Gli interventi rieducativi nell'autismo - seconda parte
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Gli interventi rieducativi nell'autismo - seconda parte

La seconda terapia, "traditional occupational therapy", prevede una serie di attività controllate designate a promuovere le abilità nel contesto del lavoro, del gioco e dei comportamenti adattativi.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Gli interventi rieducativi nell'autismo - seconda parte

Non è possibile fare a meno di ricordare quanto scrive John RichardStephens e cioè che: "gli esseri umani trascorrono molto tempo tentandostrenuamente di rendere la loro vita felice. Essi tendono a rifugiarsi nel loropiccolo mondo. Li confonde il fatto di non sapere di che cosa hanno bisognoe che cosa vogliono. I cani non hanno questo problema. Loro sannoesattamente che cosa li rende felici: fare qualcosa per qualcuno. Mettono inatto quello che sono in grado di escogitare per compiacere i loro compagniumani, ed ogni segnale del fatto che hanno avuto successo li rende moltofelici" (Massineo e coll., 2002).

Molti studi sono stati effettuati riguardo degli interventi rieducativi aventimaggiore valenza e maggiori risultati riguardo alle anomalie sensoriali emotorie presenti nell'autismo.

In particolare, nello studio effettuato da Geraldine Dawson e Renee Watling,"intervention to facilitate auditory, visual, and motor integration in autism: areview of the evidence", viene presa in considerazione l'efficacia di tre tipidi interventi volti a migliorare queste anomalie: la terapia dell'integrazionesensoriale; terapia tradizionale occupazionale e integrazione dellaformazione uditiva.

La prima "sensory integration therapy" è basata sulla teoria di Ayres cheenfatizza la relazione tra le esperienze motorie e sensoriali e le performancecomportamentali. Le strategie d'intervento prevedono l'utilizzo di esperienzesensoriali pianificate e controllate fra cui, ma non solo, quella vestibolare,propriocettiva e somatosensoriale così come oscillazioni, pressione dicontatto e stimolazioni tattili. Le attività sono dirette ad accentuare laproduzione di risposte funzionali e adattative agli stimoli sensoriali.

La seconda terapia, "traditional occupational therapy", prevede una serie diattività controllate designate a promuovere le abilità nel contesto del lavoro,del gioco e dei comportamenti adattativi.

La terza "auditory integration therapy", creata da Berard e Tomatis nel1993, prevede solitamente 10 ore di ascolto di musica modificataelettronicamente emessa da cuffie per la durata di 2 ore e mezzo persessione per oltre 10 giorni. Questa tecnica si avvale di un dispositivo cheusa filtri per smorzare le frequenze alle quali gli individui sono ipersensibili.La musica filtrata viene modulata smorzando le alte e basse frequenze.

I risultati di una ricerca a livello nazionale indicano che la terapiaoccupazionale è una componente comune nei programmi di intervento neibambini con autismo (Watling e coll., 1999), in quanto indice dimiglioramenti nell'attenzione, nel gioco, nella coordinazione e nell'abilitàmotoria fine. Altre aree incluse sono la cura di sè stessi, l'abilità nei rapportirelazionali di lavoro e abilità nella vita indipendente.

Nel caso di questa terapia e della terapia di integrazione sensoriale esistonoperò così pochi studi da non poter trarre delle conclusioni attendibili.

Altri studi sono stati effettuati applicando metodologie diverse per iltrattamento dei bambini autistici. Fra questi si riporta lo studio effettuato daMarco Valenti e collaboratori su un gruppo di bambini e adolescenti conautismo in una comunità italiana (Valenti e coll., 2010).

L'obiettivo di questo studio è descrivere il risultato di un trattamentocomportamentale della durata di 2 anni in cui bambini e adolescentivengono sottoposti a terapia in un centro specializzato nel trattamento dellapatologia autistica, dove vengono sondate le capacità di ognuno e dovevengono assegnate delle regole che devono poi seguire a scuola e a casa.Viene poi valutato il livello di soddisfazione della famiglia rispetto alleattività svolte.

Sono stati coinvolti 60 ragazzi con età compresa fra i 4 e i 18 anni (20femmine e 40 maschi) che frequentavano in maniera semi – residenziale ilcentro di rieducazione per autismo in Abruzzo. Venivano seguiti e le lorofunzioni adattative venivano valutate sia all'inizio della terapia che dopo 1 e 2 anni usando la Vineland Adaptative Behaviour Scales (VABS), scala divalutazione del comportamento adattivo.

Questa scala prevede una serie di domande da rivolgere ai genitori, in basealle quali viene definito il livello di sviluppo del bambino nelle seguentiaree: comunicazione, attività quotidiana, socializzazione, motricità.

La soddisfazione dei familiari veniva valutata usando la "OrbetelloSatisfaction Scale for Children and Adolescent Mental Health".

Per ogni partecipante, veniva valutata e osservata la capacità di migliorare ilproprio comportamento dopo accurata osservazione diretta tramite laverifica di osservatori esterni. Una prima valutazione è condotta perdeterminare le competenze che il soggetto possiede oppure no.

In base ai dati che emergevano da questa valutazione iniziale venivanoselezionati gli obiettivi del trattamento personale e veniva redatto uncurriculum che elencava le competenze in tutti i campi (imparare adapprendere, la comunicazione sociale, l'apprendimento scolastico, la cura dise stesso, la capacità motoria, il gioco ecc). L'obiettivo generale era quellodi aiutare ogni soggetto a sviluppare abilità che gli permetteranno di averenel futuro una vita indipendente.

Le istruzioni e le richieste, i "premi" e i materiali utilizzati per sviluppare leabilità sono adattate per singolo soggetto. Tutto quanto appreso nel centrodove si svolgeva l'attività doveva essere poi riportato nello svolgimentodella vita quotidiana esterna.

L'aumento dei punteggi VABS e le abilità migliorate eranosignificativamente diverse nei bambini piuttosto che negli adolescenti e neimaschi piuttosto che nelle femmine. Per esempio, nei bambini maschi siavevano miglioramenti nella comunicazione verbale, nello svolgimentodelle attività della vita quotidiana e nelle capacità motorie; negli adolescentimaschi invece si avevano miglioramenti solo nella socializzazione.

Per quanto riguarda le femmine invece, è stato riscontrato un incrementodella socializzazione e delle abilità motorie e nelle adolescenti buonirisultati si ottenevano nei settori della vita quotidiana, della socializzazionee nelle abilità motorie. Il livello di soddisfazione degli utenti è risultatoessere sostanziale, anche quando il programma era iniziato da poco.

Ci sono tecniche rieducative per i disturbi psichici e della socialità comel'autismo, i cui risultati sono ancora tutti da comprovare e la cui metodologiaè molto contestata, nonostante siano tecniche largamente diffuse efortemente sospinte soprattutto dai media, come ad esempio "Delfino –terapia" e il "Packing".

Nella Delfino – Terapia (DAT) il primo aspetto negativo è quello di esporreuomini e delfini a dei rischi (prima di entrare in contatto con i delfini è beneassicurarsi di rispettare tutte le norme igieniche del caso per evitare che lemalattie dell'uomo contagino gli animali e viceversa, bisogna inoltrarispettare questo mammifero, al servizio dell'uomo per aiutarlo adaumentare la qualità della vita e la sua salute, ma che però non va sfruttato eprivato della sua natura), il secondo è l'inutile depauperamento delle finanzedi chi ripone le sue speranze in questo trattamento e terzo, l'alimentazione diun commercio che si basa sulla crudele pratica di strappare al mare i delfiniper rinchiuderli in una vasca, esponendoli a notevoli perdite durante ilprocesso di cattura e trasporto (spesso si arriva alla morte dell'animale, negliUSA il problema è stato risolto con animali d'allevamento), a gravi rischi incattività e ad una condizione di vita incompatibile con la loro natura ( "se lagente sapesse cosa c'è alle spalle del delfino che vede nuotare nella vasca,non credo avrebbe più voglia di immergersi" dichiarazione della Dott.ssaMarino).

Anche se questa metodologia rientra nella pet – therapy, che ha mostrato lasua efficacia, c'è da sottolineare come l'analisi effettuata dagli esperti (LoriMarino, Docente di Neuroscienze e Biologia Comportamentale – ScottLilienfeld, Professore del Dipartimento di Fisiologia della Emory University), ha portato a critiche molto severe.

La prima, di carattere metodologico, ha evidenziato come non esistanomiglioramenti, se non transitori, nell'umore dei pazienti; la seconda è di tipoetico e vuole andare a contrastare la crescente popolarità di questa 'terapia'che, nella migliore delle ipotesi, rallegra solamente nel breve periodo senzaportare ad effetti stabili e conduce ad una sola certezza riguardante i rischiper tutti gli esseri coinvolti.

Il Packing, altra presunta terapia, consiste nell'avvolgere il soggetto, vestitosolamente con la biancheria intima, in asciugamani imbevuti di acqua fredda(a 10° - 15° C) per parecchie sedute settimanali; durante queste sedute, delladurata di 45 minuti ciascuna, il soggetto, assistito da 2 / 4 persone, vieneinterrogato dal terapeuta per poi essere avvolto in coperte per rialzare latemperatura corporea.

Secondo i suoi fautori, la pretesa finalità di questa tecnica consiste nelliberare progressivamente il soggetto dai meccanismi patologici di difesa, daansie arcaiche, attraverso il raggiungimento di una migliore percezione eintegrazione del proprio corpo, ed un crescente senso di contenimento.

Questa 'terapia'trova le sue origini nelle idee di Ewen Cameron (Presidentedell'Associazione Psichiatrica Americana negli anni '50), il cui lavoro fusostenuto e finanziato dalla CIA durante la guerra fredda; l'idea della"regressione allo stato neonatale" sulla quale si basa questo tipo ditrattamento, è stata anche la base "etica" per giustificare le strategie ditortura utilizzate dai servizi segreti americani e dalle polizie politiche in Cilee Argentina.

Le critiche più dure sono sorte in primo luogo, dopo aver capito l'originecruenta del trattamento e in secondo luogo dopo aver appreso che in alcunezone del mondo, in particolare nei paesi francofoni, per molti bambini eadolescenti con disturbo dello spettro autistico, principalmente nelle formecon gravi problemi comportamentali, si raccomandava e si applicava la sopracitata terapia del "packing".

Fortunatamente, questo tipo di terapia è stata stigmatizzata ufficialmenteattraverso una lettera dei relatori invitati al IX Congresso Internazionale diAutism – Europe:

"i medici e le famiglie di tutto il mondo dovrebbero considerare immoralel'uso di questo approccio. Inoltre, questa cosiddetta 'terapia', ignora leconoscenze scientifiche attuali sui Disturbi dello Spettro Autistico ed è incontraddizione con i parametri che caratterizzano gli interventi basatisull'evidenza e con le Linee Guida per il trattamento pubblicate negli StatiUniti, Canada, Regno Unito, Spagna, Italia, Ungheria, Australia ecomporta il rischio di impedire a bambini e adolescenti con autismol'accesso ai propri diritti umani, di salute e di educazione."

IX Congresso Internazionale di Autism – Europe, Catania 8 – 10 ottobre 2010.