Sarcopenia: definizione e eziologia
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Sarcopenia: definizione e eziologia

Definizione di sarcopenia. Fattori estrinseci e fattori intrinseci che caratterizzano il processo sarcopenico. Il ruolo della dieta e le problematiche connesse alla dieta ipocalorica nell'anziano

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Sarcopenia: definizione e eziologia

Il termine sarcopenia è stato coniato da Irwin Rosenberg (Senior Scientist Jean Mayer SDA HNRCA Tufts University Boston, MA) nel 1988 per definire la diminuzione di massa e di funzione muscolare legate all'età.

Con tale termine si intende un processo fisiologico e non patologico, visto che all'incirca dai 40 anni in poi tutti iniziamo a perdere tessuto muscolare, intorno ai 75 anni il processo accelera repentinamente, fino a perdere in totale fino a circa il 45% dell'intera massa muscolare.

Questa condizione è caratterizzata da uno stato metabolico compromesso, in cui il muscolo presenta una riduzione della capacità di produrre energia. Inoltre uno dei segni evidenti durante il processo sarcopenico è dato dall'atrofia delle fibre fast-twitch, quelle che vengono reclutate durante il lavoro anaerobico ad alta intensità, e quindi dall'attivazione di processi di rimodellamento muscolare. Tale fenomeno comporta una diminuzione nella precisione dei movimenti "fini" e una minor capacità di resistere a movimenti veloci e intensi.

Processi multifattoriali legati alla sarcopenia

Processi sarcopenia
Fig. 1 Processi multifattoriali legati alla sarcopenia (da: Fulle et al, 2005)

Il processo sarcopenico è caratterizzato da (Fig. 1):

  • Fattori intrinseci, quali la diminuzione delle terminazioni nervose degli a-motoneuroni, la diminuzione della produzione dell'ormone dell'accrescimento (GH), e dei livelli degli steroidi sessuali.
  • Fattori estrinseci o ambientali come lo scarso esercizio fisico, l'immobilizzazione di un arto, l'alimentazione.

La perdita di massa e la minor efficacia degli enzimi muscolari si traducono in un calo del picco di forza isocinetica, della massima velocità di estensione e del massimo sforzo isometrico.

Il fattore intrinseco che contribuisce maggiormente allo sviluppo della sarcopenia è la riduzione delle terminazioni degli a-motoneuroni, con conseguente perdita di sinapsi funzionali, ciò comporta una riduzione della stimolazione muscolare con conseguente atrofia delle fibre e in alcuni casi con morte delle stesse.

Come abbiamo detto, la perdita di velocità dei movimenti, legata all'età, può essere correlata al processo di "rimodellamento delle unità motorie".

I motoneuroni delle fibre lente, possono contrarre sinapsi con le fibre muscolari (di solito fast-twitch) che hanno perso le terminazioni nervose, determinandone un cambiamento fenotipico: per questo la "nuova" unità motoria ha una diversa conformazione, e nel muscolo si osserva un aumento delle fibre lente di tipo I e diminuzione delle fibre di tipo II.

Un altro fattore che contribuisce sicuramente alla diminuzione di massa e di forza muscolare è la diminuzione della secrezione di GH da parte dell'ipofisi anteriore, con conseguente diminuzione di IGF-1 che, insieme al testosterone, stimola la proliferazione e il differenziamento delle cellule satelliti, responsabili della capacità rigenerativa del muscolo.

La sarcopenia può essere anche correlata ad un errore di replicazione del DNA mitocondriale, che potrebbe essere la causa di una deplezione del genoma del mitocondrio. Tale genoma, più corto, si replica più velocemente determinando la formazione di mitocondri mal funzionanti o del tutto inattivi. Questo provoca un deficit energetico e l'atrofia della fibra. La fibra atrofica necrotizza e viene sostituita da infiltrazioni di tessuto connettivo e adiposo.

La sarcopenia è inoltre strettamente legata alla presenza di alterazioni nella sintesi proteica. È stato visto, infatti, che la velocità di sintesi proteica nel vasto laterale di soggetti anziani è più lenta rispetto a quella osservata nel vasto laterale di soggetti giovani. Nei modelli animali ciò è stato attribuito ad una ridotta espressione del fattore1-a, che catalizza il legame dell'amminoacil-t-RNAs al ribosoma. Nel muscolo umano, invece l'espressione di questi enzimi non diminuisce con l'età (Welle et al, 2003).

Per quanto riguarda i fattori estrinseci, sicuramente la scarsa attività fisica ricopre un rischio importante, un circolo vizioso che si attiva: diminuzione dell'attività fisica, aumento del peso corporeo, perdita della forza e dell'equilibrio, cadute, ospedalizzazione, difficoltà nel recupero.

Un altro fattore molto importante è la dieta. Bisogna prestare attenzione a eventuali diete ipocaloriche somministrate all'anziano. Durante la fase del dimagrimento si assiste inevitabilmente anche ad una certa perdita di massa magra oltre che a quella grassa. Nel giovane e nell'adulto questo effetto negativo è ricompensato dagli effetti positivi del calo ponderale ed è inoltre un calo che può essere soggetto a recupero tramite attività fisica.

Nelle persone con una età avanzata, invece, il recupero non è scontato, sia a causa del minor impegno fisico a cui il soggetto si può sottoporre, sia per la diminuita efficienza anabolica dovuta all'età.

Una delle fonti migliori di proteine è il pesce. Anche la cottura ed il condimento sono importanti, infatti il pesce non deve essere fritto, ed inoltre formaggio tipo grana e prosciutto crudo dolce sono ottime fonti di proteine, buone e facili da digerire.

Uno dei maggiori inconvenienti delle diete ipocaloriche è la perdita di massa magra, cosa tanto più grave quanto più anziana è la persona. L'attività fisica durante il periodo del calo di peso è un'importante pratica per contenere questa perdita (Kinney JM, 2004).