Infiammazione dell'articolazione della spalla
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Infiammazione dell'articolazione della spalla

L'infiammazione dell'articolazione della spalla è un grave problema che spesso attanaglia molti body builder, osserviamo da cosa è causato e come prevenirne le manifestazioni

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Infiammazione dell'articolazione della spalla

Nei tanti anni di allenamento e insegnamento in palestra, in svariate occasioni mi è capitato di osservare facce doloranti e frasi del tipo "devo sospendere gli allenamenti per un po' perché ho troppo dolore alla spalla!".

Proprio così, le infiammazioni alle articolazioni delle spalle sono frequentissime nel nostro sport e quasi sempre sono causate dai nostri errori:

  • posture scorrette
  • esecuzione errata degli esercizi (tutti quelli che riguardano la parte superiore del tronco!)
  • mancata esecuzione dello stretcing e del famigerato riscaldamento
  • lussazioni, sublussazioni e in generale traumi avuti per mancanza di concentrazione, troppa euforia e mancata conoscenza dei propri limiti

Ho l'assoluta certezza di quanto sopra elencato visto che, per un'insieme di tutti questi errori anche io ho avuto ripercussioni fastidiose che, per mia fortuna e con un po' di cura, sono riuscito a domare.

Andiamo a vedere insieme come mai è così facile lesionare questa articolazione, quanti tipi di problemi si possono avere e soprattutto quali sono le possibili soluzioni.

La spalla o anche cingolo scapolare è tra le articolazioni più mobili e complesse del nostro corpo e questa ampia mobilità è dovuta a vari fattori: la testa omerale quasi sferica si articola con la glenoide più piccola e piatta.

L'articolazione è chiusa da un'ampia ed elastica capsula articolare.

I movimenti attivi sono assicurati da 4 tendini e relativi muscoli detti cuffia dei rotatori che connettono omero e scapola e si muovono al di sotto del "soffitto" acromiale.

Tutti questi componenti, uniti alle strutture tendinee e muscolari che li circondano, sono concentrati in uno spazio di pochi centimetri e, nonostante le misure ridotte, sottoposti a continue sollecitazioni e nel nostro caso a carichi pesantissimi. Se poi consideriamo anche che tali sollecitazioni sono anche multidirezionali, in quanto la spalla viene coinvolta in tutti gli esercizi che riguardano le fasce muscolari della parte superiore del corpo (pettorali, dorsali, trapezi e braccia), il grado di vulnerabilità sale alle stelle.

Il dolore alla spalla irradiato al braccio che aumenta con lo sforzo e di notte, è spesso il primo sintomo di una patologia della coffia dei rotatori.

Infatti normalmente, già dopo i 35-40 anni può iniziare un processo degenerativo dei tendini della cuffia caratterizzato da perdita di elasticità, microcalcificazioni con dolore dopo sforzi prolungati e notturno, mentre nel nostro caso, per gli atleti di bodybuilding amanti del peso e delle alzate di potenza, tale processo può avvenire anche ad età di molto inferiori. In questa fase la terapia è conservativa (medica e riabilitativa), quindi non chirurgica. Se il processo degenerativo tendineo si cronicizza, la cuffia dei rotatori può iniziare ad usurarsi contro il soffitto acromiale nei ripetuti movimenti ad arto sollevato e le possibilità di guarire si riducono notevolmente.

Più in particolare i movimenti ripetuti della spalla durante l'attività lavorativa e/o sportiva possono causare infiammazione dei tendini della cuffia e della borsa sub-acromiale. Questa situazione viene definita come tendinite e/o borsite e normalmente viene trattata con farmaci anti-infiammatori, ghiaccio, riposo, terapia fisica antalgica ed eventuale terapia infiltrativa.

Se lo stato flogistico (infiammazione) permane, può avvenire una progressiva deposizione di sali di calcio (normalmente presenti in circolo) nello spessore dei tendini della cuffia. Si parla in questo caso di tendinopatia calcificata (volgarmente ispessimento del tendine) che viene trattata con terapia medica, riabilitativa ed eventualmente con onde d'urto. Solo nei rari casi in cui la calcificazione persiste si può ricorrere all'intervento chirurgico di pulizia del tendine, che negli ultimi anni viene effettuato prevalentemente in artroscopia.

Il persistente attrito tra cuffia ed acromion e/o traumi alla spalla (da caduta o da sforzo) possono provocare la rottura della cuffia dei Rotatori. Quando ciò avviene vi è dolore intenso e parziale o completa incapacità ad eseguire i normali movimenti della spalla. Dopo adeguata terapia medica e riabilitativa vi può essere una riduzione de dolore e una progressiva ripresa funzionale, a quel punto lo specialista dopo uno scrupoloso esame clinico e un completo esame strumentale deciderà se effettuare un intervento di revisione ed eventuale sutura della cuffia. La decisione del tipo di terapia e dell'eventuale intervento sono inoltre dipendenti dall'età del soggetto infortunato nonché dalle sue richieste funzionali.

Trattamento conservativo

Prevede il riposo da attività ad arto elevato o che comportino sollevamento di pesi, il ghiaccio dieci minuti diverse volte al giorno e terapia medica con anti-infiammatori nelle fasi acute o a prevalenza infiammatoria. Se il dolore è molto intenso, potranno essere utilizzate infiltrazioni sub-acromiali di cortisone e anestetico.

Trattamento chirurgico

Se il dolore e la funzionalità non migliorano, se gli esami strumentali hanno evidenziato lesioni tendinee, lo specialista potrà consigliarle comunque l'intervento chirurgico. È importante chiedere al medico i rischi e le possibili complicanze, l'obbiettivo dell'intervento e quale sarà il possibile decorso post-operatorio.

L' intervento potrà essere eseguito in day-surgery o in ricovero ordinario, in anestesia generale o locale, in chirurgia aperta o in artroscopia, in relazione all'organizzazione della struttura ospedaliera, del tipo di lesione e della esperienza dell'equipe chirurgica.

Artroscopia

L'artroscopia è una metodica mini invasiva che si avvale di una ottica collegata a una telecamera e a un monitor, introdotta nell'articolazione attraverso piccole incisioni cutanee.

Questo sistema, sicuramente più indicato per noi bodybuilder soprattutto per il fattore estetico, consente di ispezionare l'articolazione e lo spazio sub-acromiale in modo da poter confermare la diagnosi pre-operatoria e di evidenziare lesioni non identificate con gli esami strumentali. Inoltre consente di valutare l'elasticità e la qualità del tessuto tendineo prima di procedere all'eventuale sutura.

L'intervento nella patologia della cuffia dei rotatori prevede il trattamento dell'eventuale lesione tendinea (pulizia, asportazione della calcificazione reinserzione della cuffia con suture e viti metalliche in titanio o bio-rassorbibili) l'eventuale acromionplastica cioè l'asportazione di una parte di soffitto osseo per aumentare lo spazio tra acromio e cuffia e il trattamento delle lesioni associate (capo lungo del bicipite, acromion-claveare, rigidità capsulare). In casi particolari l'intervento può essere completato a cielo aperto con una piccola incisione (Mini-open).

L'obiettivo principale dell'intervento è la riduzione del dolore e nei casi di grave deficit funzionale l'obiettivo è la ripresa di una funzionalità sufficiente per la vita di relazione (non lavorativa). Non è possibile garantire ricostruzione anatominca della cuffia in caso di grave retrazione, perdita di elasticità, perdita o scarsa qualità del tessuto tendineo (elementi spesso valutabili solo al momento dell'intervento). Purtroppo per noi, nei casi più compromessi è spesso necessario eseguire la tenotomia (sezione) del capo lungo del bicipite (per degenerazione o instabilità) che potrà comportare dolore anteriore o crampi per tre mesi e/o deformità minima della regione bicipitale con limitato, ma non assente deficit funzionale. In casi di assoluta irreparabilità potrà essere eseguita solo la pulizia articolare o una riparazione parziale con obbiettivi limitati. Non si può prevedere una ripresa di forza soprattutto se c'è ipotrofia o degenerazione muscolare pre-operatoria (quindi non si può garantire ripresa di lavoro pesante).

La riabilitazione a secco e in piscina dura dai tre ai cinque mesi a secondo della gravità della lesione e può essere accompagnata da dolore per tre, quattro mesi indipendentemente dal tipo e gravità della lesione. Una delle complicanze possibili dopo intervento di riparazione cuffia può essere la CAPSULITE ADESIVA (rigidità) : in tale caso decorso post-operatorio sarà più complesso e prolungato con possibile riduzione di articolarità finale. La percentuale di ri-rottura della cuffia varia dal 10% al 50% nelle varie casistiche, influenzate dall'età, dall'ampiezza della lesione, dalla retrazione, dall'ipotrofia e degenerazione grassa muscolare. La percentuale di re-intervento per dolore o rigidità o ri-rottura è del 5%-10%.

Dopo l'intervento verrà applicato un tutore ortopedico da mantenere per il periodo prescritto dallo specialista, sarà consigliata una terapia medica, un protocollo riabilitativo previa visita fisiatrica urgente da eseguire presso distretto o azienda sanitaria di residenza e saranno comunicate la date dei controlli successivi.

Riabilitazione

Molto importante è la riabilitazione sia in palestra che in piscina riabilitativa con lo scopo di ricentrare la testa omerale e di rinforzare i muscoli della cuffia e ri-elasticizzare la capsula articolare. Contemporaneamente la terapia fisica nelle sue diverse forme (Laser, Tens etc.) potrà essere utile nel migliorare il dolore e la funzione. Considerando che dalla buona condotta tenuta nel periodo riabilitativo post operatorio dipende l'esito dell'intera applicazione medica, suggerirei a tutti i lettori amanti del ferro sottoposti ad intervento di pazientare il tempo necessario ed effettuare una riabilitazione graduale, per avere una base solida su cui basare le nuove sessioni di spinte esagerate.

Conclusione… se non avete ancora avuto problemi alle spalle prevenite il tutto eseguendo il giusto riscaldamento e il doveroso allungamento muscolare sia prima che dopo l'esecuzione degli esercizi. In caso contrario e cioè se soffrite già di infiammazioni tendinee, borsiti e quant'altro, evitate di trascurare il problema, rivolgetevi sin da subito ad uno specialista e evitate quindi che il problema si cronicizzi e vi costringa a sottoporvi ad un intervento chirurgico che, per quanto risolutivo, potrà comunque essere la causa di un indebolimento permanente della articolazione stessa, nonché del tessuto muscolare circostante.

Allenatevi con saggezza!