Teorie comportamentiste
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Teorie comportamentiste

L'educazione delle intelligenze multiple. Dalla teoria alla prassi pedagogica.

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Teorie comportamentiste

MODELLI DIDATTICO-METODOLOGICI A CONFRONTO

La didattica, come modalità di mediazione e interconnessione tra un sapere, un saper fare, da una trasversalità delle competenze metodologico-didattiche del docente che dovrebbe "scolpire" la sua pratica educativa in modo da rispettare i diversi e plurali stili di accesso un saper essere ed un saper far fare (1), da parte dei docenti corrisponde ad una intenzionalità educativa organizzata che si traduce in una pratica finalizzata all'emersione del potenziale cognitivo, emotivo, espressivo, comunicativo, relazionale, sociale e morale della persona. Un'intenzionalità spesso inconsapevole degli aspetti paradigmatici che ne sono alla base, e guidata in molti casi dall'esperienza personale vissuta tra i banchi e dalla competenza professionale acquisita sul "campo" e chiamata in ogni caso a generare percorsi formativi in grado di far nascere "il tarlo della curiosità, lo stupore della conoscenza, la voglia di declinare il sapere con la fantasia, la creatività, l'ingegno, la pluralità delle applicazioni delle proprie capacità, abilità e competenze (2). La capacità di rispondere in modo adeguato ed efficace a questa richiesta deriva al sapere che caratterizzano la persona "invece di ignorare la diversità e di pretendere che tutti gli individui abbiano (o debbano avere) lo stesso tipo di mente, dovremmo invece adoperarci affinchè ognuno riceva un'educazione tale da massimizzare il suo potenziale intellettuale (3).

In particolare, i modelli didattici che si ispirano a teorie che valorizzano il potenziale formativo della corporeità, che rilanciano il valore cognitivo dell'esperienza e promuovono un approccio multisensoriale e fenomenologico alla conoscenza possono rappresentare una chiave di volta nel sistema educativo scolastico, che assume tratti sempre più anacronistici. A scuola, spesso la didattica avviene secondo modalità di trasmissione del sapere, stabilite dalle generazioni che ci hanno preceduto, per cui è sempre più vista come un'istituzione tesa al controllo e alla custodia dei giovani, alla cristallizzazione di pratiche di insegnamento più che alla educazione.

In questa seconda parte del lavoro saranno analizzate alcune delle principali teorie dell'apprendimento, sottolineando in particolare l'efficacia didattico-educativa di contesti in cui il corpo è considerato "come mediatore di apprendimento, come veicolo per la strutturazione delle relazioni sociali e come strumento privilegiato per la promozione del benessere psicofisico (4), nel tentativo di collegare la dimensione tacita ed implicita della professionalità docente con la dimensione paradigmatica relativa ai processi di insegnamento / apprendimento al fine di consentire ai docenti di avere la consapevolezza dell'idea di apprendimento a cui si ispirano nella loro attività professionale quotidiana.

  • 1 Sibilio, M. (2002). Il laboratorio come percorso di ricerca. Napoli: CUEN.
  • 2 MIUR (2007). Indicazioni per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Roma.
  • 3 Gardner, H. (1995). L'educazione delle intelligenze multiple. Dalla teoria alla prassi pedagogica. Milano: Anabasi.
  • 4 Sibilio, M. (2005). Lo sport come percorso educativo. Attività sportive e forme intellettive. Napoli: Guida.