Il corpo nella storia - quarta parte
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Il corpo nella storia - quarta parte

Fondamentali nella strutturazione delle idee di Dewey sono stati i contributi della ricerca psicologica dell'epoca, che approfondì la conoscenza scientifica dell'uomo e dei suoi caratteri individuali.

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Il corpo nella storia - quarta parte

Il XX secolo

Verso la fine del XIX secolo si è sentita l'esigenza di cercare qualcosa di nuovo e di vivo da sostituire ad una serie di pratiche antiquate e non più rispondenti ai fini di un'educazione motoria adeguata ai cambiamenti derivanti dal mutare dei tempi. Infatti, nei Paesi più evoluti dal punto di vista dello sviluppo tecnologico e industriale, si avviò un processo di rinnovamento dell'educazione, a partire dal nuovo profilo dalla pedagogia che si spogliò del plurisecolare condizionamento della filosofia per giungere ad una propria autonomia e identità, ridefinendo il proprio assetto e la propria sistematizzazione teorica e rifondando il proprio statuto epistemologico. A tale scopo una parte della pedagogia sentì l'esigenza di un confronto con le scienze esatte che si tradusse nell'adattare le proprie indagini al metodo scientifico ed alle pratiche sperimentali, tipiche di altre tradizioni di ricerca. Iniziò così una fervida e radicale revisione teorica dei concetti dell'educazione e si cominciò a parlare sempre con maggiore insistenza di pedagogia scientifica.

Una delle più significative e organiche espressioni di questa ondata di rinnovamento è stata sicuramente la pedagogia di John Dewey (1).

L'interesse di questo studioso per l'educazione e la scuola fu strettamente connesso alle sue teorie che si originarono da una matrice empiristica (2) e pragmatica (3), fino a giungere a sviluppi di dimensioni tali da giustificarne una nuova designazione (4).

Fondamentali nella strutturazione delle idee di Dewey sono stati i contributi della ricerca psicologica dell'epoca, che approfondì la conoscenza scientifica dell'uomo e dei suoi caratteri individuali. Dewey colse e studiò il nuovo assetto che la psicologia diede alle scienze pedagogiche, per mirare ad un'educazione individualizzata e attiva che rivoluzionò, dalle fondamenta, l'organizzazione della scuola, capovolgendo la vecchia concezione educativa e ponendo al centro dei processi formativi non più l'educatore ma l'educando.

In particolare, lo studioso paragonò questo nuovo approccio alla rivoluzione copernicana, in cui il bambino diventa il sole attorno a cui devono ruotare gli strumenti dell'educazione.

Dewey propose, in ambito educativo di "muovere dalla esperienza e dalla capacità dei discenti" (5), producendo un'esperienza che non si collocasse più sul piano della mera conoscenza teorica ma, gradualmente, su quello dell'azione pratica.

In questo senso l'esperienza che è data dall'inter-azione tra l'organismo e l'ambiente "avviene mediante lo stimolo esercitato sulle facoltà del ragazzo da parte delle esigenze della situazione sociale nella quale si trova (6).

Questo originale discorso pedagogico propose e sostenne un apprendimento attraverso il fare, il learning by doing, in quanto secondo Dewey "il pensiero vien fuori in ogni caso da una situazione direttamente esperita. Nessuno può pensare semplicemente in generale, né le idee possono sorgere dal nulla … è la natura della situazione in cui si è fatta esperienza di un'oscurità, un dubbio, un conflitto, o un disturbo di qualche sorta, in una situazione effettivamente sperimentata a far nascere l'indagine ed evocare la riflessione (7). In contrasto con la "vecchia scuola" e col sistema scolastico del tempo che considera antidemocratico, Dewey auspicò la creazione di una scuola attiva, nella quale il bambino, opportunamente stimolato, potesse avere la possibilità di sviluppare e coltivare le sue attività e i suoi interessi, in quanto nei bambini e nei ragazzi "c'è l'istinto del fare, l'impulso a costruire. L'impulso del ragazzo a fare si esprime anzitutto nel gioco, nel movimento, nei gesti, nell'inventare, poi si determina meglio e cerca sbocco nel plasmare materiali in forme tangibili e in forme corporee permanenti… i ragazzi amano semplicemente fare e osservano attentamente quel che ne verrà fuori (8). Nella fattispecie, Dewey definì il gioco e il lavoro attivo come attività con ricadute positive nello sviluppo delle abilità sociali e intellettuali, in quanto "vanno oltre l'opportunità di fornire espedienti temporanei e piaceri momentanei … più specificamente il giuoco e il lavoro corrispondono, punto per punto, agli aspetti dello stadio iniziale del sapere che consiste… nell'imparare il modo in cui fare le cose e dei processi cui si perviene operando". (9)Dewey non si riferiva nei suoi studi al gioco spontaneo come ad un'attività che poteva produrre solo effetti educativi marginali ma assegnava alla scuola il compito di costruire azioni ludiche adeguate e guidate, creando "un ambiente nel quale il giuoco e il lavoro aiutino a facilitare lo sviluppo morale e mentale che si desidera. Non basta introdurre semplicemente giuochi e sport, lavori ed esercizi manuali. Tutto dipende dal modo con cui questi vengono impiegati (10). Il valore dell'esperienza, secondo Dewey, si poteva cogliere dall'interscambio che c'è tra il soggetto e l'oggetto, in quanto, "la sola attività non costituisce esperienza … l'esperienza come tentativo implica un cambiamento … quando proseguiamo l'attività nel senso di sottoporci alle conseguenze di essa, quando il mutamento determinato dall'azione si riflette in un mutamento apportato in noi, non si può parlare di puro flusso, poiché esso si carica di significato e noi impariamo qualcosa (11). In questo orizzonte didattico-pedagogico, ad una scuola vista come semplice luogo di mera alfabetizzazione, si contrappose un tipo di scuola considerata come il luogo in cui è possibile realizzare le esperienze personali all'interno di una concezione comunitaria della vita, assumendo una funzione realmente costruttiva anche sul piano sociale che favorisse democraticamente lo spirito di collaborazione, la solidarietà e il rispetto di ogni iniziativa individuale. Il filosofo americano maturò inoltre la convinzione che la democrazia comportasse anche e soprattutto l'assunzione del principio di responsabilità per il quale ciascuno deve collaborare, compiendo il proprio dovere, al progresso della democrazia ed a tutti è affidato il compito di garantire il proprio contributo ponendo le proprie esperienze al servizio della società in modo che, per il bene e la felicità comune, possano essere sempre adottate le scelte e le decisioni migliori e "dare a chi studia l'opportunità di acquistare e mettere alla prova le idee e l'informazione in occupazioni attive che riproducano le situazioni sociali importanti (12).In ambito educativo e didattico questo modello propose le attività motorie e sportive come una fucina di preparazione alla vita sociale, in quanto, una corretta educazione sportivo-motoria avrebbe indotto non tanto e non solo a far praticare il movimento ed il gioco a scuola, quanto piuttosto a far entrare nel backgruond sociale ed educativo del bambino la mentalità sportiva nei suoi più elevati contenuti etici e morali "nel pensiero di Dewey prevalgono i principi di collaborazione, solidarietà, rispetto dell'altro che corrispondono proprio all'architrave di ogni esperienza sportiva a carattere educativo e sono una vera fucina di preparazione alla vita sociale. Il gioco sportivo secondo questo modello teorico è un'esperienza che mira alla costruzione di principi e regole, contribuendo alla conoscenza dei propri limiti, favorendo un rapporto costante tra pensiero ed azione. Una visione dello sport ed una corretta educazione al movimento e allo sport in questa prospettiva scientifica, aiuta con le sue „pratiche specifiche' a promuovere un benessere psicofisico della persona e del gruppo sociale che sappia ridurre i rischi dei momenti competitivi, affermando nell'esperienza del fare e secondo una dimensione etica e morale, i valori che sono alla base del vivere sociale e dei principi comunitari (13).

  • 1 John Dewey (1859-1952). Filosofo e pedagogista statunitense. Dopo aver insegnato nella scuola media superiore conseguì il dottorato di filosofia presso l'Università di Baltimora, dove si dedicò allo studio del pensiero di Hegel. In seguito si allontanò dall'approccio idealistico e approfondì i temi del pragmatismo. Dal 1894 al 1904 insegnò filosofia all'Università di Chicago dove fondò la scuola laboratorio basata sull'esperienza attiva. Le sue opere spaziano dal campo della psicologia a quello della pedagogia, dalla logica alla religione, dall'etica all'estetica.
  • 2 L'empirismo in filosofia, è un orientamento di pensiero che riconduce la conoscenza all'esperienza dei sensi, negando l'esistenza di idee innate o di un pensiero a priori.
  • 3 Il pragmatismo è una dottrina filosofica elaborata nel XIX secolo dai pensatori Charles Sanders Peirce e William James, che guarda alle conseguenze pratiche di ogni filosofia, trascendendo qualsiasi concezione metafisica. Nella prospettiva pragmatista il valore di verità di una proposizione si identifica con le sue conseguenze pratiche, poiché il fine del pensiero è guidare l'azione.
  • 4 Dewey elaborò una variante del pragmatismo noto come „strumentalismo'. In questa concezione pensare consiste nella formulazione di progetti o di strategie sia di azione manifesta che di pianificazione o ideazione; in ogni caso, il fine del pensiero è l'estensione dell'esperienza e una positiva soluzione dei problemi. Le idee e le conoscenze sono, quindi, funzionali, sono cioè significative come mezzi rispetto al fine.
  • 5 Dewey, J. (1968). Democrazia e educazione.
  • 6 Dewey, J. (1968). Il mio credo pedagogico. Firenze: La Nuova Italia.
  • 7 Dewey, J. (1968). Come pensiamo. Firenze: La Nuova Italia.
  • 8 Dewey, J. (1969). Scuola e società. Firenze: La Nuova Italia.
  • 9 Dewey, J. (1968). Democrazia e educazione. Firenze: La Nuova Italia.
  • 10 Ivi
  • 11 Ivi
  • 12 Ivi
  • 13 Sibilio, M. (2007). Il contributo di John Dewey alla costruzione della dimensione educativa delle attività sportive. In Quaderni del Dipartimento 2006-2007. Università degli Studi di Salerno Dipartimento di Scienze dell'Educazione.