Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema polmonare
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Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema polmonare

L'attività fisica è una straordinaria forma di prevenzione e di terapia non farmacologica anche per il sistema polmonare, in particolar modo nella terza età

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Attività fisica nella terza età: benefici sul sistema polmonare

Durante lo sforzo muscolare, l'integrità funzionale di tutti i sistemi impegnati nel trasporto dell'ossigeno sono alla base dello scambio gassoso tra l'aria atmosferica e le cellule muscolari.
I sistemi in oggetto sono quello toracico e polmonare, la circolazione polmonare, il cuore, la circolazione distrettuale e il microcircolo, le cellule muscolari in cui l'energia chimica viene trasformata in lavoro meccanico, la cute cui spetta il compito di disperdere il lavoro prodotto dall'aumento della combustione, il sistema di controllo della respirazione.
Essendo vari i sistemi interessati, è difficile individuare quali e in che misura siano i fattori maggiormente coinvolti nella ridotta capacità di prestazione muscolare cui si assiste con l'invecchiamento.

Il massimo consumo di ossigeno (VO2max) che rimanda la massima potenza aerobica, quindi la predisposizione del soggetto all'esercizio aerobico stesso, aumenta durante l'infanzia, raggiunge il valore massimo prima dei 20 anni, rimane costante fino ai 25 per poi ridursi progressivamente.
È corretto affermare che la ridotta capacità di esercizio aerobico connessa al fenomeno dell'invecchiamento è attribuibile, solo in parte, alle modificazioni polmonari, mentre è da associare in particolare all' alterazione delle risposte cardiovascolari che possono dipendere dallo stile di vita sedentario, dalla riduzione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, dal calo della frequenza cardiaca massima, dalla diminuzione della contrattilità miocardica e dal peggioramento della risposta alla stimolazione ß-adrenergica.

In ogni caso, il regolare esercizio aerobico è in grado di limitare la fisiologica diminuzione del valore di VO2max nel soggetto. Prima di iniziare un programma di attività fisica, dopo aver fatto tutti gli accertamenti che indichino l'assenza di qualsiasi controindicazione, è necessario acquisire dati in grado di fornire un orientamento sul tipo di patologia respiratoria e sulla sua gravità.

È importante riconoscere se si è in presenza di una patologia restrittiva (fibrosi polmonare, distrofie) oppure ostruttiva (asma, enfisema, BPCO), che rappresentano i due gruppi di patologie in grado di alterare le funzioni dell'apparato respiratorio. Nelle patologie restrittive sono ridotti tutti i volumi, il "Volume Espiratorio Massimo ad 1 Secondo" (FEV1, Forced Expiratory Volume in 1 second) e la Capacità Vitale Forzata (Forced Vital Capacity, FVC) con indice di Tiffenau (FEV1/FVC) normale; la Capacità Funzionale Residua (CFR) è ridotta, così come la Capacità Vitale (CV) e la Capacità Polmonare Totale (TLC). Nelle patologie ostruttive, invece, il FEV1, espresso in percentuale della Capacità Vitale Forzata (FVC) si riduce; questo parametro permette di stabilire l'importanza dell'ostruzione (valori normali ≥ 80%).
Anche il PEF (Picco di Flusso Espiratorio), il parametro più rapido e utile per i soggetti asmatici, che permette di stabilire l'entità di ostruzione e la sua variabilità, si riduce.

Per riconoscere la presenza di enfisema in assenza di BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) sono necessarie metodiche più articolate come il CFR. All'inizio di un programma di attività fisica è sempre preferibile valutare:

  1. Saturazione di O2 (monitorata durante e dopo le prime sedute di esercizio)
  2. Frequenza cardiaca (monitorata durante e dopo le prime sedute di esercizio)
  3. Percezione dell'intensità dello sforzo attraverso la Scala di Borg
  4. 6MWT (Six Minute Walk Test): test che consiste nel percorrere, con andatura sostenuta, un corridoio di 25m (avanti e dietro) per 6 minuti; valuta la distanza percorsa in sei minuti, la saturazione di O2, il grado di dispnea (affaticamento della respirazione) e la Frequenza Cardiaca

L'attività fisica ha, tra gli scopi primari, quello di modificare le alterazioni anatomiche reversibili rappresentate dalla rigidità e variazioni della colonna vertebrale, dalla rigidità delle articolazioni costo-vertebrali e dalle alterazioni muscolari legate all'ipocinesia (rallentamento o riduzione dei movimenti spontanei del corpo); di migliorare la ventilazione e la distribuzione dei gas respiratori. A tal proposito, molto importante è il potenziamento dei muscoli espiratori, cercando di economizzare la respirazione attraverso l'uso di frequenze più basse, così da evitare l'asincronismo respiratorio. Un altro importante scopo dell'attività fisica è quello di incrementare la gittata cardiaca (volume di sangue espulso da un ventricolo in un minuto) e ridurre le resistenze polmonari, utilizzando al meglio l'O2.
Il potenziamento del diaframma è importante perché la rigidità della gabbia toracica consente l'espansione volumetrica verticale con respirazione maggiormente diaframmatico/addominale. La mobilizzazione della colonna vertebrale e la correzione della cifosi dorsale richiedono un potenziamento dei muscoli spinali (ileo costale, lunghissimo del dorso, spinale e spinale traverso) associato a esercizi di flessione, estensione, rotazione e inclinazione laterale; la mobilizzazione costale, invece, mira a correggere le coste, ha lo scopo di mobilizzare parte del volume residuo e utilizza esercizi di potenziamento a carico dei muscoli espiratori, intercostali interni, quadrato dei lombi, retti addominali, piccolo e grande obliquo, trasverso dell'addome.

Il potenziamento diaframmatico, invece, si avvale di esercizi di movimento degli arti sia in posizione seduta sia durante il cammino. Le attività consigliate sono prettamente di tipo aerobico e d'intensità proporzionata alle capacità del soggetto, sempre associate a un periodo di riscaldamento e raffreddamento della durata di 5-10 minuti, con una durata preferibilmente di 30-40 minuti e una frequenza di almeno 5 volte a settimana.