Ansia, attacchi di panico e fobie nell'attività subacquea
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Ansia, attacchi di panico e fobie nell'attività subacquea

Si calcola che il 30% degli incidenti mortali in immersione siano dovuti all'ansia. Come riconoscere in sintomi dell'ansia? Suddivisione degli attacchi di panico. Trattamenti farmacolofigi e non farmacologici

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Ansia, attacchi di panico e fobie nell'attività subacquea

L'ansia può essere scatenata da un'infinità di fattori e pochi luoghi possiedono un'abbondanza di stressor come il mare, capace di favorire timori estremi come cadere a capofitto in un abisso sconosciuto, essere divorato da un mostro marino o essere schiacciato dal volume d'acqua che sta sopra (Capodieci, 2006).

I subacquei professionisti che hanno effettuato un corso di salvataggio sono addestrati a riconoscere l'ansia attraverso i seguenti sintomi (Capodieci, 2006):

  • Respirazione accellerata
  • Tensione muscolare
  • Articolazioni bloccate
  • Occhi spalancato o evitamento del contatto visivo
  • Irritabilità o distraibilità
  • Comportamento di "fuga verso al superficie"
  • Temporeggiare (ad. es. nel preparare l'attrezzatura o ad entrare in acqua)
  • Problemi immaginari riferiti all'attrezzatura o alle orecchie
  • Essere logorroici o essere distaccati e silenziosi
  • Mantenere una presa stretta in acqua con la scaletta dellabarca o con la cima dell'ancora

È fondamentale che gli istruttori imparino ad intervenire prima che lo stato d'animo o gli eventi stressanti diventino eccessivi, determinando sfinimento, un incidente subacqueo o attacchi di panico (Capodieci, 2006). In particolare, quest'ultimo è definito come un episodio acuto d'ansia caratterizzato da tensione emotiva e terrore intollerabile che ostacola un'adeguata organizzazione del pensiero e dell'azione (Galimberti, 1999).

Il DAN (Divers Alert Network, 1999) sostiene che il panico è stato responsabile del 20%-30% degli incidenti mortali in immersione ed è probabilmente la prima causa di morte nelle attività subacquee. Anche sub con molti anni di esperienza possono sperimentare un attacco di panico. Una possibile spiegazione è data dall'ipotesi che in tali situazioni il subacqueo, perdendo la familiarità con gli oggetti dell'ambiente circostante, sperimenti una forma di deprivazione sensoriale definito "Blu Orb Syndrome" che ha caratteristiche simili all'agorafobia (Capodieci, 2006).

Gli attacchi di panico si suddividono in (Capodieci, 2006):

  • Attacchi di panico inaspettati (non provocati). Il subacqueo non ha alcun fattore di stress e avverte l'attacco improvvisamente
  • Attacchi di panico causati dalla situazione (provocati). Si manifestano subito dopo l'esposizione a, o nell'attesa di, uno stimolo o fattore scatenante situazionale, come la perdita d'aria o altri malfunzionamenti dell'attrezzatura, il disorientamento in un relitto o in una grotta, una visibilità molto ridotta o il non vedere più il compagno di immersione
  • Attacchi di panico sensibili alla situazione, simili agli attacchi provocati, ma non sono invariabilmente associati allo stimolo e non si manifestano necessariamente subito dopo l'esposizione

Perché alcune persone vanno incontro ad un attacco di panico, mentre altri mostrano solo ansietà e riescono a gestire la situazione razionalmente?

I fattori possono essere diversi: l'importanza specifica dello stimolo esterno per l'individuo coinvolto, il fatto che ci sia stato uno specifico addestramento e i risultati che l'addestramento ha avuto nel rafforzare le difese e l'adattabilità dell'individuo nei confronti di situazioni impreviste (Capodieci, 2006).

Assieme al panico, si può riscontrare nell'attività subacquea la fobia specifica, che è una paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o situazioni specifiche (APA, 2001). L'esposizione ad uno stimolo fobico provoca una risposta ansiosa immediata, che può diventare attacco di panico situazionale.

Esistono vari sottotipi di fobia specifica; quelle che si possono presentare durante lo svolgimento di un'attività subacquea si possono classificare nel modo seguente (Capodieci, 2006):

  • Tipo animale. Questo sottotipo si riferisce alla paura dei pesci (ittofobia) o, in modo più specifico, degli squali o elasmofobia; a quest'ultima è correlata la fagofobia o la paura di essere mangiati vivi; questo sottotipo ha il suo esordio generalmente nell'infanzia
  • Tipo ambiente naturale. Comprende la talassofobia, che è un'irrazionale timore del mare, l'idrofobia o paura dell'acqua (che esordisce solitamente nell'infanzia) la batofobia o paura della profondità o di andare a fondo in caso di immersioni profonde, o la nictofobia o paura del buio in caso di immersioni notturne
  • Tipo situazionale. Include la claustrofobia (paura di essere chiusi o incastrati) che può manifestarsi nelle immersioni in relitti o nella speleologia subacquea, la barofobia (paura di essere schiacciati) scatenata dall'idea che la massa d'acqua che sta sopra possa schiacciare il subacqueo
  • Altro tipo: alcuni stimoli possono scatenare altre fobie come la tanatofobia (paura di morire) o la pnigofobia, che è la paura di non riuscire a respirare o di soffocare

In ambito preventivo viene consigliata la somministrazione di una batteria di test che possa individuare i soggetti più ansiosi. Nella prevenzione, è preferibile procedere ad un addestramento prolungato e personalizzato per gli individui con alto punteggio di ansia di stato perché in loro le probabilità di sviluppare un attacco di panico sono più alte. In tali casi è preferibile limitare l'attività ad immersioni ricreative (Capodieci, 2006). La predisposizione all'ansia può, comunque, essere superata con l'esperienza e l'addestramento, dunque escludere coloro che hanno semplicemente un livello intrinseco d'ansia maggiore sarebbe illegittimo. È indispensabile che le didattiche dedichino ampio spazio al problema del subacqueo ansioso, del panico e della sua gestione, fin dai primi livelli di addestramento e, in particolare, durante l'addestramento degli istruttori. Alcuni allievi richiedono maggior tempo e un'attività pratica aggiuntiva o necessitano di un addestramento individuale (Capodieci, 2006).

Nella prevenzione, è stato ampiamente discusso il ricorso ai farmaci per la gestione dell'ansia. Gli studi riconoscono delle perplessità sull'utilizzo da parte dei sub di certi medicinali.

Molte sono invece le tecniche usate per il trattamento non farmacologico dell'ansia (Capodieci, 2006):

  • Desensibilizzazione sistematica. Uno stimolo (entrare in acqua) comporta una risposta (evitamento ed ansia). L'assunto teorico alla base sostiene che se uno stimolo può essere condizionato o appreso, può anche essere disimparato
  • Tecniche implosive (Keane et al., 1989). Tendono a sovraccaricare l'allievo con una serie di stimoli ansiogeni, con l'idea che il soggetto può velocemente abituarsi allo stressor
  • Tecnica Fermarsi-Respirare-Pensare-Agire (Maultsby, 1984). La finalità è quella di ricordare sempre e ripetersi con frequenza, che, in caso di emergenza, ogni problema può e dovrebbe essere risolto sott'acqua e non attraverso una risalita incontrollata
  • Tecniche ipnotiche

Alcuni esercizi inseriti nella didattica degli aspiranti subacquei e degli istruttori, che potrebbero rivelarsi utili nella gestione del panico sono (Capodieci, 2006):

  • Concentrazione visiva. Fissare un oggetto che si trova fermo sott'acqua. Chiudere gli occhi e pensare ad una scena tranquilla e piacevole, già precedentemente scelta in piscina. Quando si riprende l'immersione riaprire gli occhi conservando la tranquillità
  • Tensione e rilassamento. Tendere i muscoli mentre si inspira profondamente, quindi rilassare progressivamente tutto il corpo mentre si espira lentamente e completamente
  • Respirare lentamente e in modo ritmico. Dopo uno dei due esercizi precedenti, continuare a respirare lentamente e in modo confortevole concentrandosi sui pattern del respiro. Trovare una posizione rilassante e focalizzarsi sulla propria respirazione nel seguente modo: inspirare, contare fino a tre, espirare, contare fino a tre. Continuare per alcuni minuti finché non ci si sente completamente rilassati e tranquilli