Storia dello sport per disabili
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Storia dello sport per disabili

Lo sport per disabili è una conquista relativamente recente. La storia parte nel 1948, grazie ad un'intuizione del dottor Guttman. Lo sport per disabili in Italia, tra avanguardia e ritardi

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Storia dello sport per disabili

Si è iniziato a parlare di sport per disabili nel 1948, in Gran Bretagna, quando il neurochirurgo, direttore del centro di riabilitazione motoria di Stoke Manderville (vicino Londra), Sir Ludwing Guttman vide la possibilità per i portatori di handicap di svolgere attività sportiva (Pancalli, 2000).

Grazie allo sport, i pazienti paraplegici del Dott. Guttman cominciarono a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle gambe, raggiungendo risultati superiori rispetto a quelli ottenuti con le tradizionali tecniche di riabilitazione utilizzate.

Nello stesso anno durante il messe di Luglio si svolsero i primi giochi di Stoke Manderville per atleti disabili, a cui parteciparono ex membri delle forze britanniche, reduci dalla guerra e che avevano riportato menomazioni fisiche e nel 1952 gli stessi giochi si diffusero a livello nazionale. Nel 1960 le competizioni per disabili, si svolsero per la prima volta all'interno delle Olimpiadi di Roma, accedendovi a titolo definitivo, fino a contare ai giorni nostri, circa 4000 atleti partecipanti.

La pratica sportiva a livello agonistico per disabili intellettivi e relazionali, si sviluppa qualche anno dopo quella riguardante soggetti con deficit motorio: nasce infatti nel 1968 negli Stati Uniti. Il soggetto promotore fu la Fondazione Kennedy che prese in considerazione la possibilità di far partecipare ad alcune discipline sportive soggetti affetti da sindrome di Down con lo scopo di favorire il mantenimento delle funzionalità fisiche e, soprattutto, offrire la possibilità di migliorare il proprio status psico - fisico attraverso la relazione e il confronto con altri individui nelle stesse condizioni.

Proprio da quest'esperienza nasce Special Olympics International, al quale l'Italia aderisce nel 1982.

La cultura dello sport per disabili si sviluppa in Italia negli anni seguenti, come testimonia il ddl 2212 (Ravazzolo , 1997) approvato in via definitiva dal Senato, in cui s'incentiva lo sviluppo dello sport per disabili, con un'attenzione particolare al perfezionamento della F.I.S.D. (Federazione Italiana Sport Disabili) che, come Comitato Paraolimpico Italiano, conta quasi 2000 società con oltre 15000 atleti iscritti. Si dirige principalmente sulla pratica agonistica ma tralascia, per mancanza di mezzi, strutture e personale d'assistenza specializzato, una maggiore diffusione della pratica sportiva a livello dilettantistico, di grande importanza per i molti giovani.

Uno degli scogli che un disabile incontra principalmente nel fare sport, è proprio l'inadeguatezza delle strutture: nella maggior parte dei casi non vi sono attrezzature e luoghi sufficientemente adeguati per la pratica delle discipline.

L'Italia è stato il primo paese europeo ad emanare, nel 1979, una legge che prevedeva l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e, fra deroghe e circolari applicative, è stato dato come termine ultimo per le strutture pubbliche il 1996, inserendo nella categoria anche gli impianti sportivi.

La legge presentava, però, molte incongruenze:

  • Non erano previste multe o ammende di carattere economico per i ritardi
  • La legge riguardava solo disabili motori in carrozzina, non prendendo in considerazione quegli sensoriali e mentali, che necessitano di accortezze sull'accessibilità differenti
  • Si prevedeva la fruizione ai grandi impianti sportivi di persone con disabilità mediante l'abbattimento di eventuali barriere architettoniche, la presenza di bagni attrezzati e l'obbligo di riservare una percentuale (4% in riferimento alla popolazione presente con disabilità motorie) di posti definiti "protetti" per persone disabili in carrozzina
  • Non è stato tenuto in considerazione che una persona disabile può anche andare in campo o negli spogliatoi per praticare sport

Nonostante l'aggiornamento della suddetta legge, varato il 24 Luglio del 1996 con il d.p.r. n° 503 (Corbo, 2001), alcuni aspetti vengono ancora tralasciati.

Oltre alle barriere fisiche, un altro elemento cruciale riguarda l'approccio: l'atleta disabile va considerato innanzitutto un cittadino che, come gli altri, ha il diritto di avere a disposizione percorsi adatti alle sue esigenze.

Un ulteriore scoglio da superare, a livello personale, sta nel vincere la paura alimentata dal luogo comune che lo sport non fa bene, non è terapeutico, non è riabilitativo… non si considera che un atleta disabile o meno rischia comunque di farsi male: è normale praticando sport (Pellicani, 2004).