Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema nervoso
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Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema nervoso

L'attività fisica produce effetti benefici anche sul sistema nervoso, andando ad agire su 3 diverse leve: biochimica, fisiologica, psicosociale

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Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema nervoso

Le evidenze scientifiche sulle modificazioni del sistema nervoso prodotte dall'invecchiamento sono numerose; ricordiamo una riduzione progressiva del numero di neuroni che comporta una riduzione della secrezione di neurotrasmettitori, la riduzione della memoria (evento più frequente) ed anche un apprendimento rallentato.

L'esercizio fisico può portare diversi benefici al sistema nervoso; è infatti in grado di:

  • Modificare la secrezione o il passaggio di sostanze chimiche attraverso la barriera emato-encefalica, il tono dell'umore e le diverse prestazioni cerebrali
  • Ridurre lo stato di ansia e depressione
  • Incrementare l'autostima
  • Migliorare la vigilanza cerebrale

Per quanto riguarda il miglioramento dell'equilibrio ci sono dati contrastanti, anche se è stata riscontrata una minor incidenza di cadute tra i soggetti che svolgono attività fisica rispetto ai sedentari. Gli effetti dell'attività fisica che possiamo riassumere a riguardo sono:

  • Incremento del tono venoso periferico che riduce la possibilità di ipotensione posturale
  • Maggior velocità nell'eseguire movimenti correttivi
  • Miglioramento della sensibilità propriocettiva
  • Aumento della resistenza dei segmenti ossei e della massa di tessuto magro con successivo incremento della protezione contro le forze esterne, specie in caso di caduta

Oltre questi benefici che l'attività fisica genera, l'essere umano subisce alcuni cambiamenti legati all'aspetto fisico, allo stato cognitivo, al pensionamento, alle relazioni sociali, allo spazio fisico e all'ambiente di vita e a una prospettiva temporale. Un ruolo fondamentale ha la perdita del ruolo sociale e familiare, infatti, il pensionamento, per molti, è visto come l'avvio verso un processo di emarginazione specie quando questo non è accettato. Per questi soggetti è molto importante fornire loro strumenti cognitivi, emotivi e di salute fisica come stimoli per ripristinare interessi e il mantenimento dello stato di benessere.

Esistono diverse patologie neurologiche che possono influenzare le capacità motorie, spesso legate anche all'aumentare dell'età; allo stesso tempo l'attività fisica è capace di migliorare eventuali deficit contrastando anche gli effetti della riduzione dell'attività motoria. Tra queste le principali sono:

  • Ictus
  • Tremore senile
  • Morbo di Parkinson
  • Sindrome soprabulbare (blocco delle vie cortico-bulbari)
  • Epilessia ed equivalenti epilettici
  • Disturbi cognitivi
  • Psicosi
  • Disturbi uditivi e visivi

L'ictus consiste in una perdita improvvisa e persistente di una o più funzioni neurologiche di natura vascolare. Secondo una definizione data dall'OMS, il paziente colpito da ictus presenta:

segni clinici a rapido sviluppo di turbe delle funzioni cerebrali di tipo focale (o globale), della durata di oltre 24 ore o che portano a morte, senza cause apparenti se non di origine vascolare

L'emiplegia è la forma più comune di ictus. Questa patologia costituisce la seconda causa di morte nel mondo e la terza in Italia, dove rappresenta anche la prima causa d'invalidità1. L'incidenza è maggiore negli uomini come la mortalità che negli ultimi 20 anni è diminuita del 35% nei maschi e del 40% nelle femmine. I fattori di rischio sono numerosi e vari: metabolici, età, familiarità, aterosclerosi, ipertensione, cardiopatie, polimorfismi genici, trattamenti estro-progestinici, fumo, microalbuminuria.

Nei giovani e/o adulti circa il 30% dei casi di ictus è causato dal cardioembolismo, seguito da cause ematologiche, malattia dei piccoli vasi, uso di droghe, contraccettivi orali ecc. Il fumo e il consumo di alcool svolgono un ruolo importante come fattori di rischio, come anche i deficit delle proteine C e S. Naturalmente la prevenzione si basa prima di tutto sul controllo dei fattori di rischio modificabili come l'ipertensione, il fumo, il diabete mellito e l'iperlipemia.

L'esercizio fisico svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione primaria riguardo all'ipertensione giacché ha un ruolo rilevante tra i fattori di rischio. È importante, inoltre, verificare la presenza di aterosclerosi cerebrale e coronarica e le loro manifestazioni cliniche. Tutto ciò assume un ruolo rilevante quando sussiste una predisposizione familiare ai fenomeni ischemici, in particolare prima dei 45 anni. Sussistono evidenze che dimostrano come l'attività fisica riduca il rischio di ictus in modo statisticamente rilevante in maniera direttamente proporzionale alla sua frequenza e alla sua durata nel tempo. Secondo alcuni studi, sulla base di questi presupposti, la probabilità di ictus risulta diminuita dal 20 al 50%. Non vi sono invece dati univoci sulla correlazione tra attività fisica e riduzione della mortalità dovuta a ictus.

Per quanto riguarda i disturbi cognitivi, è complicato stabilire con certezza gli effetti dell'esercizio fisico sulle performance mentali. Infatti, le ricerche svolte in questo campo sono molto diverse, sia per le raccolte a livello di forma fisica, età e stato di salute differenti, sia per la diversità delle funzioni cognitive e per quella dei diversi criteri di valutazione di queste ultime. Ciò nonostante, numerosi studi confermano l'utilità dell'esercizio fisico, in particolare quello aerobico, spesso anche di lieve intensità e durata variabile. È stato certificato:

  • Ridotto rischio di sviluppare disturbi cognitivi
  • Miglioramento della memoria operativa e delle capacità visuo-spaziali
  • Incremento di abilità nel risolvere problemi e incremento nella rapidità di rispondere agli stimoli
  • Miglioramento dell'attenzione
  • Miglioramento dell'orientamento spazio-temporale
  • Miglioramento della capacità di calcolo e della memoria a breve termine
  • Miglioramento del linguaggio e dell'aprassia costruttiva (impossibilità di riprodurre configurazioni bi/tridimensionali, sia su imitazione, sia a memoria)

Per spiegare questi effetti sono state elaborate diverse teorie, basate in particolare sulla funzione ricoperta dal documentato aumento del flusso ematico cerebrale e confermate da evidenze che comprovano come questo, l'efficienza e il trasporto dell'ossigeno sono ridotti nei soggetti sedentari; inoltre sono risaputi gli effetti di riduzione dei neurotrasmettitori cerebrali durante l'ipossia. L'incremento di apporto ematico porta anche a un incremento dell'apporto glucidico, importante per il metabolismo cerebrale.

Fra le ricerche sugli effetti dell'attività fisica in rapporto ai disturbi mentali sono numerose quelle concernenti la depressione e l'ansia, malattie non tipiche, ma molto diffuse nell'anziano. Sebbene non ci siano ancora dati sufficienti per stabilire il livello ottimale di attività fisica al quale maggiori possono essere gli effetti benefici sulla depressione, è stata documentata evidenza che l'attività comporta una significativa riduzione del rischio di depressione. Esistono ricerche che hanno verificato che l'attività fisica è efficiente nel ridurre i sintomi sia nelle forme depressive moderate che gravi, e che alle volte può dimostrarsi più efficace della farmacoterapia e della psicoterapia. Questi dati sono molto interessanti poiché indicano che l'attività fisica può rappresentare una possibile alternativa quando psicoterapia e farmacoterapia non sono accessibili, la prima, spesso, per motivi economici e logistici, la seconda per gli effetti collaterali negativi che di solito può provocare.

I risultati ottenibili con l'attività fisica nell'ambito dei disturbi d'ansia, nelle loro diverse manifestazioni sono limitati. I dati sperimentali prodotti dalla ricerca scientifica sugli effetti dell'attività fisica in relazione alla salute mentale in generale e in particolare a quelli preventivi e terapeutici relativi a disturbi psichici come la depressione e l'ansia, hanno permesso di individuare i principali meccanismi attraverso i quali tali effetti si producono. Essi sono:

  • I meccanismi biochimici consistono in maggior parte in un incremento di ormoni come le endorfine, che aumentano la soglia del dolore e producono euforia, e la serotonina che ha una parte rilevante sullo stato dell'umore, sul sonno e sulla memoria
  • I meccanismi fisiologici consistono nella diminuzione degli stati di tensione e nell'aumento del flusso sanguigno e quindi ad un potenziamento del trofismo organico in generale e quello cerebrale in particolare
  • I meccanismi psicosociali consistono in un miglioramento della percezione del sé positiva, della confidenza nelle proprie capacità e delle relazioni sociali

Per quanto riguarda il tipo di attività fisica efficace e la sua quantità in termini di intensità, frequenza e durata sono consigliabili le attività aerobiche come camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare. Per l'intensità è consigliabile svolgere attività di moderato livello, per ottenere significativi benefici mentali e psicosociali; quanto alla frequenza, svolgere attività tutti i giorni o almeno 3 volte a settimana; infine, per la durata, attività non inferiori ai 30 minuti al giorno.

Volendo, l'attività fisica può essere svolta in ambiente attrezzato e dotato di personale competente con cui stabilire programmi di esercizi su misura per l'esigenza del singolo soggetto, semmai alternati con esercizi a domicilio.