L'evoluzione dell'apparato locomotore
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

L'evoluzione dell'apparato locomotore

La struttura scheletrica come la conosciamo oggi è il frutto dell'evoluzione. L'importanza della stazione eretta è tale che si può affermare che la verticalizzazione della colonna vertebrale ha contribuito alla supremazia del genere umano

Autore:
Ultimo aggiornamento:

L'evoluzione dell'apparato locomotore

L'attuale struttura scheletrica dell'uomo è il risultato di migliaia d'anni di evoluzione in cui l'organismo, per adattarsi selettivamente alle dinamiche ambientali, ha dovuto modificare la propria conformazione.

Dal nostro più antico discendente, l'Australopithecus africanus, non alto più di un metro e cinquanta centimetri, già bipede, avrà inizio il processo di ominizzazione che porterà verso la forma umana, prima con l'uomo Erectus, di seguito con l'uomo Habilis, l'uomo Sapiens e l'uomo Sapiens Sapiens.

evoluzione

Per sopravvivere all'ambiente il processo evolutivo comportò una sostanziale modifica di tutto l'apparato locomotore. In primo luogo l'acquisizione della postura eretta (ortograda) e di conseguenza l'adattamento alla nuova situazione gravitaria con la verticalizzazione della colonna vertebrale. In questa nuova condizione ciascuna vertebra doveva sostenere progressivamente tutte le masse al di sopra di essa e scaricare le forze superiori sui due arti inferiori. Si capisce, quindi, il perché le vertebre abbiamo assunto una conformazione più larga e bassa rispetto a quelle di un rachide obliquo, come nella scimmia, e perché, dovendo sostenere un maggiore peso, aumentino di dimensioni procedendo dall'alto verso il basso (direzione cranio-caudale).

rachide Dapprima il rachide era costituito da un'unica curva a convessità posteriore, adatta alla vita scimmiesca. Solo in seguito, quando mutarono le esigenze dinamiche, con gli ominidi avremo l'acquisizione delle curve cervicale e lombare a convessità anteriore, opposte alla curva toracica. Tale conformazione ha assicurato all'uomo una maggiore possibilità di equilibrio, dinamicità e azione sull'ambiente, poiché ha liberato gli arti superiori dal gravoso compito della locomozione e ha contribuito sensibilmente allo sviluppo cerebrale.

Anche la muscolatura si è evoluta in maniera sensibile per assicurare all'uomo la conquista della stazione eretta. I glutei in particolare appaiono nell'uomo più vasti e larghi e sono fondamentali nel mantenimento della stazione eretta, a differenza dei quadrupedi dove invece sono più lunghi e hanno funzione esclusivamente locomotoria. Il bacino dell'uomo è ricco di sporgenze proprio per dare attacco ai potenti muscoli della stazione eretta.

piede Il piede dell'antropomorfe ha come caratteristica distintiva l'opponibilità dell'alluce sulle altre dita e poggia al suolo con tutta la pianta. L'iperspecializzazione al bipedismo dell'uomo si mostra invece con un piede che in condizioni fisiologiche poggia al suolo con soli tre punti, posteriormente il calcagno e anteriormente le epifisi distali del primo e quinto metatarso. In questa condizione si è formato l'arco plantare che rende il piede strutturalmente predisposto ad assorbire meglio l'impatto col suolo durante la marcia e la corsa, una sorta di "ammortizzatore biologico".

La caratteristica distintiva della mano dell'uomo è l'opponibilità del pollice sulle altre dita. Nella mano dell'uomo la presa di precisione raggiunge il massimo della raffinatezza , sia per l'alta sensibilità e mobilità della mano, sia per l'elevato coordinamento dei movimenti che è proprio della nostra specie.

In definitiva la conquista della stazione eretta con la verticalizzazione della colonna vertebrale ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo cerebrale e del linguaggio tale da determinare il progressivo dominio dell'uomo sulle altre specie.