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Attuale classificazione del ritardo mentale
L'attuale metodologia di classificazione del ritardo mentale, esame delle capacità cognitive, strumenti di indagine e fattori eziologici.
ritardo mentale, percezione, QI
Attualmente, la classificazione sulla quale si tende a convergere è quella formulata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV) dove la persona è definita come affetta da ritardo quando:
- Il suo QI è inferiore a 70
- Esistono limiti in due o più aree di abilità di adattamento, ossia quelle necessarie a vivere ed a relazionarsi con la società (comunicazione, cura di se, gestione della vita domestica, abilità sociali, gestione del tempo libero, controllo e salvaguardia della propria salute ed incolumità, capacità di autorganizzazione, conoscenza del funzionamento delle cose, utilizzo dei servizi offerti dalla società, capacità di svolgere un lavoro)
- Queste condizioni si manifestano prima del 18° anno di vita
Gli strumenti di indagine sono molteplici. Tra questi, molto noti ed utilizzati, sono: Scala Vineland, la scala del comportamento adattativo, la scala ABI. Il DMS IV distingue anche quattro grandi aree in cui suddividere la gravità del ritardo mentale: lieve, moderata, grave, gravissima. Per ogni area è tracciato un profilo su caratteristiche evolutive e possibilità di adattamento nell’ambiente sociale. In Italia, le persone affette da ritardo mentale, sarebbero circa il 3% della popolazione, in altri termini un milione e mezzo di individui.
I fattori eziologici alla base dei ritardi mentali possono esser diversi: aberrazioni cromosomiche, turbe del metabolismo, danni organici pre, per e post natali.
Ci sono differenti opinioni riguardo la natura del ritardo mentale. I ritardati mentali non raggiungono i massimi livelli di sviluppo cognitivo, pur rispettando le tappe dei normodotati, e percorrendole con un ritardo più o meno accentuato, altri ancora sostengono che tale affermazione non sia sufficiente a spiegare la natura del ritardo che, per altro, è il risultato di situazioni estremamente varie e diversificate oltre a presentare un’altrettanta elevata variabilità all’interno della stessa sindrome.
Comprendere meglio i meccanismi che governano l’handicap richiede un esame di alcune capacità cognitive.
Percezione e attenzione: sono alla base dell’immagazzinamento delle informazioni e quindi dell’apprendimento.
Anche in situazioni di normalità, questa capacità, segue modelli particolari e differenziati ed è soggetta a processi destrutturanti a causa di numerose variabili. Nei soggetti con handicap il sistema di percezione e catalogazione spazio temporale, finalizzato all’apprendimento, è più o meno compromesso, comportando inevitabilmente un anomalo e carente potere di analisi, comparazione, integrazione e categorizzaizone. Tali carenze compaiono precocemente e permangono anche durante l’adolescenza. A ciò è da sommare l’incapacità di mantenere a lungo l’attenzione su di un compito, o di mantenerla ma focalizzandola su dettagli irrilevanti alla risoluzione di un problema.







