Il corpo nella storia
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Il corpo nella storia

Si sviluppò una conoscenza più approfondita del corpo umano, favorendo una maggiore consapevolezza.Dal momento in cui i sensi del fanciullo possono ricevere le impressioni della natura, la natura lo educa.

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Il corpo nella storia

Il corpo tra Seicento e Settecento

Tra il Seicento e il Settecento l'Europa fu caratterizzata da profondi cambiamenti da un punto di vista economico, politico, scientifico, sociale, e culturale che diedero impulso a una nuova cultura filosofica e scientifica che si contrappose all'Umanesimo per poi sfociare nell'Illuminismo; è questo il secolo in cui è possibile rintracciare le origini della cultura e della mentalità moderne, grazie alle scoperte della scienza e alle riflessioni sui suoi metodi.

John Locke (1), massimo esponente dell'Empirismo, riconobbe nell'esperienza che passa attraverso i sensi e attraverso il corpo l'unica modalità per accedere alla conoscenza. Lo studioso assegnò al corpo ed alla sua formazione un ruolo importante in quanto la corporeità rappresentava un canale privilegiato 20 per l'educazione dell'uomo, per la sua capacità di irrobustire il corpo e forgiare il carattere, preludendo al dominio del sé e degli istinti, manifestando la forza corporea nel sopportare i disagi e la forza spirituale nel sostenere le avversità. Secondo Locke l'educazione fisica doveva essere propedeutica ad ogni altro tipo di educazione e doveva essere intesa come fortificazione del corpo, in quanto la sanità e la robustezza del corpo rappresentavano le condizioni essenziali per un perfetto sviluppo spirituale e mentale.

La felicità per Locke si legava al benessere sia dell'anima che del corpo, in quanto "l'amore per i giochi, saggiamente adattato dalla natura propria dei fanciulli alla loro età ed al loro temperamento, va piuttosto incoraggiato che frenato, perché serve a conservare la loro allegria e ad accrescere in loro forza e salute … l'attività dei fanciulli, dovendo sempre essere diretta a qualcosa che torni loro utile, cioè al vantaggio che ricaveranno dalle loro occupazioni, potrà essere di due specie:

  • quando l'abilità procurata dall'esercizio vale per se stessa la pena di essere acquistata;
  • quando l'esercizio stesso, senz'altra considerazione, è necessario o utile alla salute (2).

Nel contesto descritto da Locke, il maestro, il precettore, sano, giudizioso, diligente e serio, doveva fondare le sue scelte educative non sull'enciclopedismo, ma sull'acquisizione di competenze e di capacità grazie all'esperienza, dialogando con il suo allievo non in modo astratto, ma con continui riferimenti alla quotidianità. Nei suoi testi si riscontra una descrizione minuziosa e innovativa del valore educativo-formativo dei giochi e delle attività sportive "il ballo essendo quello che per tutta la vita conferisce grazia ed un certo che di virile nei movimenti, ed ai bambini procura una certa disinvoltura, ritengo che non potrà mai essere insegnato troppo presto … La scherma e l'equitazione sono giudicate parti talmente necessarie all'educazione, che il trascurarle sarebbe ritenuta una grave omissione … cavalcare, questo è uno dei migliori esercizi che per la salute si possano praticare … quanto alla scherma, pare a me che essa sia un eccellente esercizio igienico, ma pericoloso per la vita; giacchè la fiducia nella propria abilità può spingere ad attaccar briga coloro che hanno imparato a maneggiare la spada (3).

In questo contesto è utile ricordare anche la figura di Comenio (4), predecessore di Locke, che si interessò all'importanza dell'esercizio fisico nello sviluppo della corporeità di ogni fanciullo: egli fu il primo uomo di scuola a programmare nell'orario scolastico l'attività fisica come attività obbligatoria, importante per garantire una crescita fisica e intellettuale da porre come base per la vita adulta (5).

Nel corso del secolo, con la teoria copernicana e con la rivoluzione scientifica operata da Galilei, fu proposta una rivalutazione della natura ed una nuova immagine del mondo, che ebbe importanti effetti anche sullo studio della corporeità. Si sviluppò una conoscenza più approfondita del corpo umano, dei suoi aspetti anatomici, favorendo una maggiore consapevolezza delle implicazioni fisiologiche dell'attività fisica e delle potenzialità e dei limiti del corpo umano.

Nel Settecento con la nascita dell'Illuminismo si posero le basi in Europa per lo sviluppo delle prime scuole di pensiero sull'educazione fisica; il movimento illuministico fondava la sue radici sull'idea che la ragione era la sola a poter guidare la mente umana e tutta la storia dell'uomo diventava, quindi, prodotto dell'uomo stesso, esaltando al massimo la ragione, penetrando i diversi aspetti dell'attività umana e favorendo una nuova riflessione sulla corporeità e sul movimento. Gli autori illuministi prestarono grande attenzione ai processi educativi, sviluppando un atteggiamento critico nei confronti del passato, nel tentativo di migliorare le conoscenze e le condizioni di vita dell'uomo in ambito educativo.

La ginnastica in quel periodo avrebbe dovuto meritare uno spazio importante all'interno della scuola per il suo ruolo nello sviluppo di condizioni corporee ottimali nel corso dell'età evolutiva, permettendo agli esseri umani il raggiungimento della felicità e del benessere.

Ogni istituto scolastico, quindi, avrebbe dovuto predisporre dei luoghi adatti per l'attività fisica, in modo che la ginnastica potesse essere praticata in modo corretto e diventasse materia curricolare obbligatoria (6).

Il pensiero e l'opera di Jean-Jacques Rousseau (7), in tal senso hanno sicuramente contribuito a ridefinire il ruolo educativo delle attività motorie, ritenendole come "la condizione necessaria di ogni ulteriore processo educativo, intellettuale e/o morale (8), in quanto, "non solo fornisce un contributo importante per la formazione morale, e non solo permette all'allievo di avere una salda base corporea e di rilassarsi, ma ha una sua capacità diretta di incidere sulla formazione delle capacità intellettuali (9). Nella sua importante opera "l'Emile", l'autore si propone di recuperare il rapporto con lo stato di natura, favorendo la relazione tra l'uomo, il suo ambiente e le cose che lo circondano, mettendolo in condizione di difendersi "dal contagio sociale, dall'azione perversa degli uomini, crescerlo sano, robusto e vigoroso. (10)

Secondo Rousseau l'educazione fisica permetteva di stabilire una relazione naturale tra l'uomo e le cose e gli esercizi fisici svolgevano una funzione educativa in quanto capaci di costruire temperamenti robusti e sani; questi esercizi, presentati ai fanciulli sotto forma di giochi, erano in grado di proteggere il corpo dalle debolezze, impedendo la nascita dei vizi.

Nell'Emile, Rousseau propose esercizi riconducibili a sport come la scherma, il nuoto, la corsa, i lanci, la lotta e consigliò il gioco collettivo, ritenuto molto importante per abituare il fanciullo al rispetto degli altri e all'osservanza delle regole. L'educatore, secondo questa innovativa visione pedagogica, già dall'infanzia, favoriva la promozione di un esercizio intelligente dei sensi, tale da sviluppare nel fanciullo il bisogno di muoversi, di giocare e di conoscere il proprio corpo. Secondo Rousseau, adottando un metodo educativo che stimolava l'interesse del fanciullo rispettando le sue caratteristiche naturali, bisognava abbandonare un'istruzione nozionistica per favorire un insegnamento volto a predisporre esperienze in cui era il bambino stesso a sentire la necessità di imparare cose nuove. In questa impostazione, il compito del maestro non era tanto quello di istruire, bensì di guidare assicurando con la sua azione didattica l'effettiva esperienza educativa.

La proposta educativa di Rousseau influenzò il panorama pedagogico del Settecento e apportò degli importanti condizionamenti in tutte le scuole di pensiero nate in Europa, soprattutto, in materia di educazione fisica (11).

Nel passaggio dalla cultura illuministica a quella romantica ottocentesca, è possibile rintracciare, anche se allo stadio embrionale, i primi esempi di una rivalutazione della dimensione corporea a partire dagli scritti di pedagogisti quali Froebel (12) e Pestalozzi (13), i quali gettarono le premesse di un orientamento educativo che rintracciò nella natura più genuina dell'uomo il suo alimento e la sua guida nel periodo dell'infanzia. La valorizzazione della realtà fenomenica attraverso l'esperienza dei sensi fece della dimensione corporea la base di ogni ulteriore apprendimento, infatti "la prima ora dell'apprendimento", scrive Pestalozzi, "è l'ora della nascita. Dal momento in cui i sensi del fanciullo possono ricevere le impressioni della natura, la natura lo educa. La novità stessa della vita non è altro che la facoltà sviluppatasi di ricevere queste impressioni (14).

Pestalozzi attribuì un forte significato al sistema sensoriale ed alla percezione che accompagnano le esperienze del movimento, in quanto tutto "ciò che ti circonda appare ai tuoi sensi, tanto più confuso, e quindi tanto più difficile a rendersi chiaro e distinto, quanto più esso è lontano dai tuoi sensi e, all'opposto appare tanto più determinato e quindi più facile a rendersi chiaro e distinto, quanto più è vicino ai tuoi sensi. Come natura dotata di vita fisica tu non sei altro che i tuoi cinque sensi (15).

Secondo questo autore "La vita educa" (16), dunque, e lo fa attraverso l'esperienza e l'uso del corpo e, siccome lo sviluppo umano non è mai solo intellettuale e morale, ma anche e soprattutto fisico, si richiama l'attenzione sull'educazione corporale del fanciullo, con l'intento di restituire alla ginnastica il giusto onore, sfatando vecchi pregiudizi secondo i quali il suo uso è utile e vantaggioso solo per i "forti di corpo".

  • 1 John Locke (1632-1704). Filosofo inglese. È considerato il padre dell'empirismo moderno. Condivide con Cartesio la venerazione per la scienza del mondo esterno: anche se le conclusioni e lo stesso modo di procedere sono molto differenti, rimangono cartesiani la fiducia nella ragione, l'applicazione metodica della ragione stessa, l'attenzione esclusiva al soggetto, l'esame introspettivo, la problematica essenzialmente psicologica, egli respinge ogni tradizione ed autorità stabilita, non cade nel dogmatismo e non si avventura nella metafisica; resta fedele all'esperienza introducendo il libero esame in ogni ramo del sapere. Con il suo modo meticoloso, analitico, positivo di procedere che evita ogni volo metafisico, si contenta del semplice esame dei "fatti" psicologici. Niente grandi deduzioni generali, niente sistemi onnicomprensivi, niente romanzi filosofici, ma il solo puro dato.
  • 2 Locke, J. (1693). Pensieri sull'educazione. (Citato da Barbieri, N. (2002). Dalla ginnastica antica allo sport contemporaneo. Padova: Cleup.
  • 3 Locke, J., a cura di Marchesi, T. (1951). Pensieri sull'educazione. Firenze: La Nuova Italia.
  • 4 Comenio (1592-1670). Filosofo, teologo e pedagogista ceco riteneva che solo attraverso l'educazione l'uomo potesse dispiegare le sue piene potenzialità e condurre una vita armoniosa. È stato uno dei padri fondatori della pedagogia moderna, ma essendo vissuto nel periodo della guerra dei trent'anni si batté anche per la pace tra i popoli e per l'unità del genere umano.
  • 5 cfr., Barbieri, N. (2002). Dalla ginnastica antica allo sport contemporaneo. Padova: Cleup.
  • 6 cfr.
  • 7 Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). Filosofo svizzero esponente di spicco dell'Illuminismo. Nell'Emilio illustra il suo ideale pedagogico: il fine dell'educazione è soprattutto impedire che il fanciullo subisca l'influenza negativa della società, l'insegnante non deve indottrinare l'allievo; il bambino deve imparare autonomamente, attraverso le sue stesse esperienze; l'impostazione educativa deve, a tal fine, essere adeguata al suo grado di sviluppo.
  • 8 Barbieri, N. (2002). Dalla ginnastica antica allo sport contemporaneo. Padova: Cleup.
  • 9 ivi.
  • 10 Barausse, A. (2004). I maestri all'università. La Scuola pedagogica di Roma. Roma: Morlacchi.
  • 11 cfr., Barbieri, N. (2002). Dalla ginnastica antica allo sport contemporaneo. Padova: Cleup.
  • 12 Friedrich Froebel (1782 – 1852). Educatore e pedagogista tedesco. Nel 1816 fondò a Keilhau l'Istituto Tedesco di Educazione Generale, a cui si ispira la sua opera principale "L'educazione dell'uomo". Dopo l'esperienza educativa condotta in un castello della svizzera tedesca nel 1831, istituì nel 1837 "L'istituto per le attività spontanee", successivamente chiamato "Giardino d'Infanzia" o "Kindergarten" a cui si aggiunge nel 1840 un Istituto per maestre giardiniere. I suoi metodi pedagogici ispirati ad una visione del mondo mistica-panteistica, mirarono a sviluppare nel fanciullo una personalità equilibrata e aperta, ma la libertà regnante in molte delle sue istituzioni, gli suscitarono inimicizie e opposizioni politiche.
  • 13 Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827). Pedagogista ed educatore svizzero. Di lontana origine italiana, trasferitosi in Svizzera intorno al XVI sec., partecipò attivamente alle speranze di rinnovamento del suo secolo. Ci troviamo di fronte ad un modello teorico nel quale le attività ludiche sono da valorizzare in quanto strumenti fondamentali al processo di sviluppo.
  • 14 Pestalozzi, E. (1952). Come Geltrude istruisce i suoi figli. Firenze: La Nuova Italia.
  • 15 ivi.
  • 16 Pestalozzi, E. (1948). Il canto del cigno. Firenze: La Nuova Italia.