Attività fisica: un'indagine su bambini, adulti, anziani
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Attività fisica: un'indagine su bambini, adulti, anziani

L'attività fisica ha un effetto salutare in ogni periodo della vita. Purtroppo recenti ricerche dimostrano come in tutto il mondo, ed anche in Italia, siano sempre meno le persone che fanno movimento

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Attività fisica: un'indagine su bambini, adulti, anziani

Un regolare esercizio fisico che aiuti a prevenire le malattie croniche, a proteggere da condizioni disabilitanti, a eliminare i fattori di rischio, è utile a tutte le età.

Per i ragazzi, oltre agli effetti benefici generali sulla salute, l'attività fisica aiuta l'apprendimento, rappresenta una valvola di sfogo alla vivacità tipica della giovane età, stimola la socializzazione e abitua alla gestione dei diversi impegni quotidiani.

Per gli adulti, invece, non è sempre facile trovare tempo libero per fare attività fisica e le attività lavorative, che sono spesso sedentarie, non aiutano certo in questo senso. Gli effetti benefici sarebbero però numerosi, anche limitandosi a fare movimento con tempi e intensità moderati. Piccoli accorgimenti come fare le scale invece che prendere l'ascensore, o non usare la macchina e andare a piedi, possono già essere utili per incominciare.

Infine per gli anziani, l'evidence dimostra che svolgere attività sportive aiuta a invecchiare bene. Aumentano le resistenze dell'organismo, rallenta l'involuzione dell'apparato muscolare, scheletrico e cardiovascolare e ne traggono giovamento anche le capacità psico-intellettuali.

A qualsiasi età, prima di intraprendere un'attività fisica costante, è comunque fondamentale il consiglio e il parere del medico sulla propria condizione personale: per una conferma dell'assenza di particolari controindicazioni, oltre che per un suggerimento sul tipo e sull'intensità dell'attività che si può intraprendere.

Aspetti epidemiologici

L'attività fisica è definita dall'OMS come qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico

e la sedentarietà, cioè la mancanza di esercizio fisico, è considerata il quarto principale fattore di rischio per la mortalità globale e causa di circa 3,2 milioni di morti a livello mondiale. La sedentarietà, spesso associata a un'alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta, sta diventando un problema di salute pubblica mondiale, con un elevato carico di malattia e relativi costi sociali.

Avere uno stile di vita attivo è un'abitudine influenzata da una serie complessa di variabili sociali e individuali e alcuni sottogruppi di popolazione (come le donne o le persone con un basso livello socio-economico) possono trovarsi in un condizioni di svantaggio rispetto alla consapevolezza dell'opportunità di praticare attività fisica.

Attività fisica In Italia

Dall'indagine Multiscopo dell'Istat "Aspetti della vita quotidiana. Anno 2009", condotta tramite un'intervista diretta, emerge che in Italia circa 18 milioni di persone di età superiore ai 3 anni (pari al 31% della popolazione) praticano sport: il 21,5% in modo continuativo e il 9,6% saltuariamente. Il 28% della popolazione (pari a circa 16 milioni di persone) svolge attività fisica senza praticare uno sport e oltre 23 milioni di persone (pari al 40,6% della popolazione) risultano sedentarie.

L'abitudine all'attività fisica non è uguale in tutte le Regioni, infatti, dall'analisi dei dati locali emerge un gradiente Nord-Sud, con livelli più elevati e continui di attività fisica nelle Province autonome di Bolzano (55,1%) e di Trento (41,5%), in Valle d'Aosta (46,4%) e in Veneto (39,6%), e livelli più bassi in Campania (21,2%), Molise (22,1%), Sicilia (22,5%) e Calabria (23,8%).

L'attività fisica nei bambini e nei ragazzi

Dall'indagine 2010 del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute, su abitudini alimentari e attività fisica dei bambini di 6-10 anni delle scuole primarie, emerge che circa la metà dei bambini partecipanti allo studio ha la TV in camera, il 38% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi per 3 o più ore al giorno, mentre solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Inoltre, il 22% dei bambini pratica sport per non più di un'ora a settimana e il 18% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l'intervista. Un dato preoccupante riguarda la percezione dei genitori: solo il 43% delle madri di bambini fisicamente poco attivi ritiene che il proprio figlio svolga un'attività motoria insufficiente.

L'indagine Hbsc-Italia 2010, svolta su ragazzi di 11, 13 e 15 anni, evidenzia che i quindicenni svolgono meno attività fisica (47,5% dei maschi e 26,6% delle femmine) rispetto ai tredicenni (50,9% dei maschi e 33,7% delle femmine) e che le femmine fanno meno attività fisica dei coetanei in tutte e tre le fasce di età esaminate durante l'indagine.

L'attività fisica nella popolazione adulta

Dai dati 2010 del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia), che monitora lo stato di salute della popolazione italiana adulta di 18-69 anni, emerge invece che circa il 33% degli intervistati riferisce di effettuare un lavoro pesante o di praticare attività fisica a un livello che può essere definito attivo. Il 37% non effettua un lavoro pesante e pratica attività fisica in quantità inferiore a quanto raccomandato (è dunque parzialmente attivo), mentre il 31% risulta completamente sedentario.

Nel quadriennio 2007-2010 si osserva un aumento della prevalenza di sedentari fino al 2009 e una stabilizzazione del dato a partire da quella data. Inoltre, non sempre la percezione soggettiva corrisponde al livello di attività fisica svolta.

L'attività fisica negli anziani

I dati preliminari dell'indagine 2010 del sistema di sorveglianza Passi d'Argento, a cui hanno partecipato 11 Regioni, indicano che gli ultra64enni che vivono nel nostro Paese sono 14 milioni. Tra i 4946 intervistati durante l'indagine, di cui il 57% donne e il 43% uomini, si stima che molti ultra 64enni possano migliorare il proprio livello di attività fisica.

I dati del Progetto Cuore

Anche nell'ambito del Progetto Cuore del Cnesps-Iss sono disponibili dati sulla sedentarietà. I dati sono raccolti nell'ambito dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Oec), costituito da una rete di centri ospedalieri pubblici dislocati in modo omogeneo su tutto il territorio italiano. Fra il 1998 e il 2002, la prima indagine dell'Osservatorio ha fornito stime dei rischi per l'Italia a livello nazionale e per macroaree geografiche (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e Isole). Dal 2008 è iniziato un nuovo esame della popolazione (II indagine) e, pertanto, per le Regioni in cui è già stata svolta la raccolta delle informazioni, è possibile consultare i nuovi dati.

In Europa

In Europa, la sedentarietà è causa di circa 600 mila decessi annui, con una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10% del totale della mortalità a seconda del Paese, e la perdita di 5,3 milioni di anni di vita in buona salute. Sono alcuni dei dati presenti nello European Health Report 2009, secondo cui all'interno della Regione europea dell'OMS una persona su cinque fa poca o nessuna attività fisica (meno del minimo raccomandato), con dati ancora più allarmanti nell'Europa meridionale e orientale. Inoltre, l'attività fisica tende a diminuire all'aumentare dell'urbanizzazione ed esistono sostanziali differenze tra e nei Paesi.

Le interviste a oltre 26 mila europei appartenenti ai 27 Paesi membri raccolte nel 2010 da Eurobarometro riferiscono che: il 40% degli interpellati dichiara di praticare uno sport almeno una volta alla settimana; il 65% degli intervistati pratica una qualche forma di esercizio fisico almeno una volta alla settimana; il 35% racconta di praticare raramente, o di non praticare affatto, alcun tipo di attività fisica.

Gli uomini sono più sportivi delle donne, soprattutto tra i 15 e i 24 anni, e la percentuale di coloro che praticano sport tende a diminuire all'aumentare dell'età; ciononostante, nella fascia oltre i 70 anni coloro che fanno attività fisica sono ancora più del 20%.

Nel mondo

Mediamente, nel mondo, il 28% degli uomini e il 34% delle donne sono fisicamente inattive, uno stile di vita che si ripercuote sull'incidenza dei decessi e dei Dalys (anni di vita persi a causa della disabilità, Disability Adjusted Life Years). Con circa 3,2 milioni di decessi annui la sedentarietà è considerata dall'OMS il quarto tra i fattori di rischio per la mortalità. Inoltre, i dati dell'OMS mostrano un gradiente tra le Regioni: circa la metà della popolazione femminile residente nella Regione delle Americhe e nella Regione del Mediterraneo orientale è sedentaria, con una percentuale che scende, rispettivamente al 40% e al 36% per gli uomini. Al contrario, la Regione dell'OMS del Sud-est asiatico registra la minore percentuale di sedentarietà (15% degli uomini e 19% delle donne).

Dai dati disponibili nei rapporti "Interventions on diet and physical activity: what works" e "Gaining health: the European strategy for the prevention and control of noncommunicable diseases", i bambini e gli adolescenti sono i meno attivi. Sempre più ragazzi trascorrono il loro tempo libero davanti al pc o al televisore riducendo la spesa energetica quotidiana di circa 600 kcal rispetto ai coetanei di 50 anni fa.