Esercizio fisico e malattie neurodegenerative
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Esercizio fisico e malattie neurodegenerative

I malati di demenza, Alzheimer e Parkinson possono trarre benefici dall'attività fisica? Se si, quali?

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Esercizio fisico e malattie neurodegenerative

Gli studi sull'efficacia dell'utilizzo dell'esercizio per trattare e/o prevenire i disturbi mentali sono essenziali e particolarmente indicati vista la rapida crescita della popolazione anziana e il conseguente aumento della prevalenza di malattie neurodegenerative e della depressione.
I recenti aumenti delle incidenze di alcuni disturbi mentali, come il disturbo depressivo maggiore (MDD), la demenza e il morbo di Parkinson (PD), hanno evidenziato la necessità di aumentare gli sforzi di ricerca che si concentrano sull'identificazione di trattamenti che possono migliorare la salute mentale dei soggetti.
Anche se la terapia farmacologica è attualmente il metodo più usato per il trattamento di tutte le malattie mentali, i possibili effetti negativi del farmaco limitano la condiscendenza e la disponibilità del paziente.

Pertanto, ridurre i costi dei farmaci, i ricoveri e migliorare la qualità della vita e la salute mentale dei pazienti, dovrebbe essere una priorità. Una recente revisione ha dimostrato che l'esercizio fisico regolare riduce i sintomi di MDD, demenza e PD (Deslandes et al., 2009) per cui l'esercizio fisico può essere considerato un trattamento adiuvante per diverse malattie mentali.

Demenza

La demenza è la malattia neurodegenerativa più diffusa in tutto il mondo. In uno studio (Ferri et al., 2005) è stato stimato che sono stati segnalati 24,3 milioni di casi e 4,6 milioni nuovi casi sono segnalati ogni anno in tutto il mondo.

La stimolazione mentale, la corretta nutrizione e l'esercizio fisico sembrano esercitare effetti preventivi sia sullo sviluppo sia sulla progressione della demenza neurodegenerativa.

Dati i possibili effetti negativi legati al trattamento farmacologico, la qualità della vita e il generale benessere degli individui che soffrono di demenza possono essere compromessi.

È questa la ragione per cui è importante indagare strategie alternative con trattamenti non farmacologici, come l'esercizio fisico.

Una meta-analisi (Heyn at al.,2004) ha trovato che il regolare esercizio fisico, eseguito con una durata media di allenamento di 23 settimane, con un range di 2-112 settimane, ha avuto effetti positivi nel miglioramento sia cognitivo sia del comportamento. In questo studio vi era una media di 3,6 sedute a settimana (da 1 a 6 sedute), con una durata media di 45 minuti per sessione (da 20 a 150 minuti).
Purtroppo alcuni studiosi (Forbes et al., 2008) concludono che non ci siano prove sufficienti per determinare se la partecipazione ad un programma di esercizio fisico regolare abbia in realtà benefici su persone affette da demenza.

Gli inconcludenti risultati dei loro studi però, sono stati ottenuti poiché gli autori hanno scelto come criteri di valutazione la qualità metodologica di studi già esistenti, che ha portato quindi l'inserimento di due studi nella loro analisi.

Vi è comunque qualche evidenza che l'esercizio fisico possa migliorare la funzione cognitiva, la capacità di svolgere le attività quotidiane e la capacità di camminare in pazienti affetti da demenza, tuttavia, sia la bassa intensità dell'esercizio prescritto utilizzato, sia la qualità metodologica di questi studi, possono essere criticati.
Ad esempio, un recente studio (Hauer et al., 2012) ha esaminato 62 pazienti affetti da demenza; essi sono stati sottoposti a tre mesi di allenamento funzionale e di resistenza progressiva.
L'allenamento di resistenza era mirato a gruppi muscolari funzionalmente rilevanti ad un'intensità sub massimale (70-80% dell'1RM) ed è stato eseguito in gruppi di 4-6 partecipanti per 3 mesi (2 ore, due volte a settimana).
Questo allenamento ha determinato un aumento sia nella forza sia nelle capacità funzionali dei pazienti trattati.

La malattia di Alzheimer

I dati, provenienti da modelli animali (Stranahan et al., 2012), suggeriscono che l'esercizio fisico è associato ad una riduzione della formazione di depositi di β-amiloide e ad una distanza maggiore tra questi depositi. Il β-amiloide è una delle componenti principali delle placche senili che si accumulano nel cervello dei Pazienti con AD.
Inoltre, l'attività fisica sembra promuovere meccanismi di resilienza neuronale che riducono l'infiammazione nel sistema nervoso centrale.

Precedenti studi (Deslandes et al., 2009) hanno anche dimostrato che la partecipazione regolare ad una attività fisica, come ad esempio l'allenamento della forza, della flessibilità, dell'equilibrio e l'allenamento aerobico, o una combinazione di questi esercizi per 16 settimane o 1 anno è in grado di migliorare alcuni parametri relativi alla salute.

La qualità della vita in pazienti con AD può essere migliorata aumentando la loro forza ed equilibrio, riducendo il loro rischio di caduta e aumentando la facilità e l'autonomia con cui sono in grado di svolgere le attività quotidiane.

Parkinson

Il Parkinson (PD) è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa tra gli individui anziani e colpisce generalmente gli uomini più spesso delle donne.

I sintomi cardinali del Parkinson sono ipocinesia, tremori, squilibri posturali e deficit di deambulazione.
I segni patologici sono più comuni tra gli individui che sono di età compresa tra i 50 e i 60 anni, ma i sintomi possono comparire nel corso di diverse fasi della vita. Oltre alle suddette difficoltà motorie, cambiamenti funzionali, comportamentali e cognitivo possono essere osservati nelle diverse fasi del PD.

Sebbene il trattamento con i farmaci sia il metodo più diffuso, studi recenti hanno dimostrato che l'esercizio fisico e la terapia farmacologica sono interventi importanti per migliorare il controllo motorio, l'autonomia, la consapevolezza e la qualità della vita del paziente giorno per giorno.
Inoltre, le persone che hanno livelli di fitness più elevati, hanno un rischio inferiore del 33% di sviluppare il PD (Xu et al.,2010).

Partecipare ad un programma di esercizio, che coinvolge attività con intensità moderata-vigorosa durante la mezza età, sembra avere un effetto neuroprotettivo alto, attorno al 38% per gli individui che non sono colpiti dalla malattia (Xu et al.,2010).

Dato il costo relativamente basso di impegnare un individuo in un programma di allenamento fisico e i vari benefici che si possono ottenere in questo modo, all'esercizio dovrebbe essere data particolare attenzione come possibile strumento di protezione contro l'insorgenza della malattia o per ridurne gli effetti negativi.
Le prove dell'efficacia dell'esercizio nel migliorare i sintomi di PD sono favorevoli, ma restano ancora limitate.

Sia l'esercizio aerobico (tra 40 e il 60% HRris, 3-4 volte alla settimana, 30 min per sessione), sia l'allenamento della forza (2-3 volte a settimana, 40-80% di 1RM) sembrano comportare una migliore funzione motoria in pazienti affetti da Parkinson (Gallo et al., 2011); questi tipi di esercizi sembrano anche migliorare la qualità della vita dei soggetti (Hirayama et al., 2008; Katzel et al., 2011).

Tuttavia, l'allenamento della forza sembra essere di maggiore beneficio per i pazienti affetti dalla malattia. Bloomer e colleghi (2008) hanno valutato l'impatto di un programma di esercizio nelle attività di alcuni fattori ossidativi (C3H4O2 e H2O2).
I pazienti erano impegnati in un allenamento di resistenza due volte a settimana per un periodo di 8 settimane (3 set, 5-8 ripetizioni, fino alla momentanea incapacità muscolare). Anche se questi autori non hanno identificato differenze significative nelle attività degli enzimi antiossidanti che sono stati analizzati, il gruppo che si era impegnato in un allenamento di resistenza ha mostrato significative riduzioni del 15-16% dei livelli sierici di diversi biomarcatori di stress ossidativo, mentre i membri del gruppo di controllo hanno mostrato aumenti del 14%.

È importante sottolineare che questo risultato positivo si è verificato dopo un periodo relativamente breve di formazione (8 settimane) con una bassa frequenza (due volte a settimana). Questo risultato suggerisce che gli effetti fisiologici positivi dell'allenamento della forza sono rapidi e indica che ci potrebbe essere una relazione dose-risposta ottimale.

Inoltre, pazienti parkinsoniani che hanno partecipato a programmi di esercizio che includevano sia allenamenti di forza ad alta intensità (60-80% 4RM) sia esercizi di equilibrio, hanno dimostrato migliorate abilità nel controllare la stabilità dei loro corpi e sono stati in grado di mantenere lo stesso livello di prestazioni per 1 mese dopo la conclusione del loro programma di formazione (Hirsch et al., 2003). Questi risultati sostengono l'ipotesi che gli effetti di questo tipo di programma di allenamento rimangono stabili anche dopo un periodo durante il quale un paziente non partecipa ad un allenamento regolare. Questi miglioramenti possono essere correlati a cambiamenti neurobiologici che si verificano a seguito di esercizio fisico, in particolare la neurogenesi, un aumento dell' attività mitocondriale e un aumento nella sintesi di alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina.

Attualmente, ci sono diverse considerazioni pratiche che devono essere considerate per determinare l'appropriato regime di esercizio per i malati di Parkinson. I dati della recente letteratura consigliano le attività aerobiche, utilizzando il cicloergometro e un supporto per il corpo eseguite 3-5 volte a settimana ad un livello di intensità (basso, medio o alto) determinato sulla base dell'allenamento e della fase della malattia di ogni paziente.

I livelli di intensità sono caratterizzati come segue:

  • un'intensità <40% della riserva frequenza cardiaca (FCR) o VO 2 di riserva (VO 2 R) è considerata bassa
  • un'intensità <60% del FCR o VO 2 R è considerata moderata
  • un'intensità > 60% della FCR o VO 2 R è considerata alta

Le raccomandazioni per l'allenamento della forza (Gallo et al., 2011) hanno come priorità il rafforzamento degli arti inferiori e suggeriscono un allenamento 2-3 volte alla settimana con un'intensità di forza del 40-50% 1RM (basso) o il 60-80% 1RM (moderato/alto) a seconda delle condizioni relative allo stadio della malattia e grado di allenabilità (trainability) di ciascun paziente.

La letteratura suggerisce, inoltre, che sia l'allenamento aerobico sia quello di forza dovrebbero essere accompagnati da esercizi funzionali, in particolare esercizi di andatura e di equilibrio.