Basi epistemologiche, educazione del movimento
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Basi epistemologiche, educazione del movimento

Si valsero del lancio del disco e del dardo per esercitare l'occhio e la mano all'uso delle armi; della lotta e del pugilato per difendersi dal nemico nei combattimenti corpo a corpo; della corsa e del salto per conservare la scattante agilità del corpo.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Basi epistemologiche, educazione del movimento

La riflessione filosofica e pedagogica sulla dimensione cognitiva, espressiva, emotiva, affettiva, sociale e relazionale dell'esperienza corporea ha accompagnato la storia dell'uomo, sviluppandosi in un percorso lungo e discontinuo alternato da fasi di esaltazione del corpo a periodi in cui gli aspetti spirituali o ascetici dell'esistenza umana hanno sminuito, mortificato e, nei casi più estremi, negato la dimensione corporea, segregandola all'interno di un angusto approccio dualistico. Queste contraddizioni hanno caratterizzato la storia delle attività motorie ed hanno contribuito a radicare fortemente, in una parte della cultura scientifica, questa separazione tra la dimensione eterea (spirituale e mentale) e la dimensione materiale (corporea e meccanica) dell'uomo. La posizione dualistica caratterizzata dalla separazione netta tra materia e mente, tra cose e coscienza, tra soggetto e oggetto, ha condizionato, e condiziona tuttora, il pensiero di generazioni di studiosi. L'aver considerato possibile una visione dell'uomo come espressione del dualismo mente-corpo ha aperto un dibattito plurisecolare che ha portato ad una "radicalizzazione degli aspetti peculiari dello spirito e del corpo, fino a ritenerli in contrapposizione e quindi a scegliere l'uno o l'altro per giungere ad una definizione assolutistica della vita dell'uomo e della realtà"(1).

Una parte della filosofia ha finito così col dare preminenza allo spirito, imponendone lo sganciamento dalla realtà corporea, e condizionando alcuni paradigmi teorici ed anche alcune tradizioni di ricerca.

Tutto ciò ha condizionato lo sviluppo di una pedagogia con marcate caratteristiche di intellettualismo, di verbalismo, di astrazione, che ha affermato teoreticamente una concezione dell'educazione nella quale la sfera corporea non poteva che occupare spazi secondari e residuali, "in questa accezione riduttiva, il corpo è stato a lungo inteso come fattore di limitazioni e di sofferenze per l'essere umano, luogo d'azione delle passioni più elementari e, in particolare, strumento di seduzione e di piacere sessuale … di qui una pedagogia del corpo pesantemente declinata sul disciplinamento puntuale e rigoroso delle posture, dei desideri e delle pulsioni, dello sguardo e dellostesso abbigliamento (2).

Il processo di ridefinizione della funzione pedagogica del corpo, della sua centralità educativa, richiede nel tempo una complessa riflessione sulle radici della dimensione umana e sulle cause e modalità dell'evoluzione che accompagna la vita della persona in quanto già "nei suoi primi anni di vita, il bambino vive la globalità dell'essere, disponendo di un linguaggio fondato sull'unità di azione e pensiero alimentato dall'insieme delle sensazioni muscolari e viscerali profonde; un'unità che egli esperisce e sostiene quasi esclusivamente attraverso il piacere del movimento … prima della consapevolezza mentale di avere un corpo … il bambino è un corpo (3).

L'uomo già dal suo primo apparire sulla terra, seppure inconsapevolmente, ha esercitato il suo corpo, per soddisfare i bisogni più importanti della sua vita e, a mano a mano che dallo stato di piena barbarie è passato al consorzio civile, ha dovuto affrontare sempre gravi pericoli per difendersi dalla natura e dagli altri uomini e ciò è valso senza dubbio a corroborare il suo corpo.

Già nel mondo che definiamo mitologico i giochi fisici e la cura del corpo ebbero certamente una loro importanza, i disegni di coppe ritrovate in città di antichissima civiltà (Cnosso, Festo, Haghia, Triada) attestano ad esempio che la civiltà cretese conosceva il pugilato e la corsa e durante l'epoca micenea anche le corse dei tori (4); gli Egiziani del XV secolo A.C.conoscevano la lotta (5) e già nel mondo preomerico e nelle civilta' piu' remote che si sono affacciate sul Mediterraneo gli esercizi fisici hanno avuto importanza, tuttavia, è utile sottolineare che solo da Omero in poi si può conoscere lo spirito che li informava. Sappiamo da lui che gli eroi classici, quando la caccia e la guerra (che erano le occupazioni abituali) lasciavano loro del tempo, si dedicavano ai giochi. Dall'Iliade si desume che i guerrieri di Achille nei momenti di riposo lanciavano il disco e il giavellotto, si esercitavano con l'arco. Nell'Odissea, nella festa data da Alcinoo, i giovani Feaci guidavano battelli, saltavano, danzavano, giocavano a palla.

Tali giochi non servivano solo a rendere più liete le ore di ozio, ma avevano un significato più profondo; da una parte erano associate a cerimonie funebri, avevano il senso preciso di un rito religioso, di una pratica quasi magica; dall'altro esprimevano un'esigenza di forza e di prestanza fisica, perché il cittadino doveva essere sempre pronto a scendere in campo per la difesa della patria e della famiglia, per cui aveva bisogno delle doti suddette per affrontare il nemico e sconfiggerlo.

Si comprende quindi la scelta da essi operata nel campo dei giochi. Si valsero del lancio del disco e del dardo per esercitare l'occhio e la mano all'uso delle armi; della lotta e del pugilato per difendersi dal nemico nei combattimenti corpo a corpo; della corsa e del salto per conservare la scattante agilità del corpo. A mano a mano subentrò la precisa idea di gara, di competizione, sempre associato a feste religiose che cementavano i vincoli unitari della stirpe greca. Al di là delle leggende si è tentato di tracciare un excursus storico di manifestazioni di giochi e di esercizi fisici, in cui si rinviene la prima documentazione di esercitazioni ginniche.

  • 1Vitale, C. & Iacomino, M. (1992). Educazione e psicomotricità. Salerno: Edisud
  • 2Frabboni, F. & Pinto Minerva, F. (2001). Manuale di pedagogia generale. Bari: Laterza
  • 3Gamelli, I (2001). Pedagogia del corpo. Roma: Maltemi editore
  • 4Junthner, Korperkultur im Altertum, 1928, pp. 9-10; sul pugilato nella civiltà minoica cfr. Marrou, Histoire de l'education dans l'Antiquitè, pag. 472, nota 10; cfr. Delorme, Gymnasiom, Etude sur les monuments consacrès à l'èducation en Grèce (des origines à l'Empire Romain) Paris, 1960,
  • 5Juthner,op