Sport e salute: l’altra faccia della medaglia
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Sport e salute: l’altra faccia della medaglia

L'attività agonistica è l'altra faccia della medaglia del binomio sport e salute. Impossibilità dell'adattamento. Il pericolo della specializzazione precoce negli atleti più giovani

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Sport e salute: l’altra faccia della medaglia

Sport e salute rappresentano un binomio spesso inscindibile. Soprattutto in epoca moderna lo sportivo gode di una "mitizzazione" per il quale viene identificato come simbolo di forza, benessere e salute. Questi sono anche gli effetti di una cultura narcisistica ed esteta per il quale l'apparire vale più dell'essere. Palestre, centri fitness e pubblicità propongono ogni giorno trattamenti innovativi, o presunti tali, che vanno dal dimagrimento sconsiderato fino all'aumento di massa muscolare sproporzionato.

Tali argomenti sono trattati anche nella recente pubblicazione di Pierluigi De Pascalis "Vigoressia, quando il fitness diventa ossessione". Si potrebbe ipotizzare che questo pensiero sia diffuso solo fra i giovanissimi, desiderosi di raggiungere ed emulare le gesta dello sportivo più in voga del momento. In realtà si scopre che anche fra i medici la cura più appropriata per i bambini è spesso "signora lo porti a fare sport". Sarebbe probabilmente eccessivamente semplice sottolineare il valore imprescindibile e formativo dello sport, non soltanto da un punto di vista corporeo ma anche psicologico e sociale.

Già gli antichi greci e romani riconoscevano allo sport un ruolo fondamentale nella formazione del giovane e per il vivere sociale tanto che molte pratiche sportive dell'epoca si sono diffuse fino ai nostri tempi.

Nel corso di questo articolo vogliamo analizzare "l'altra faccia della medaglia" dell'attività sportiva, rivolgendo la nostra attenzione in particolare allo sport agonistico. Winston Churchill alla domanda su quale fosse il segreto della sua longevità rispondeva: "No sports, just whisky and cigars" (Niente sport solo whisky e sigari).

Non vogliamo estremizzare il concetto fino a questo punto ma preme sottolineare come lo sport non sempre rappresenti la cura di tutti i mali. I dati evidenziano come una delle maggiori cause di ricovero ospedaliero fra i più giovani sia data proprio dalla traumatologia sportiva. L'infortunio, purtroppo, è intrinseco allo sport, a maggior ragione in quello agonistico.

Tale condizione è ovviamente accentuata quando i carichi di allenamento sono spesso eccessivamente elevati, sia in frequenza che in intensità. La periodizzazione è fondamentale per consentire alle strutture muscolari, tendinee e articolari di adattarsi e prevenire l'insorgenza di vere e proprie patologie da sovraccarico. Spesso queste patologie assumono connotazioni cliniche talmente specifiche da essere associate generalmente al nome allo sport che le ha determinate (ginocchio del saltatore, gomito del tennista, ecc.). A ciò si aggiunge la possibilità che l'infortunio si determini in seguito ad un trauma diretto, il rischio è ovviamente maggiore nei cosiddetti "sport da contatto".

Pur constatando i rischi connessi alla pratica di una disciplina sportiva ciò che va assolutamente evitato è quello che rientra nel concetto di "specializzazione precoce".

Con questa terminologia si intende che molto spesso nella pratica dell'allenamento i carichi a cui vengono sottoposti i più giovani sono eccessivamente unilaterali, cioè mirano esclusivamente al miglioramento di quelle particolari abilità e al rafforzamento di quei muscoli coinvolti nella disciplina sportiva praticata, fino ai limiti della capacità di prestazione.

Si vengono a creare delle chiare discrepanze fra quelle che sono le richieste esagerate dell'allenatore e l'impossibilità di adattamento dell'organismo del bambino. Cosicché lo sport da pratica formativa quale dovrebbe essere può trasformarsi in pratica "distruttiva". Le conseguenze possono sfociare in una maggiore predisposizione e rischio di sviluppare possibili infortuni e/o traumi, poiché la pratica continua di uno stesso sport per lungo tempo determina l'usura e il sovraccarico solo di quelle strutture (muscoli e articolazioni) particolarmente sollecitate e coinvolte nell'esecuzione del gesto tecnico.

Soprattutto in riferimento all'allenamento giovanile è necessario fornire una preparazione multilaterale, anche attraverso la pratica di più e diverse discipline. Il rispetto delle cosiddette "fasi sensibili", cioè quei periodi in cui le capacità di prestazione sportiva godono di particolari benefici se sottoposte ad allenamento, è ugualmente fondamentale per garantire una formazione equilibrata del soggetto. Ignorare questi aspetti significa aumentare significativamente la possibilità di incorrere in infortuni futuri, o più semplicemente la possibilità che il giovane abbandoni la pratica sportiva (fenomeno del drop out sportivo), aspetto che tratteremo in un articolo successivo.