Disabili e lavoro, la fase senile
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Disabili e lavoro, la fase senile

Il ruolo dell'attività lavorativa per il disabile. Problematiche, caratteristiche e gestione della fase senile.

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Disabili e lavoro, la fase senile

L'inserimento del soggetto in situazioni di handicap nel mondo del lavoro è di fondamentale importanza e, altrettanto importante, al fine di un'integrazione lavorativa di successo, è la presenza di determinanti infraindividuali ed extraindividuali. Le determinanti infraindividuali sono le stesse già viste in merito all'integrazione sociale, che verranno esaminate e valutate anche in rapporto al livello richiesto nell'ambito lavorativo. Le determinanti extraindividuali sono le richieste della struttura lavorativa sulle stesse abilità. A tal proposito è stato formulato un questionario che, un responsabile dell'azienda dovrà compilare. I risultati sono riportati su un grafico e messe a confronto le abilità possedute e quelle richieste. È possibile in questo modo fare una previsione sull'esito del progetto. Riassumendo, le tappe che precedono un tale inserimento sono: valutazione delle determinanti infraindividuali possedute dal soggetto, valutazione delle richieste extraindividuali richieste dall'ambiente di lavoro, confronto fra abilità possedute ed abilità richieste, training su eventuali abilità carenti, inserimento lavorativo.

Disabili in ètà senileCon il miglioramento delle condizioni di vita e i progressi della scienza medica, le aspettative di vita medie sono aumentate per tutti, compresi i soggetti con disabilità. Se per un verso questo è un fattore assolutamente positivo, comunque determina la nascita di nuove problematiche, ossia la creazione di apposite strutture in grado di far fronte alle necessità di questa "nuova" classe di disabili.
Con l'avanzare dell'età le problematiche di natura psicosociale aumentano, ed in particolare si assiste ad una regressione nei livelli di autonomia e un decadimento del livello cognitivo. Seppur la scienza medica ha preso particolarmente in esame gli effetti dell'invecchiamento sui soggetti con sindrome di Down, è comunque possibile tracciare dei punti fondamentali circa l'effetto dell'età avanzata: processi di deterioramento della rapidità di risposta, della capacità visuospaziale, della capacità mnestica, della capacità linguistica, della capacità adattative all'ambiente (tali decadimenti sono tanto più gravi quanto maggiore risulta la menomazione stessa); aumento della frequenza della malattia di Alzheimer per decadimento neurofisiologico, con ragioni geneticamente imputabili. Sembrerebbe che il gene decodificatore della proteina beta amiloide responsabile delle placche neurofibrillari presenti nel morbo di Alzheimer, sia posto nel braccio lungo del cromosoma 21.

Un intervento positivo, finalizzato a rallentare i processi di decadimento, e le inevitabili involuzioni, prevede la creazione di una serie di servizi che stimolino e incentivino momenti di incontro e relazione. Fenomeni ottimali sia per gli individui con ritardo, che per le famiglie.

Purtroppo, l'attuale situazione, offre un quadro a dir poco sconcertante, con carenza di servizi per i soggetti in età avanzata, ed in strutture che si pongono più sul piano assistenziale che integrativo. Queste strutture, limitando gli stimoli, di fatto accelerano il processo degenerativo.

Il decadimento, lì dove trattato con competenza e professionalità, è un processo tutt'altro che incontrovertibile. In alcuni studi si è evidenziato come, in soggetti di età compresa fra i 35 ed i 55 anni, che lavoravano in laboratori e vivevano in famiglia, le capacità percettive, mnestiche ed adattative non si erano deteriorare.