituiscono le basi della prestazione futura.

I giovani, se il lavoro si sviluppa nel pieno rispetto delle lorocaratteristiche e della gradualità dei loro sviluppi, non hannobisogno di periodi particolarmente lunghi di riposo, mapossono tranquillamente utilizzare il tempo fuori dagliallenamenti strutturati per praticare diverse disciplinesportive o migliorare alcune abilità tecniche (essere i miglioriallenatori di se stessi !)

  • Programma mensile.
  • Programma settimanale.
  • Programma giornaliero.
  • Competizioni.

Macrocicli, mesocicli e microcicli di lavoro, devono avere dellelogiche interne ed esterne, per cui, queste logiche, devono esserearmoniche rispetto alla loro specificità, ma anche tener conto diquello che si fa negli altri periodi.

Verifica e valutazione: autovalutazione e valutazione.

L'allenatore in azione con lo staff

Partiamo dal presupposto che l'allenatore si deve identificare in tre parole: "ESSERE, SAPERE E SAPER FARE".

Il suo 'ESSERE' fa riferimento alla personalità e al ruolo direttamentecollegato alla sua capacità di relazionarsi con: a) con se stesso b) con la propria ambizione c) con il presente: - Società di appartenenza d) sistema e) proprio gruppo

Il suo 'SAPERE' fa invece riferimento alla metodologia e allo stilerelativamente a: a) aspetto relazionale b) aspetto mentale c) aspetto fisico d) aspetto tecnico-tattico

L'essere e il sapere vanno quindi a determinare il suo 'SAPER FARE',la forza dell'allenatore sta proprio nella capacità di instaurare unrapporto virtuoso per poter favorire apprendimenti efficaci,rispondendo alle esigenze e ai bisogni che gli allievi di volta in voltapropongono.

  • educazione (i sistemi e i principi educativi del passatoerano riferiti alle strutture di tipo patriarcale e gliobiettivi pur diluiti avevano dei riferimenti chiaririspetto al futuro; adesso probabilmente bisognaeducare alla flessibilità, aspetto determinante pervivere efficacemente la vita nelle diverse situazionioperative);
  • favorire negli allievi lo sviluppo di consapevolezza,responsabilità e autonomia;
  • sistema del bastone e della carota (se alleniamo dellepersone ad essere degli asini non bisognasorprendersi quando manifesteranno caratteristichetipiche);
  • facilitatori di apprendimento;
  • consiglieri;
  • la mente, ovvero la chiave per aprire e sviluppare ipercorsi di apprendimento, la metodologia che puòaprirli o chiuderli;
  • differenza tra richiesta e comando;
  • misto, globale, analitico.

Ma un allenatore deve anche essere in grado di:

  • osservare, analizzare le situazioni, ascoltare;
  • programmare, decidere cosa fare in base alle situazioni,focalizzazione degli obiettivi;
  • gestire una progressione didattica, realizzare un programma;
  • valutare.

L'allenatore, dovrà chiarirsi alcuni dubbi (l'atleta è in grado, corre dei rischi,è motivato, l'abilità è davvero importante, sono disponibili tempo eattrezzature necessarie), dopodiché potrà selezionare gli obiettivi didattici generali e specifici che dovranno necessariamente essere:

  • inali;
  • legati alla prestazione, o nel caso specifico dei bambiniautistici gradualmente indirizzati all'esecuzione di certi gesti,all'assunzione di determinate posture e al rispetto di tempi emodalità esecutive;
  • specifici, misurabili, raggiungibili, realistici, ben organizzatitemporalmente, impegnativi;
  • ben focalizzati, attinenti, etici;
  • condivisi.

Dato che l'obiettivo dell'allenatore rimane la crescita dei ragazzi, che spessogli affidano la realizzazione dei loro sogni e la soddisfazione dei lorobisogni, non si può fare a meno di fare una riflessione che contempli il loromondo, che in fin dei conti fa parte di quello di noi allenatori e che spesso èdeterminato dalle scelte delle nostre generazioni precedenti; quindi bisognaconsiderare alcuni aspetti:

  • socio – culturale: non bisogna essere nostalgici anzi, bisognaessere pienamente inseriti nel tempo senza perdere di vista ilfatto che, se qualcosa "ha valore", bisogna essere capaci dinon farlo passare di moda.
  • emotivo – emozionale: proposte che una scuola di sport, unallenatore devono oggi fare, devono essere particolarmenteintriganti ed esaustive di bisogni che le nuove generazioniesprimono continuamente, dove i contenuti devono esseresupportati da metodologie coinvolgenti perché il giovaneallievo possa sentirsi coinvolto come attore principale nel suoprocesso di apprendimento.
  • fisico – tecnico: studio di parametri antropometrici, forza eprensilità, VO2 Max (capacità polmonare), capacitàcoordinative, individualismo esasperato.

Un altro aspetto molto importante di cui tenere conto, sono gli esempi visiviai quali oggi i ragazzi e noi allenatori possiamo accedere con molta facilità,78ricordandoci sempre che "un immagine vale più di 10, 100, 1000 parole".Bisogna evitare di eccedere in atteggiamenti limitativi rispetto alle iniziativeche i ragazzi possono prendere, cercando di emulare campioni cheosservano e vedono continuamente, perché in questo modo potremmofrustrarne le iniziative e impedire di far venire fuori quello che hannodentro; piuttosto dobbiamo essere in grado di mediare questi aspetti per farsi che non si sentano sminuiti eccessivamente se non riescononell'esecuzione di gesti impegnativi, stimolandoli ad essere "campioni di sestessi".

L'allenatore deve essere in grado di presentare giochi e situazionicaratterizzati da praticità, semplicità, funzionalità e creatività; devestrutturare dei percorsi allenanti che tengano conto del tempo totale adisposizione (spesso il ragazzo che frequenta la palestra ha a disposizionedalle 2 alle 3 ore settimanali) e per questo semplificare il lavoro,individuando logiche significative del gioco (come funziona), compiti deisingoli rispetto a queste logiche (cosa faccio quando…in riferimento allesincronie di 1 c 1 con e senza palla) e gli strumenti fondamentali devonoessere appresi in funzione di queste logiche senza l'esasperazione di untecnicismo fine a se stesso.