Educazione motoria nella prima infanzia
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Educazione motoria nella prima infanzia

Lo sport è molto importante: ma quando iniziare? Quando è opportuno che un bambino cominci a fare sport? E qual è lo sport migliore nell'infanzia?

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Educazione motoria nella prima infanzia

Lo sport sia esso di squadra o singolo ha come obiettivo una gara e presuppone una specializzazione precoce più o meno marcata nel bambino; ed è del tutto inutile creare falsi moralismi sull'argomento, infatti anche se non sono d'accordo ad una specializzazione precoce, è inutile dire che per alcune discipline sportive essa è indispensabile. Basti pensare alla danza classica o alla ginnastica artistica, tanto per fare qualche esempio.

Su quanto poi sia positivo o meno per il bambino, questo va analizzato caso per caso. Posso solo consigliare ai genitori di affidarsi a persone estremamente competenti e di stare attenti a non creare false aspettative nel futuro atleta, poiché ognuno di noi ha un proprio patrimonio genetico e ad oggi esso non è modificabile.

Per fare ciò è assolutamente indispensabile tener conto di tre fattori importanti:

  • Aspettative del bambino
  • Predisposizione fisica e mentale del bambino
  • Aspettative dei genitori.

Aspettative del bambino

L'aspettativa del bambino deve essere prima capita dal genitore poi dal tecnico istruttore, che insieme devono essere a disposizione del bambino durante la pratica sportiva ed a eventuali successi o insuccessi che quest'ultima inevitabilmente porta.

Predisposizione fisica e mentale del bambino

Questo è in punto estremamente delicato sul quale voglio soffermarmi un po'di più. Nella scelta di uno sport durante questa fase diciamo dai tre ai dieci anni gioca un ruolo fondamentale l ‘opinione dei genitori e dei compagni di classe o di giochi, quindi spesso la scelta non è delle più "azzeccate" per vari motivi. Magari qualcuno inizia a giocare a basket, e diventa anche "bravino", ma pian piano ci si accorge che lo sviluppo fisico non risponde nel modo voluto. A quel punto le aspettative vengono deluse e persiste un clima di frustrazione che porterà il giovane atleta a non voler fare più sport. In questo caso la colpa è da ricercarsi nel tecnico che magari non ha effettuato una giusta analisi sul bimbo per verificare le sue reali potenzialità fisiche e sui genitori che magari non si sono accorti di creare false aspettative.

Aspettative dei genitori

Quasi senza accorgersene spesso i genitori condizionano le scelte sportive dei figli, non tenendo in considerazione che talvolta il loro sport non corrisponde alle esigenze del figlio. Altre volte, invece si punta sullo sport nella ricerca di continui successi per il figlio. Sobbarcando quest'ultimi di impegni agonistici già dalla tenera età.

Questo che ci piaccia o no è lo sport, con i suoi pro (che sono tanti) e suoi contro (pochi, ma importanti).

Alla luce di quanto esposto quello che mi sento di dire è che l'educazione motoria adattata alla prima infanzia possa fornire più che una valida alternativa ad una specializzazione precoce ed un punto di partenza importante sul quale costruire il futuro armonico dell'atleta.
A differenza di un qualsiasi sport essa ha come obiettivo lo sviluppo armonico psico-fisico del bambino in relazione alle sue esigenze e non viceversa.
Si serve dello sport come mezzo per rafforzare, ampliare e sperimentare tutti gli schemi motori sempre in relazione all'età e allo sviluppo del bambino.
Gli esercizi si adattano in maniera assai flessibile al gruppo di lavoro.
Il gioco è il mezzo più idoneo per imparare e verrà utilizzato durante le varie sedute.

Nella mia personale esperienza sull'attività motoria nella prima infanzia, parto da tre principi:

  • Osservare
  • Abbinare
  • Creare

Osservare

Il primo punto: Osservare. Può sembrare scontato, ma non lo è.

Con molta attenzione e pazienza bisogna lasciare il bambino libero di muoversi e sperimentare all'interno di un'ambiente creato per stimolare le proprie capacità motorie, proponendo di tanto in tanto piccoli problemi motori, e cercando di non condizionare le sue scelte (ad esempio si invita il bambino a superare un piccolo ostacolo, ma non si da nessuna indicazione su come fare).

Bisogna focalizzare la propria attenzione sulla motricità del bimbo, cercando di coglierne ogni sfumatura. L'osservazione è una parte fondamentale e va effettuata con cura e senza fretta ad ogni seduta.

Abbinare

Dopo una attenda osservazione, occorre abbinare ad alcune azioni motorie svolte dall'allievo un nome che sia facile da ricordare (esempio: se solleva le braccia in alto, potrò dire che sta facendo l'orso, se striscia a terrà, dirò che sta facendo il serpente e così via), ma attenzione per ogni seduta si consiglia di non superare due – tre abbinamenti richiamando sempre i precedenti altrimenti si rischia di far confusione, considerando la tenera età dei nostri allievi. Naturalmente ogni classe e soprattutto ogni allievo ha delle potenzialità diverse e un modo diverso di svilupparle, ecco perché diventa importante personalizzare man mano gli esercizi, senza però abbandonare il lavoro di gruppo, poiché in gruppo si lavora decisamente meglio.

Qualcuno ha detto: "Da soli ci si muove velocemente, ma insieme si arriva molto lontano".

Creare

Terminate le fasi di osservazione e abbinamento si passa a creare l'esercizio vero e proprio, utilizzando le singole posizioni di base a cui ho abbinato precedentemente dei nomi. L'esercizio creato deve essere semplice possibilmente inserito in un contesto di gioco. Durante lo svolgimento è importante inizialmente non correggere nulla di ciò che viene fuori, anzi devo sempre premiare gli allievi indipendentemente dalla riuscita dell'esercizio, poi ogni tanto svolgo personalmente l'esercizio, in maniera da essere imitato.

Il fatto di non correggere non significa che non sono attento a chi sbaglia, ma soltanto che in questa fase devo solo sottolineare i successi e quasi mai gli errori.

Nella prima fase costruisco le basi del linguaggio motorio con posizioni statiche (infatti ci si limita ad abbinare posizioni e piccole azione a dei nomi), è come costruire singole parole o piccoli "pezzi" di frasi che andranno a formare il discorso; ma si può parlare con singole frasi o parole senza contesto, punteggiatura e espressività? Sicuramente NO. Ecco perché subito dopo attraverso il gioco si mette in relazione il movimento con l'aspetto emozionale e psicologico, e poi si completa il lavoro inserendo tutte le tecniche acquisite, in ambito sportivo, con piccoli esercizi di pre atletica.

I vantaggi di tale metodica risiedono principalmente nella libertà di espressione motoria e di conseguenza nella maggiore fiducia in se stessi e in quello che si fa, anche se risulta essere diverso dagli altri. Anche perché in questa fase iniziale di crescita, in questo caso motoria, dobbiamo solo piantare dei piccoli semi delle varie attività sportive.
Crescendo il nostro giovane atleta potrà, se vorrà, farli germogliare e maturare fino ad ottenere i migliori frutti possibili.

Durante le sedute si andranno a stimolare i seguenti punti:

  • sviluppo e strutturazione dello schema corporeo attraverso esercizi multilaterali e polivalenti
  • sviluppo delle capacità relative alle funzioni senso-percettive attraverso esercizi psicomotori
  • consolidamento degli schemi motori di base attraverso esercizi di alfabetizzazione motoria
  • piccoli esercizi di pre atletica

Tale metodica può essere svolta già a partire da un anno di età e diventa ancora più funzionale se alla sedute di allenamento partecipano anche i genitori, che non solo vedono i loro piccoli in azione, ma imparano ad osservare come si muovono e come il corpo esprima un linguaggio meraviglioso di cui spesso, anzi troppo spesso, non teniamo conto.