Riabilitazione globale - seconda parte
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Riabilitazione globale - seconda parte

Il movimento arcaico e riabilitazione globale, un approccio sistemico al problema

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Un esempio banale potrebbe essere quello di un paziente che abbia subito un intervento al ginocchio: in questo caso lavorare sullo schema motorio della deambulazione (di pari passo con la normale terapia specifica) farà sì che al momento di riprendere le normali funzione e quindi ricominciare ad appoggiare il peso normalmente, il paziente possa già disporre di una buona capacità di propriocezione ne, di un adeguato equilibrio pelvico e della plasticità sufficiente per adattare continuamente la propria deambulazione alle crescenti possibilità dell'arto in fase di recupero, senza quindi "trascinarsi" inutilmente vizi di atteggiamento, movimento o di postura.
Una ristrutturazione motoria ben organizzata rivela la sua utilità anche nel trattamento degli squilibri strutturali, sia che esso avvenga attraverso la Kinesiterapia classica sia mediante l'utilizzo di tecniche con approccio "globalistico", come ad esempio il metodo Mézière, o altre forme analoghe.

Squilibri nello sviluppo e nel tono della muscolatura sono frequenti nei soggetti sedentari e ancor più negli sportivi: spesso da questi derivano processi infiammatori e infortuni vari. Non è sempre facile diagnosticare gli squilibri muscolari: la tendenza alla compensazione e all'autorganizzazione del corpo umano rende difficile riuscire a scorgere dove effettivamente nasca il problema. In questo contesto gli schemi dei movimenti prototipici sono utili perché esercitano una profonda attivazione di tutta le catene "posturali" ed al contempo ripristinano la coordinazione tra queste e la parti più dinamiche della muscolatura, anche senza conoscere con precisione l'origine dello squilibrio: in tal senso incrementeranno gli effetti della kinesiterapia, preparando non solo la parte lesa ma tutto l'organismo ad un ripristino ottimale della funzionalità.

Stress e apprendimentoLe situazioni di sviluppo del movimento prototipico prevedono un ambito di pratica estremamente piacevole e "giocoso", nel quale sono favorite tutte le naturali spinte ed inclinazioni personali all'esplorazione dei movimenti "naturali" del proprio corpo: alcuni tra questi contesti prevedono una vera e propria ricerca del movimento più piacevole possibile, rendendo la pratica distensiva, anche da un punto di vista viscerale, e ricreativa. In tale ambito, il rilascio degli ormoni tipici dell'eustress, il rilasciamento di tensioni miofasciali, la riduzione del dolore e tutti i possibili benefici derivanti da tali fenomeni sono da ritenersi conseguenze quasi certe.
Il suddetto stato di distensione favorisce l'approccio alla terapia fisica qualunque paziente, in alcuni casi può arrivare a rivelarsi fondamentale come nel caso specifico di un atleta di diciannove anni di età, indirizzatomi dal suo terapista poiché non riusciva a progredire in termini di recupero della lunghezza degli ischio-tibio-crurali dopo una lesione ai tendini già guarita da tempo. Il dolore che il paziente affrontava durante le sedute di ginnastica riabilitativa creava un aumento eccessivo di tono in determinate catene muscolari e una risposta comunque negativa all'esercizio compromettendone in tal modo l'efficacia. Dopo 4 lezioni, centrate sulla ricerca sincrona della qualità del movimento e della positività del feedback, riuscì a riprendere la normale procedura terapeutica che, con qualche accorgimento, si rivelò propriamente efficace.
Rielaborazione sistemica della lesioneUn noto detto Cinese sostiene che se fa male il braccio destro bisogna innanzitutto curare il braccio sinistro. Per quanto tale affermazione possa apparire bizzarra di fronte ad una lesione di carattere traumatico, essa ci può aiutare a riflettere sul fatto che, a volte, le normali procedure terapeutiche, giustamente concentrate sulla parte lesa, pecchino nella visione di insieme, trascurando elementi di carattere sicuramente più generico ma altrettanto importanti per la guarigione della parte specifica. Migliorare gli elementi fondamentali dell'organizzazione e della funzionalità corporea consente una più rapida e completa guarigione della parte lesa. In particolare la qualità della respirazione e della circolazione sanguigna incidono decisamente sui processi di rigenerazione che accompagnano le varie fasi della riabilitazione. Un organismo più in salute, più reattivo, forte e flessibile supporta il paziente e lo prepara anche ad evitare ricadute o ripetizioni del trauma. In tale ambito, il ripristino del movimento prototipico si rivela adeguato non solo per l'ottimo rapporto tempo/risultati ma anche per la assoluta complementarità con i percorsi terapeutici specifici.

Attualmente le metodiche per il ripristino del movimento arcaico, oltre che essere già state utilizzate con successo con numerosi atleti di livello olimpico e con persone ad ogni livello di difficoltà motoria, sono oggetto di studio di numerosi specialisti di tecniche di intervento manuale per la loro validità come tecniche di integrazione delle sedute di massofisoterapia e di osteopatia tra cui G. Amadasi, direttore del Collegio Italiano Osteopati.