Movimento arcaico nel potenziamento e funzionalità degli arti inferiori
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Movimento arcaico nel potenziamento e funzionalità degli arti inferiori

Studio sui vantaggi del movimento arcaico nel potenziamento e nella funzionalità degli arti inferiori

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Credo che chiunque, soprattutto chi lavora in palestra, si renda conto dell'attenzione crescente che viene oggi riservata ai fattori estetici: ogni anno aumenta sempre di più, sono sempre più le donne che dichiarano guerra a grasso, cellulite e ritenzione idrica ma sono molti anche gli uomini che vorrebbero cambiare la forma di cosce e polpacci. Quindi, generalmente, come si nomina la parola gambe l'attenzione corre ai fattori estetici di questa parte del corpo, quest'arma di seduzione così sfacciata ed efficace; e magari proviamo un senso di inadeguatezza e di frustrazione o di invidia verso tutte quelle modelle statuarie che ormai popolano ogni trasmissione televisiva.
Personalmente, quando penso alle gambe, non posso fare a meno di pensare ad alcuni miei amici i quali, purtroppo, non ne possono disporre in maniera ottimale o non ne possono disporre affatto: perché hanno avuto la polio, per un incidente stradale, per un infortunio sul lavoro o per una malattia degenerativa. Penso a quanto debba essere ancora fatto per migliorare sotto tanti aspetti la qualità della loro vita.
Quindi il sentimento che provo nei confronti delle mie gambe, e vi invito a fare altrettanto, è un profondo senso di gratitudine: esse ci portano più o meno dove vogliamo, ci fanno camminare, fare sport, coadiuvano i processo metabolici, contribuiscono significativamente a molti processi corporei e molto altro ancora.

Riferendoci al movimento arcaico non troviamo un esercizio che sia solo per le gambe. La gestualità arcaica coinvolge quindi tutto il corpo, anche nei movimenti che sembrano essere soprattutto relativi agli arti inferiori come camminare, correre, saltare e i vari gesti di spostamento si può notare come effettivamente avvenga la partecipazione di tutto il corpo.
Il movimento delle gambe richiede un movimenti del bacino, questi richiede il movimento del tronco e così via… uno dei miei allenamenti preferiti è percorrere la lunga distesa di macigni adiacente ai cantieri sul mare a Marina di Carrara o anche semplicemente correre nei boschi fuori sentiero. Ogni cellula del corpo fa la sua parte e, alla fine, si sente.

Le nostre gambe quindi sono tanto efficienti quanto più il loro movimento è connesso al resto del corpo pertanto, prima di sollecitarne il potenziamento specifico con appositi esercizi di isolamento muscolare, è opportuno svilupparne la coordinazione attraverso tutti quegli stimoli che rinforzano le connessioni funzionali tra la muscolatura del tronco, della pelvi e delle cosce; particolarmente importante risulterà l'integrazione dello psoas e l'allungamento degli ischio-tibio-crurali.
Solitamente sottolineo questi due aspetti non solo per la loro oggettiva importanza ma anche perché ho notato che negli atleti di alto livello molte problematiche tra le quali anche la tendenza a certi tipi di infortunio, derivano proprio da una carenza di attenzione nei riguardi di questi due importanti temi.

    Si potrebbe scrivere un libro sugli psoas ma ci limiteremo alle informazioni fondamentali:
  • rappresentano uno dei principali muscoli di collegamento tra la parte superiore e quella inferiore del corpo
  • stanno alla base di un corretto allineamento scheletrico e della stabilità del bacino, fattori fondamentali per la salute
  • partecipano al sostegno del plesso lombare autonomo, coadiuvando la funzionalità degli organi da esso innervati
  • esercitano direttamente la loro influenza sul diaframma e, indirettamente sulla gabbia toracica; ovviamente tutto ciò ha importanti effetti sulla respirazione

  • Uno psoas contratto, accorciato o comunque inefficiente può quindi rendere precaria la nostra salute sotto molteplici aspetti e può peggiorare significativamente la qualità della deambulazione e di tutte le azioni svolte dalle gambe.
    Una delle esperienze corporee che trovo più indicate per riequilibrare l'utilizzo dello psoas è sicuramente la pratica dei quattro appoggi (che non a caso è sempre una parte consistente dei miei corsi) ma, in questa sede, per brevità, svilupperemo uno stimolo ideomotorio concepito da Mable Todd negli Stati Uniti all'inizio del secolo scorso.
    Si tratta di stare sdraiati a terra supini con le piante dei piedi appoggiate a terra e distanti tra loro poco meno della larghezza delle vostre spalle, le ginocchia sono flesse e unite (se dovesse risultare difficile potete legarle con una cintura), le braccia possono appoggiare a terra o sul torace come se ci abbracciassimo.
    State qualche secondo in questa posizione cercando di percepire il vostro corpo e di rilassarvi, quindi cominciate a concentrarvi sulla piega inguinale, là dove la gamba si unisce al tronco, ora immaginate che questa piega divenga sempre più profonda fino ad arrivare quasi a terra, poi rimanete un po'così a percepire le sensazioni che ne derivano.
    Quando vi alzate notate se è cambiato qualcosa nel vostro modo di camminare… se è cambiato poco solitamente significa che c'è un po' troppa tensione nei muscoli posteriori del bacino, quindi potete aiutarne la distensione immaginando la parte posteriore del vostro bacino che si allarga, poi ripetete da capo.
    Questo "esercizio" può poi essere seguito da una serie di esercizi più dinamici che "rieduchino" il movimento della gamba e della pelvi.
  • La funzionalità della muscolatura della coscia è seriamente minata dallo stile di vita troppo sedentario tipico della nostra società, con sedentario intendo proprio lo stare seduti tante, troppe ore. La muscolatura posteriore di tutto il corpo, quella che Thérèse Bertherat definiva "la tigre" ne risente, si accorcia, si ispessisce e si ribella. Il ripristino pieno degli ischio crurali non può pertanto essere disgiunto da un ripristino di tutta la schiena. A tal proposito possono essere utili, se correttamente eseguite, le posizioni "a pinza" dello yoga o ancor meglio qualche pratica ancor più primitiva come le danze tribali Africane.
    Una breve esperienza, che potete provare senza un istruttore è quella che segue.
    Ponete una pallina da tennis sul pavimento circa 30-40 cm davanti a voi, quindi , con la gamba sinistra leggermente flessa, andate a pestare la palla col piede destro, scaricando gradualmente il peso e poi massaggiandovi tutto l'arco plantare contro la palla. Eseguite anche con l'altra gamba.
    Il tutto a piedi scalzi ed occhi chiusi.