Le modificazioni al sistema nervoso centrale indotte dall’esercizio
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Le modificazioni al sistema nervoso centrale indotte dall’esercizio

Analisi delle modificazioni al sistema nervoso centrale indotte dall’esercizio fisico in un soggetto.

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Tutte le discipline sportive nelle quali vi è una forte componente atletica unita a fondamentali abilità tecniche (lanci, salti, giochi sportivi), nel periodo di preparazione, ed in special modo nel periodo preagonistico, comprendono una serie di particolari esercitazioni per la forza dette "forza speciale".

Non si tratta di un nuovo parametro di classificazione della forza, intesa come pura capacità condizionale, bensì di una serie di esercizi che permettono quella che i preparatori chiamano "trasformazione".
Il concetto della trasformazione è fondamentale per trasferire la mole di lavoro svolta durante la preparazione, al gesto tecnico, per riuscire ad esprimere nell'esecuzione del gesto atletico quella forza duramente allenata e ricercata con lunghe sedute in palestra (e non solo).

Senza di questa infatti, la forza così come altri parametri prettamente fisici allenabili non sarebbero utilizzabili e risulterebbero fini a sé stessi, Questa serie di esercizi in atletica fanno parte della più ampia categoria di esercitazioni che prendono il nome di "esercizi di raccordo".
Ma qual è il significato di queste esercitazioni? È solo grazie alla somiglianza al gesto tecnico del gesto compiuto nell'esercitazione di forza speciale che avviene l'integrazione della forza o della velocità nell'esecuzione tecnica? E perché allenare la forza e la velocità non basta per integrare le stesse alla tecnica del gesto, peraltro essa stessa allenata separatamente?

Per potere in parte rispondere a tali quesiti bisogna considerare il rapporto tra il sistema uomo ed il sistema nervoso centrale, in primis il suo cervello.
Il nostro cervello esprime noi stessi, nella nostra personalità come nel nostro fisico, le posture, i gesti, lo sguardo e quindi in una certa misura noi siamo manifestazione del nostro cervello; tuttavia noi possiamo modificarlo e di conseguenza modificare il modo in cui il cervello ci manifesta grazie all'apprendimento.

L'apprendimento è inteso come quel processo pedagogico di modificazione del comportamento sulla base delle esperienze. Tutto ciò che apprendiamo quindi, modifica il nostro comportamento poiché tutto ciò che apprendiamo modifica il nostro cervello.
Molte teorie sull'apprendimento e le modificazioni del comportamento si sono susseguite e scontrate soprattutto nel XX secolo, dal condizionamento classico di Pavlov (famoso l'esperimento del cane e la campanella) al condizionamento operante di Skinner, fino alle teorie cognitiviste.
Ognuna di queste teorie, e tutte quelle che vi stanno in mezzo, hanno tentato di spiegare in che modo l'uomo apprende, ossia cosa e come può determinare il cambiamento del comportamento.
Quello che ormai è scientificamente accettato ed affermato dalle neuroscienze è che, a prescindere dalle modalità con cui apprendiamo e modifichiamo il nostro comportamento, è il cervello il substrato biologico a livello del quale avvengono le modificazioni seguenti l'apprendimento.

Sempre nel XX secolo uno scienziato canadese, Wilder Penfield, ipotizzò quello che per decenni fu ritenuto lo "schema" rappresentativo del nostro io a livello corticale, ossia l'homunculus.
Seppur ormai ritenuto superato, o quanto meno modificato nella sua idea di schema fisso e immutabile alla luce delle nuove scoperte delle neuroscienze, il concetto di rappresentazione del nostro corpo a livello motorio e sensoriale (homunculus motorio e homunculus sensoriale) nella corteccia cerebrale e delle localizzazioni delle funzioni corporee nelle varie aree corticali (aree di Broadman) fu il substrato per gli studi successivi tra i quali quelli che portarono al concetto poi sviluppato di plasticità del sistema nervoso.

Il sistema nervoso infatti non è fisso ed immutabile, ma si modifica in base alle esperienze ed è proprio la sua capacità di modificarsi che sta alla base dell'apprendimento o del ri-apprendimento.
Persino in condizioni patologiche infatti, il sistema nervoso leso ha una sua capacità di riorganizzarsi, anche se spesso lo fa con dei compensi patologici (esempio tipico proposto nelle scienze della riabilitazione è quello dell'emiplegico conseguentemente a lesione cerebrale) o adottando degli schemi motori inadeguati.

Tornando all'esempio dell'homunculus, il cervello non solo non ha una rappresentazione corporea unica (le funzioni motorie ad esempio, sono molto più complesse di quanto un secolo fa si pensasse; ogni movimento sin dalla sua ideazione prende inizio da una serie di diverse aree cerebrali che integrano i loro segnali) ma ogni esperienza lo modifica!
Quando apprendiamo un gesto, le informazioni visive, sensoriali, uditive e di tutti i sensi vengono integrate, elaborate e le nuove connessioni che si realizzano tra i neuroni, se opportunamente rinforzate, "trattengono" queste informazioni per permettere di riutilizzarle; è questo il substrato dell'apprendimento.

Oltre a questo una funzione assolutamente fondamentale per l'apprendimento motorio la svolgono il cervelletto ed i neuroni a specchio nell'apprendimento attraverso immagine motoria, fondamentale nello sport; l'istruttore che mostra l'esecuzione di un esercizio ad un allievo, il quale per imitazione, cercherà di eseguire lo stesso attenendosi prima all'immagine visiva per poi portarla ad immagine motoria "sentendola" come propria per ripeterla, sono un esempio classico; la ripetizione del gesto produrrà una modificazione del comportamento a seguito della modificazione del sistema nervoso.
Sono proprio queste modificazioni che il sistema nervoso subisce quindi, a permetterci di imparare e quindi integrare qualità puramente fisiche con abilità, che si sposeranno nell'esecuzione del gesto tecnico sportivo. Senza questa fondamentale fase di apprendimento infatti, non riusciremmo ad utilizzare con profitto le qualità fisiche allenate; la forza, allenata, sarebbe certamente maggiore, ma non riusciremmo ad esprimerla appieno durante l'esecuzione del gesto specifico.

Il bambino che per tentativi impara a calciare il pallone o a saltare la corda, sta mettendo in moto proprio questi meccanismi.

Ecco perché un addestramento puramente "fisico" non potrà essere mai sufficiente, con buona pace di istruttori e preparatori che valutano solo ciò che obiettivamente quantificabile (forza, velocità, ampiezze, eccetera) escludendo parametri come attenzione, memoria, concentrazione, percezione, che sono invece alla base dell'apprendimento senza il quale non riusciremmo ad applicare efficacemente quanto con fatica allenato.
In riabilitazione, le teorie cognitiviste fanno di questi parametri e del ri-apprendimento (inteso come apprendimento in condizioni patologiche delle abilità perse a seguito della lesione) la base della riabilitazione stessa.

Allo stesso modo, nella pratica sportiva, per rendere efficace l'allenamento dal punto di vista funzionale, è necessario modificare il nostro sistema nervoso centrale e quindi mutare, ossia "apprendere"; in poche parole: modificare il nostro sistema nervoso.