Nuoto: il passaggio da vasca piccola a vasca grande
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Nuoto: il passaggio da vasca piccola a vasca grande

Il passaggio dalla vasca piccola alla vasca grande trai 7 ed i 10 anni comporta una serie di cambiamenti. Il gioco è finalizzato all'acquisizione del gesto tecnico. Le differenze nel comportamento tra maschi e femmine

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Nuoto: il passaggio da vasca piccola a vasca grande

Una volta arrivati in vasca grande il gioco è finalizzato non più ad ambientarsi in acqua, a stare in essa, ma ad imparare determinate capacità. La cosa principale che ora si deve fare è imparare a coordinare i vari segmenti corporei, gambe e braccia, gambe-braccia e respirazione, e lo si fa grazie a dei giochi creati appositamente, si impara a muoversi in modo coordinato attraverso esercizi finalizzati, muoversi in acqua comporta una ridefinizione del proprio fisico, del proprio equilibrio.

I bambini fra i 7 e i 10 anni cominciano ad imparare le varie nuotate usando anche materiale didattico, tavolette o altro, anche se prima si cerca di usare il materiale sporadicamente onde evitare che i bambini si "ancorino" ad esso.

Arrivati a questo punto tutti gli istruttori sono concordi nell'usare meno un gioco creativo (il gioco dove si inventavano i percorsi, le fiabe) ma spostarsi verso un gioco più tecnico.

Quasi tutti gli istruttori usano la stessa metodologia, ovviamente ognuno seguendo la propria personalità, la propria esperienza, ma tutti su basi comuni, dopo la vasca piccola si passa, attorno ai 6/7 anni alla vasca grande, soltanto una delle insegnanti che ho intervistato, Elena, sostiene che per lei insegnare in una vasca piuttosto che nell'altra non cambia molto (Elena proviene da impianti dove la vasca piccola non esisteva sicchè si era adattata ad insegnare senza il passaggio da una all'altra).

Un volta in vasca grande si comincia dai lati, dalle corsie dei principianti e via via che ci si perfeziona si arriva al centro della vasca, nella corsia destinata ai più esperti.

A questo punto la socializzazione, se il gruppo è cresciuto pari pari, è già ben avviata fra i partecipanti, l'unico punto diverso sarà l'istruttore, che da un anno all'altro cambia, o l'introduzione di bambini nuovi.

Rapportarsi ad un altro istruttore è difficile inizialmente, ci si era abituati a un modo di "fare" diverso, ad un modo di comunicare che non è lo stesso di questo, anche ad un modo di far fare che non è uguale all'altro.

L'arrivo di un nuovo bambino crea sempre un po' di agitazione, si cerca di capire da dove viene, chi è, come mai comincia in quel momento ecc. e per un po' monopolizza l'attenzione.

La socializzazione in vasca grande cambia, cambia perché è cambiato il contesto, lo spazio, perché non si sta più a giocare come prima ma si cerca di imparare la nuotata, inoltre spesso il volto è immerso nell'acqua sicché mancano i contatti stessi visivi, inizia la competizione sopratutto fra i maschietti, si compete per tante cose, a volte anche per ottenere più attenzione.

Nell'ambito della competizione le mie interviste hanno dato risposte disparate, alla domanda: "durante le tue lezioni come si rapportano i bambini fra di loro? , ho ricevuto diverse risposte.

Grazia (istruttrice di Conselve) sostiene che "il bello di questo sport è che non ci sono competizioni fra bambini, che questi giocano fra di loro, uniti, e con i bambini delle corsie vicine senza rivalità".

Marco (allenatore di Conselve) invece sostiene che "tutti i bambini nascono competitivi, lo sono per bisogno individuale di emergere sugli altri, di far valere il proprio io, la propria personalità".

Anche Salvatore (allenatore di Peraga di Vigonza) sostiene lo stesso, pure per lui "tutti i bambini sono competitivi anche se, in particolar modo, i maschi spiccano sulle femminucce per questo".

"I maschi sono più competitivi perché hanno bisogno di far sentire la propria voce, di far vedere che valgono che hanno volontà.

Le femminucce invece socializzano in modo diverso, più solidale spesso, anche se le differenze fra i sessi stanno un po' scomparendo resta sempre questa prerogativa tutta femminile che è quella di dare una mano a chi è in difficoltà, difficoltà ad inserirsi nel gruppo, difficoltà ad andare avanti nell'apprendimento di un determinato esercizio.

Sono solidali a parole, incoraggiando verbalmente, fisicamente sostenendo per mano i propri compagni, accompagnando i movimenti, prendendo le difese, sostenendo accarezzando un bambino mentre piange.

Se qualcuno è in difficoltà avvertono l'insegnante spiegando cosa è successo, e sono molto più comunicative rispetto ai loro compagni maschi.