Fuoriclasse si nasce o si diventa?
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Fuoriclasse si nasce o si diventa?

Sono tanti i genitori che si pongono la domanda: mio figlio diventerà un fuoriclasse? Il corredo genetico è fondamentale, oltre all'allenamento ed alla dedizione

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Fuoriclasse si nasce o si diventa?

Ogni bambino che si avvicina alla pratica sportiva sogna di emulare le gesta del campione della disciplina a cui partecipa: Messi nel calcio, Nadal nel tennis, Bolt nell'atletica, ecc. Spesso sono gli stessi genitori a riempire i figli di aspettative, basterebbe fare un giro in quel di Roma o Napoli per venire a conoscenza di quanti "potenziali" nuovi Totti o Maradona siano pronti ad esplodere nel calcio.

In realtà, la stragrande maggioranza delle volte, le cose non vanno esattamente così. Nonostante impegno e dedizione negli allenamenti non sempre è possibile raggiungere altissimi livelli prestazionali nella propria disciplina sportiva. Ma perché avviene questo? Per comprenderlo è necessario conoscere il concetto di capacità motoria.

Il ruolo delle capacità motorie

Possiamo definire le capacità motorie come presupposti su base genetica che rendono l'essere umano capace di rispondere agli stimoli esterni e quindi di realizzare azioni motorie specifiche. Esse costituiscono quindi il requisito essenziale sia per l'apprendimento che per l'esecuzione delle diverse azioni motorie, dalla più semplici alle più complesse.

Generalmente le capacità si distinguono in condizionali e coordinative (per approfondimenti vedi De Pascalis Le capacità e le abilità motorie).

Le prime si basano su meccanismi energetici e fattori organico-muscolari, ne fanno parte la forza, la velocità e la resistenza. Le capacità coordinative dipendono strettamente da meccanismi di controllo nervoso e sono indispensabili nell'organizzazione e nel controllo del movimento. A quest'ultimo gruppo fanno parte la capacità di equilibrio, apprendimento motorio, controllo motorio, ecc. Molto spesso le capacità motorie vengono confuse con le abilità motorie (per approfondimenti vedi De Pascalis Le abilità motorie), che rappresentano invece le azioni motorie concrete, i gesti tecnici specifici di una disciplina, come il dribbling nel calcio o il rovescio nel tennis. Le abilità si costruiscono a partire dalle capacità (i presupposti) che ne determinano quindi il grado di perfezionamento. A loro volta, entro limiti più ristretti, le capacità godono di benefici dalla ripetizione e dall'automatizzazione delle abilità secondo un processo circolare.

Due esempi renderanno più chiaro questo concetto. Si immagini di possedere una scatola di attrezzi, è chiaro che più grande sarà la nostra scatola e più attrezzi potremmo metterci dentro. Lo stesso vale per le capacità e le abilità motorie. Se io posseggo un patrimonio genetico ampio di capacità (la scatola) avrò modo di perfezionarmi in maggiori abilità (gli attrezzi), di conseguenza sarà più facile avvicinarmi ad essere un fuoriclasse. Ciò nonostante non è detto che lo diventi. Immaginiamo adesso di avere una bottiglia di 2l di acqua riempita però solo a metà mentre un nostro amico ha una bottiglia di 1,5l riempita interamente. Pur avendo una bottiglia meno capiente della nostra il nostro amico è sicuramente avvantaggiato dall'averla riempita completamente di acqua.

Chi è particolarmente perspicace avrà capito che in questo secondo esempio la bottiglia rappresenta il patrimonio di capacità mentre l'acqua le abilità accumulate dall'esperienza e dall'allenamento. In questo caso specifico si è visto come il possedere un patrimonio di capacità più grande non equivale nel concreto ad essere più abili di altri se queste poi non vengono perfezionate attraverso un allenamento continuo. Con questo si spiega il perché giocatori riconosciuti da tutti come potenziali fuoriclasse, citiamo ad esempio Balotelli e Cassano, non arrivino poi nel concreto ad esserlo o perché giocatori meno dotati di quest'ultimi si ritrovino a giocare spesso molto meglio dei due citati.

Mio figlio diventerà mai un fuoriclasse?

In realtà questa domanda non si dovrebbe neanche porgere. L'unico scopo che deve avere un bambino che si avvicina alla pratica sportiva è quello di divertirsi. Questo non è un luogo comune ed è bene che se lo mettano in testa sia i genitori che gli allenatori, spesso protagonisti di episodi non esattamente edificanti. Riempire di aspettative i più giovani quando praticano sport non equivale ad avvicinarli alla disciplina semmai ad allontanarli, come dimostrano anche recenti statistiche sull'abbandono precoce dello sport (drop out sportivo).

Se proprio si cerca una risposta la verità è che solo una percentuale piccolissima di giovani atleti riesce a trasformare le proprie capacità e le proprie predisposizioni genetiche in abilità tali da farlo diventare un fuoriclasse e come scritto non è detto che chi effettivamente sia dotato poi lo diventi, saranno necessarie costanza, disciplina e applicazione nell'allenamento, il tutto può essere associato ad un puzzle che ha la necessità di incastrarsi alla perfezione.

Per concludere direi che fuoriclasse prima si deve nascere ma solo eventualmente lo si diventa.