Il corpo nella storia - quinta parte
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Il corpo nella storia - quinta parte

Grande impegno veniva rivolto alla strutturazione di materiale didattico che potesse stimolare l'educazione dei sensi in quanto "gli esercizi sensoriali risvegliano nei nostri bambini le loro attività centrali e le intensificano.

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Il corpo nella storia - quinta parte

Considerando l'interdipendenza tra persona ed esperienza sportivo motoria nella visione di Dewey, le funzioni del soggetto e dell'oggetto sono strettamente connesse in quanto l'una esiste solo in ragione dell'altra. L'uomo nella concezione di Dewey si viene rappresentato come un'unità psicofisica, per la quale "l'accento che si poneva sugli elementi strettamente intellettuali, sensazioni e idee, ha ceduto il posto al riconoscimento che un fattore di movimento è così strettamente congiunto all'intero sviluppo intellettuale che quest'ultimo non può venire discusso intelligentemente facendo astrazione del primo (1).

Anche in Italia, grazie alla figura della grande pedagogista Maria Montessori (2) si era affermò la corrente dell'educazione nuova, che nel contempo si andava diffondendo nei Paesi più progrediti già agli inizi del secolo. La Montessori ebbe il merito di avere elaborato il primo metodo organico e scientificamente fondato di educazione infantile nel nostro Paese e, di aver sentito profondamente il valore dell'attività autonoma del bambino, considerando l'educazione degli allievi come un'attività che non dipende solo dall'insegnamento ma è plasmata dall'attività degli allievi stessi.

Uno dei campi più fertili dell'esperienza montessoriana fu quello dell'esperienza motorio-corporea, con particolare riferimento a tutte quelle attività connesse alla manualità, affermando attraverso i risultati dei suoi studi che le radici delle attività superiori sono da ricercare nelle più semplici funzioni muscolari e sensoriali in quanto "i muscoli formano … la parte più massiva della composizione del corpo; e ad essi è riferita tutta l'attività di relazione col mondo esterno, e tutta l'impressione. I piccoli organi del senso sono quasi gli spiragli dai quali l'anima assorbe le immagini necessarie alla costruzione psichica (3).

Educando adeguatamente la dimensione corporeo-chinestesica della persona, secondo questa studiosa si poteva preparare l'avvento delle funzioni superiori del bambino, utilizzando positivamente il predominio delle attività senso-motorie, in quanto egli "vuole trasportare cose, vestirsi, spogliasi da solo, mangiare da sé, ecc. e non è questo effetto di suggerimenti nostri che lo stimolino (4). In questo prospettiva didattico-pedagogica il bambino poteva sviluppare attraverso i movimenti, il toccare, il manipolare, la capacità di sperimentare direttamente con i sensi le qualità delle cose. In questa ottica un'educazione sedentaria e intellettualistica era l'esatto opposto di quello che la natura del bambino richiedeva e, nella prospettiva montessoriana "l'errore educativo fu di lasciare vagare il pensiero e la fantasia vanamente, permettendo che i sensi rimanessero languenti e i muscoli inerti, mentre senso, centro nervoso e muscoli costituiscono tutto un insieme. La correzione necessaria è di mettere in istato attivo il funzionamento degli organi collegati con la vita psichica (5). Nel sistema teorico montessoriano i bambini, per arrivare alle forme analitiche del pensiero astratto, passavano dalla percezione sensibile alla conoscenza, in quanto, "i sensi, essendo gli esploratori dell'ambiente, aprono la via alla conoscenza. I materiali per l'educazione dei sensi venivano offerti come una specie di chiave per aprire una porta all'esplorazione delle cose esterne, come un lume che fa vedere più cose e più particolari che al buio (nello stato incolto) non si potrebbero vedere (6). Di qui grande impegno veniva rivolto alla strutturazione di materiale didattico che potesse stimolare l'educazione dei sensi, compiendo esercizi legati immediatamente alla vita pratica, in quanto "gli esercizi sensoriali risvegliano nei nostri bambini le loro attività centrali e le intensificano.

Quando, isolato il senso e lo stimolo, il bambino ha delle percezioni chiare nella sua coscienza…ed allorché le moltitudini delle sensazioni si sommano poi nella ricchezza dell'ambiente, le une si influenzano armonicamente sulle altre, intensificando le attività risvegliate (7). Il principio generale sul quale si basava l'educazione sensoriale era che il bambino non potesse affrontare direttamente tutte le caratteristiche e le qualità di cui si compongono gli oggetti e quindi la Montessori scomponeva questa complessità nei suoi elementi semplici, in modo da consentire al bambino di far propri determinati movimenti e sensazioni. Maria Montessori riteneva che gli esercizi sensoriali avessero carattere naturale e spontaneo, rispondendo cioè ad un'esigenza psichica interna, difatti, "il fenomeno che si attende dal piccolo bambino, quando egli è posto nell'ambiente della sua crescenza interiore, è questo: che ad un tratto il fanciullo fissi la sua attenzione sopra un oggetto, lo usi secondo lo scopo per cui è stato costruito, e continui indefinitamente a ripetere lo stesso esercizio (8). Quindi non si trattava di proporre didatticamente esercizi formali o meccanici, ma di inserire nel progetto educativo attività ed esercizi capaci di liberare le potenzialità utilizzando anche la dimensione corporea in quanto "rappresentano dei mezzi che valgono a far esplicare spontaneamente le interne energie (9). Il modello costruito dalla Montessori aveva riconosciuto la forma sensoriale e motoria nell'apprendimento infantile, insistendo sulla necessità di una educazione sistematica dei sensi. I materiali e gli esercizi montessoriani si dividevano in due gruppi:

  • il primo, riguardava i "materiali di sviluppo", frutto di una determinata ricerca scientifica
  • il secondo, riguardava oggetti comuni di uso quotidiano

Per ognuno dei sensi era previsto l'uso di materiali particolari: per il gusto e per l'olfatto le esperienze attingevano a prodotti ed elementi naturali; per l'udito erano previsti una serie di campanellini e di fischietti; per la vista erano previsti tre serie di cilindri di grandezze graduate, blocchi colorati di legno in tre sistemi (delle aste e delle lunghezze, dei prismi e dei cubi); per il tatto erano previste tavolette levigate o ruvide, cartoncini, stoffe, materiali diversi per la conduzione del calore (vetro, feltro, marmo, ferro) e strumenti per fornire le „impressioni' di peso e di forma. Per quel che riguarda il tatto nonostante esso sia diffuso su tutto il corpo, veniva educata in particolare la mano, nello specifico quella destra, soprattutto nel periodo corrispondente alla scuola dell'infanzia, perché questi esercizi erano anche di preparazione alla scrittura, consentendo in seguito alla mano muoversi senza difficoltà, poiché "la mano del bambino di sei o sette anni ha perduto la sensibilità motrice.

Quella manina delicata ha sorpassato il tempo felice in cui si coordinano movimenti, in cui si crea la mano funzionale ed essa è perciò condannata a uno sforzo doloroso e innaturale. Bisogna andare indietro per trovare la mano infantile ancora in coordinata, morbida nella funzione (10). In seguito il bambino seguiva col dito il contorno delle lettere e si rendeva conto della loro forma; il far corrispondere il suono della lettera alla forma, veniva previsto come ultima fase dell'esperienza che integrava le sensazioni visive con quelle tattili e uditive. La preparazione alla scrittura avveniva tramite esercizi sensoriali, portando naturalmente il bambino verso il segno grafico. L'esercizio motorio consisteva in gran parte in movimenti muscolari, in una ginnastica speciale del respiro, della bocca, ecc; per l'educazione intellettuale gli esercizi motori e sensoriali venivano fusi, comprendendo spesso attività manuali o di osservazione che arrivavano fino agli esercizi preparatori della scrittura e dell'aritmetica.

Gli studi più recenti nel campo della neuropsicologia, hanno confermato tali intuizioni, impostando e determinando a livello scientifico il superamento di quei confini fittizi tra psiche e soma, "in questa accezione, il corpo si pone sempre più come linguaggio, percezione attiva, intuizione precategoriale, luogo di liberazione delle proprie potenzialità sensuali, immaginative e comunicative (11). Si tratta di studi che mostrano come l'apprendimento si possa realizzare anche attraverso il corpo e la sua sensorialità, riconoscendo una forma di intelligenza corporeo-chinestesica.

È stato necessario superare numerose tappe per liberarsi dallo schema dualista tra psiche e soma e forse, pur essendo riusciti a intravedere più da vicino l'unità dell'essere, resta ancora molto da scoprire.

  • 1 Dewey, J. (1967). L'educazione di oggi. Firenze: La Nuova Italia.
  • 2 Maria Montessori (1870 –1952). Pedagogista italiana di formazione medica. Ha svolto le sue prime esperienze come pedagogista con i bambini portatori di handicap, elaborando un metodo applicato diffusamente anche ai bambini normodotati. Il "metodo Montessori" pone l'accento sulla libertà di iniziativa del bambino che, adeguatamente stimolato dall'insegnante, apprende in relativa autonomia.
  • 3 Montessori, M. (1953). La scoperta del bambino. Milano: Garzanti.
  • 4 Montessori, M. (1975). La mente del bambino. Milano: Garzanti.
  • 5 Montessori, M. (1953). La scoperta del bambino. Milano: Garzanti.
  • 6 Montessori, M. (1975). La mente del bambino. Milano: Garzanti.
  • 7 Montessori, M. (1970). L'autoeducazione. Milano: Garzanti.
  • 8 ivi.
  • 9 ivi.
  • 10 Montessori, M. (1953). La scoperta del bambino. Milano: Garzanti.
  • 11 Frabboni, F. & Pinto Minerva, F. (2001). Manuale di pedagogia generale. Bari: Laterza.