La famiglia del disabile

Approccio e modificazioni dei rapporti famigliari nella famiglia del disabile. La frustrazione dei genitori.

La famiglia del disabile

Le famiglie con al loro interno un bambino disabile tendono a subire un "disturbo", un'alterazione degli equilibri alla base di ogni relazione, e funzionali al benessere dei membri che la compongono. All'interno della famiglia entra a far parte una figura estranea, rappresentata dal medico o dal terapista, investito da delega da parte dei genitori stessi. Rendere il figlio disabile l'unico obiettivo delle risorse della coppia, nuoce di fatto all'equilibrio familiare. Viene meno la gestione di spazi personali, ed ognuno sente gravare su di se responsabilità cui non è in grado di rispondere adeguatamente. Anche il bambino si troverà a vivere una situazione di assoluta mancanza di spazi personali, oltre che di reali occasioni di autonomia. Contemporaneamente si sviluppa, da parte del disabile, un atteggiamento egocentrico. L'inevitabile inesperienza dei genitori aggrava, quasi sempre, la già di per se stessa critica situazione.

I genitori, e particolarmente la madre, posso avvertire un enorme senso di frustrazione, che può sfociare in crisi depressive, aggravate dalla dipendenza da terze persone. Non di rado, la prima reazione, è la non accettazione del figlio disabile e/o la determinazione a voler normalizzare a tutti i costi il figlio stesso. Il senso di fallimento vissuto dalla coppia determina ansia e insicurezza, che si riflettono nei rapporti interpersonali, e sugli altri membri della famiglia.

Anche l'educazione del bambino disabile è una nota dolente, causata dal rifiuto inconscio del genitore (soprattutto la madre) della disabilità stessa. Tendono ad instaurarsi rapporti di estrema possessività ed iperprotezione. Al contempo, il padre, tende ad avere un atteggiamento più sfuggente, i "doveri" del singolo coniuge divengono più rigidi e distanti. Il partner non è avvertito come fonte di sicurezza e serenità. Mai come in questi momenti la famiglia ha bisogno di un supporto informativo in merito alle problematiche sanitario-riabilitative, pedagogico-educative, e legislativo burocratiche. La famiglia del disabile si sente, ed è, più sola delle altre. Questo circolo vizioso non fa che incidere negativamente sulla probabilità di verificarsi di errori nell'ambito educativo del bambino da parte dei genitori.
La diffusione di progetti di Parent Training di certo agevola il modo in cui si affrontano simili problemi. Il processo di normalizzazione ed educazione del bambino disabile richiede un costante e cosciente intervento della famiglia. A tal proposito gli interventi dedicati alle famiglie si sono andati via via evolvendo, sino alla definizione di alcuni modelli, brevemente qui riassunti:

  • Genitori come agenti di cambiamento: questo modello pone i genitori come gli esecutori del programma messo a punto da un professionista, generalmente lo psicologo, che delega le mansioni tecnico-applicative ai genitori, per tale ragione questi ultimi avranno il ruolo di "agenti di cambiamento". Il principale limite di questo modello consiste nell'insegnare ai genitori un comportamento per situazioni specifiche, rendendoli assolutamente impreparati di fronte a problemi che esulano dalla routine. Si crea una sorta di dipendenza del genitore dall'esperto
  • Genitori come tecnologi: questo modello prevede che i genitori studino e apprendano principi e metodologie di base legate alle tecniche dell'apprendimento. In questo modo i genitori saranno in grado di far fronte a molteplici e variegate situazioni, sia applicative che valutative. Eccettuato il lungo tempo necessario affinché il genitore faccia propri questi strumenti formativi, tale programma è tra i più vantaggiosi
L'attuazione di corsi di parent trainig può avvenire per gruppi o singoli nuclei familiari, ovviamente con programmi simili, ma differenti nelle due eventualità.

Sovente sarà utile un supporto psicologico alla famiglia, essendo la gran parte dei genitori sofferenti e perennemente a disagio a causa di problemi psicologici quali la non accettazione della menomazione, l'idea che il bambino si normalizzerà crescendo, sensi di colpa legati all'handicap del figlio, idee di vergogna e inferiorità. Tutti elementi che, talvolta, sfociano addirittura nel rifiuto dell'aiuto di uno specialista. Il parent training individualizzato offre il vantaggio di una maggiore specificità, quello di gruppo del sostegno reciproco. Durante il PT di gruppo si cercherà sempre di omogeneizzare la categoria delle problematiche. Le principali cause che possono determinare il fallimento del PT sono legate alla non accettazione dell'handicap; completo disaccordo con il partner in merito alle problematiche educative e prospettive future del figlio; stati depressivi acuti; sfiducia nelle possibilità offerte, radicale convinzione che solo l'amore può, più di qualsiasi altro intervento, aiutare il bambino inducendo modificazioni positive.

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