Deficit nella costruzione dello schema corporeo - seconda parte

Nell'ambito degli studi svolti sui deficit dello schema corporeo, una particolare attenzione è stata rivolta alla dominanza laterale, quindi a come varia la lateralità nei soggetti autistici.Nei soggetti autistici queste percentuali cambiano

Deficit nella costruzione dello schema corporeo - seconda parte

Deficit schema corporeo

Nell'ambito degli studi svolti sui deficit dello schema corporeo, unaparticolare attenzione è stata rivolta alla dominanza laterale, quindi a comevaria la lateralità nei soggetti autistici.

La lateralizzazione è il processo mediante il quale la dominanza emisfericacerebrale si esprime a livello corporeo ed è il processo mediante il quale, diconseguenza, si ha una maggiore efficienza di una parte del corpo rispettoall'altra.

È un processo innato che comincia a manifestarsi intorno ai due – tre anni edovrebbe concludersi e stabilizzarsi con la definizione dello schemacorporeo, intorno ai sei – sette anni.

Si parla di lateralizzazione per la mano, il piede, l'occhio, l'orecchio e pertutti gli organi che presentano una distribuzione emisomatica. Essa, però,non è sempre così lineare e armonica in tutta la porzione del corpo in cui sievidenzia; quindi, per esempio, essere destrimani non implica unadominanza di tutta la porzione destra del corpo. Esiste infatti un fenomenodetto "lateralità crociata" che consiste nell'avere diverse "lateralità" perdiverse parti del corpo (Cerbo e coll., 2010).

Anche se mancano dati certi, viene supposto che questa asimmetriamorfologica e funzionale tra gli emisferi cerebrali definita "lateralitàcrociata" costituisca la base delle loro differenti competenze linguistiche edella dominanza manuale (Porac e Coren, 1981; Geschwind, Galaburda,1987).

Dalle ricerche che sono state effettuate nel corso degli anni è emerso che il90% della popolazione mondiale risulta destrimane. Di questa percentuale, il 96% possiede l'area cerebrale deputata al linguaggio nell'emisfero sinistro,e la rimanente percentuale in quello destro o in entrambi gli emisferi. Ilrestante 10% della popolazione mondiale risulta mancina.

Di questa percentuale, il 70% possiede l'area deputata al linguaggionell'emisfero sinistro, il 15% in quello destro, e ancora l'altro 15% inentrambi gli emisferi. Nei soggetti autistici queste percentuali cambiano;infatti: il 30 – 40% dei bambini autistici mostra una dominanza mista, il 15– 20% un mancinismo, percentuale quindi molto più alta se confrontata allapercentuale del 90% dei destrimani nella popolazione mondialenormodotata (Cerbo e coll., 2010).

Sul concetto di lateralizzazione diversi psicomotricisti hanno formulatovarie ipotesi.

  • Delacato, alla fine degli anni '50, ipotizza che l'atipicalateralizzazione emisferica potrebbe derivare da un dannocerebrale in grado di rallentare o addirittura arrestarel'acquisizione del linguaggio (Delacato, 1959).
  • Annett, nel 1970, Feinetal nel 1984 e Satzetal, nel 1988, ipotizzano che uno sviluppo ritardato dovuto adanneggiamenti cerebrali precoci ha impedito ai soggettiautistici di effettuare una preferenza manuale.
  • Tsai nel 1983 e Soperetal, nel 1984 hanno suggerito chel'aumentata prevalenza della manualità ambigua nellapopolazione autistica potrebbe essere il risultato di un dannocerebrale bilaterale.
  • Hauseretal, nel 1975 e Bryson, nel 1990 affermano che unadisfunzione dell'emisfero sinistro può causare un cambiodalla "naturale" preferenza della mano destra alla manosinistra.

Dawson e colleghi (1982) per primi e successivamente anche altripsicomotricisti, hanno osservato come, in bambini autistici con dominanzamista si ottengono punteggi più bassi su una varietà di compiti cognitivi,rispetto ai bambini autistici con mano dominante (Feinetal nel 1984,Soperetal nel 1986 e Tsai, nel 1982 Cerbo e coll., 2010).

A questo riguardo, è stato effettuato uno studio dal Centro di RiferimentoRegionale dell'Autismo all'Aquila (2010).

L'ipotesi di lavoro è partita da uno studio preliminare regionale che harivelato che la maggior parte dei bambini con disturbi specificidell'apprendimento (DSA) che sono stati presi in considerazione nel periododal 2005 al 2009, presentava una scarsa lateralità periferica.

Lo scopo di questo studio, partendo dall'ipotesi di una possibile differenzanei soggetti autistici rispetto ai soggetti normodotati nella dominanzaemisferica riscontrabile a livello periferico, è quello di valutare ladominanza laterale motorio – prassica, che potrebbe essere considerataresponsabile di una performance peggiore nelle prove motorie in bambinicon DSA.

Inoltre, altro scopo dello studio è valutare come la diversa lateralitàperiferica del gruppo con DSA, possa essere correlata anche alle difficoltàlinguistiche e comunicative proprie di questo disturbo, suggerendo, diconseguenza, che entrambe le abilità possano essere sottese ad uno stessocontrollo cerebrale.

I soggetti dello studio sono stati sottoposti a due test, di cui uno elaboratodai ricercatori del centro, che indagano la lateralità corporea, e cheprevedono prove transitive e rappresentative.

A questo proposito è stata elaborata una tabella nella quale sono elencate leazioni che i soggetti sottoposti a valutazione devono compiere, alle qualiviene attribuito un punteggio.

Al fine di verificare la sensibilità dello strumento, accanto alla griglia è statosomministrato il questionario Edinburgh per la manualità (Oldfield, 1971).

L'utilizzo di queste prove si prefigge un duplice obiettivo:

  • ricevere informazioni sulla capacità di organizzazione del movimento in base alla rappresentazione mentale del gesto
  • indicare il lato dominante a prescindere dalla presenza reale dell'oggetto.

I risultati ottenuti in questo studio dimostrano come i bambini con DSAabbiano un'alta percentuale di disomogeneità nella scelta del lato del corpoper l'esecuzione dei compiti. In particolare l'87% di loro non presenta unalateralità definita.

Lo stesso studio, effettuato su un gruppo di soggetti sani, ha evidenziato chepresentano invece una coerenza laterale pari all'82%.

Grazie ai risultati dello studio, è stato possibile affermare che si ha unamaggiore compromissione del quadro clinico nei bambini con lateralità nondefinita rispetto ai soggetti con lateralità definita.

Questi dati preliminari conducono all'ipotesi della presenza nell'autismo diuna disconnessione comunicativa tra i due emisferi cerebrali (Tsai, 1983;Nyden e coll., 2004) cioè non a un danno di uno dei due emisferi, quantopiuttosto ad una mancanza di comunicazione interemisferica che impedisceal gesto / azione di acquisire significato.

"La capacità di costruire e mantenere relazioni necessita infatti di una buonaintegrazione tra i due emisferi, in quanto questi sistemi possono mostrare illoro pieno potenziale solo in equilibrio dinamico" (Cozolino, 2008).

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