Attività motoria e rischio di caduta, revisione della letteratura
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Attività motoria e rischio di caduta, revisione della letteratura

È ampiamente dimostrato che in molte malattie croniche il circolo vizioso disabilità sedentarietà-ulteriore disabilità possa essere spezzato con l'attuazione di adeguati programmi di attività fisica regolare e continuata nel tempo

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Attività motoria e rischio di caduta, revisione della letteratura

Per attività fisica adattata (AFA) si intendono programmi di esercizio non sanitari, svolti in gruppo, appositamente disegnati per cittadini con malattie croniche finalizzati alla modificazione dello stile di vita per la prevenzione secondaria e terziaria della disabilità.

Si è dimostrato che in molte malattie croniche il processo disabilitante è aggravato dall' effetto additivo della sedentarietà che è causa di nuove menomazioni, limitazioni funzionali e ulteriori disabilità.

È importante che di fronte a molte patologie croniche il soggetto acquisisca consapevolezza che il procedimento terapeutico deve necessariamente prolungarsi nel tempo e che questo porti ad una modifica dello stile di vita.

È ampiamente dimostrato che in molte malattie croniche il circolo vizioso disabilità sedentarietà-ulteriore disabilità possa essere spezzato con l'attuazione di adeguati programmi di attività fisica regolare e continuata nel tempo.

L'attività fisica viene adattata alle esigenze della persona disabile, alla patologia da cui è affetta, allo stadio della malattia stessa, alle sue capacità, alla presenza o meno di controindicazioni e agli obiettivi del programma.

Malgrado siano ormai noti i benefici del movimento fisico regolare e costante nelle persone anziane e con disabilità, sono ben poche le strutture nel nostro paese in grado di offrire un programma di attività fisica che sappia adattarsi a queste esigenze particolari. L'AFA si occupa di questo, e lo fa non solamente spezzando un circolo vizioso, ma creandone anche uno virtuoso. Uno stile di vita più attivo, a cui sono associati il miglioramento dell'umore e migliori relazioni familiari e sociali, porta inevitabilmente la persona ad avere una migliore massa muscolare, una miglior funzione cardiovascolare, un aumento della flessibilità articolare che, a loro volta, l' aiutano a migliorare il senso dell'equilibrio, aumentando considerevolmente la resistenza allo sforzo. Diminuiscono, quindi, le limitazioni funzionali sovrapposte e questo porta a una minore difficoltà nel compiere le attività della vita quotidiana necessarie per l'autonomia in casa e fuori. Si giunge quindi a una diminuzione della disabilità sovrapposta e ciò permette di condurre uno stile di vita più attivo.

Ciò che caratterizza davvero l'attività fisica adattata è il tipo di attività proposta (la dose dell'esercizio, l'adattamento alla patologia specifica, la continuità dell'intervento per tutto l'anno), ma anche il fatto che la gestione sia extrasanitario, anche se, sempre con la supervisione e il controllo da parte dei sanitari. I programmi visti come strategie di intervento per la promozione AFA riguardano la salute e non come cura della malattia. Si tratta, in parole povere, di un intervento sanitario e non differente per modalità e contenuti dallo specifico intervento propriamente riabilitativo

Importanza della caudta nell'anziano

Secondo l'OMS

"le cadute e i danni ad esse correlati sono una problematica prioritaria per i sistemi sanitari e sociali in Europa e nel mondo, soprattutto tenendo conto del rapido accrescersi dell'aspettativa di vita"

Con l'avanzare dell'età, infatti, aumenta il rischio di caduta e i conseguenti danni. È noto che le donne cadono più frequentemente rispetto agli uomini.

Altrettanto importante è la paura di cadere e la perdita di sicurezza con un declino della funzionalità, depressione e isolamento sociale.

Le cadute provocano un aumento della disabilità, dell'ospedalizzazione e dei decessi.

Per la maggior parte le cadute dell'anziano sono causate da malattie neurologiche e dell'apparato muscolo-scheletrico nonché dall'uso incongruo e/o dagli effetti collaterali di farmaci, specialmente sedativi, diuretici e ipotensivi.

Il 40-50% degli incidenti è attribuibile a cause accidentali rappresentate per lo più da fattori ambientali e personali.

Per caduta si intende una perdita di equilibrio e quindi della stabilità, senza perdita di coscienza.

L'invecchiamento determina una progressiva riduzione delle principali funzioni dell'organismo.

In particolare nell'anziano risulta compromessa la capacità di correggere tempestivamente gli squilibri, cioè i repentini e improvvisi cambiamenti di posizione del corpo, essendo i riflessi più lenti.

La diminuita efficienza dell'apparato visivo, uditivo e muscolo-scheletrico rendono meno sicura l'andatura e più precario l'equilibrio.

Una dieta poco equilibrata e povera di calcio e vitamina D può causare astenia muscolare, dolori al dorso e agli arti inferiori con effetti dannosi sull'equilibrio e sull'andatura.

Anche l'ambiente domestico, per motivi economici e sociali non e sempre il più adatto per la persona anziana. L'effetto congiunto dei fattori legati all'ambiente domestico, alla ridotta efficienza dell'organismo con l'invecchiamento, a malattie e a disabilità, rende l'anziano molto vulnerabile al punto che "intoppi "possono causare la caduta.

Le conseguenze possono essere banali contusioni, ferite superficiali, ematomi, ma nel 5-6% dei casi sono rappresentate da fratture delle ossa.

Le fratture più terribili sono quelle del femore, non tanto per l'intervento chirurgico quanto per il rischio alla immobilizzazione, che può determinare perdita dell'autonomia personale e quindi causare il ricovero in casa di riposo.

Anche in assenza di complicanze fisiche dopo la caduta conseguono spesso modificazione psichiche e comportamentali altrettanto gravi, portando cosi l'anziano a deprimersi ed avere paura di cadere nuovamente, ciò lo porta a limitare il suo campo d'azione, diventando sempre meno attivo.

Le fratture di femore rappresentano il 58% di tutte le fratture ossee, seguono quelle del polso 17% e quelle dell'omero 6%. Circa il 70% delle cadute avvengono in casa e in circa la metà dei casi si può individuare un rischio ambientale potenzialmente evitabile.

La maggior parte delle cadute, come già detto, trae origine però da più cause, risultando dall'azione combinata di fattori legati al normale o patologico invecchiamento e di situazioni ambientali non idonee o sfavorevoli.

I rischi maggiori li corrono gli anziani che sono già caduti una volta e ciò conferma che l'evento, seppur apparentemente accidentale, trova motivi predisponenti ben precisi che debbono essere identificati e possibilmente corretti.

Le cadute solitamente accadono durante le attività della vita quotidiana, come camminare o salire le scale o passare da una posizione ad un'altra.

Le aree domestiche a maggior rischio sono la camera da letto, il bagno, la cucina e il salotto. La maggior frequenza delle cadute si verifica nelle prime ore del mattino, specie nell'atto di scendere dal letto e al crepuscolo quando la luce e più scarsa.

Il pavimento scivoloso, i gradini, gli oggetti lungo il percorso della deambulazione, l'insufficiente illuminazione, letti troppo alti o troppo bassi, servizi igienici inadeguati e con accessori, incongruiscono i fattori ambientali più ricorrenti.
Molto importanti sono anche i fattori legati alla persona:

  • calzature non idonee
  • vestiario pesante ed ingombrante che limita i movimenti
  • occhiali non più adeguati al deficit visivo
  • bastoni inadatti o usati in maniera scorretta
  • girelli poco scorrevoli e carrozzine non adeguate al peso dei pazienti

Tutti questi fattori possono risultare pericolosi.

Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati dall'assunzione di alcool, di farmaci e da una alimentazione non adeguata per quantità e qualità.

Spesso ci si pone la domanda : "chi cade"?
Purtroppo cadono sia le persone in buona salute che quelle con difficoltà cliniche, ma la caduta ha quasi sempre un' origine multifattoriale derivante da: condizioni intrinseche e cause estrinseche o ambientali ( interazione tra le caratteristiche di compromissione funzionale del soggetto, eventi fortuiti e caratteristiche ambientali).

L'età avanzata influisce sullo stato mentale (deficit cognitivo), sull'apparato locomotore (riduzione della massa, della forza muscolare e dell'escursione articolare, soprattutto agli arti inferiori). Sull'apparato visivo (ridotta acuità visiva soprattutto notturna), sul sistema nervoso (aumento del tempo di reazione, riduzione dei riflessi di raddrizzamento, ridotta propriocezione, perdita dei meccanismi di difesa) e sulla deambulazione con minor stabilità (marcia su base allargata, passo corto, riduzione dei movimenti pendolari delle braccia, flessione in avanti del dorso e del capo, aumentata flessione di anche e ginocchia).

Le più comuni patologie che si associano alle cadute sono quelle che riguardano il sistema nervoso come ictus, deficit cognitivo, neuropatia diabetica. Patologie del sistema cardiovascolare come ipotensione ortostatica, aritmie. Patologie del sistema osteoarticolare come artriti/artrosi che determinano una riduzione antalgica e meccanica dei normali movimenti. Problemi dei piedi come alluce valgo, calli, ulcere, speroni. Ed altre problematiche come ipoglicemia e incontinenza urinaria.

Vi è una grande attenzione al tema in oggetto da parte dei più autorevoli organismi internazionali anche grazie all'importanza assunta negli ultimi anni dalla tematica del miglioramento della qualità con particolare riferimento alla sicurezza delle cure- gestione del rischio.
A dimostrazione di quanto affermato, oltre al documento OMS, si evidenzia che:

  • l'evento "cadute" viene considerato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) uno degli indicatori di sicurezza da monitorizzare all'interno del progetto di costruzione di un sistema di indicatori uniformi tra i paesi membri;
  • l'Agency for Health Research and Quality (AHRQ) pone l'evento"cadute" tra gli indicatori di sicurezza delle cure;
  • tra i sei obiettivi per la sicurezza del paziente (anno 2007) della Joint Commission on Accreditation for Health Care Organization (JCAHO) troviamo quello di "ridurre il rischio di danni al paziente derivanti dalle cadute". Il requisito per la certificazione posto dalla JCAHO è quello di "valutare e rivalutare" il rischio del paziente incluso il rischio potenziale associato al regime di farmaci assunti e intraprendere azioni e ridurre o eliminare ogni rischio identificato.

Il ministero della salute definisce la caduta come un "evento sentinella", cioè una situazione inattesa che si è manifestato con un danno grave o che aveva la potenzialità di determinarlo e che quindi rende obbligatoria un'analisi conoscitiva per accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili.

A questo punto è evidente la necessità di impostare idonei interventi di prevenzione di cui già numerosi studi hanno dimostrato l'efficacia, soprattutto se individualizzati sul singolo soggetto, tenendo conto che la maggior efficacia è stata dimostrata quando questi interventi erano multifattoriali ed inseriti all'interno di una valutazione multidimensionale.

Secondo l'OMS "il 30% delle persone sopra i 65 anni cade ogni anno, e per le persone sopra ai 75 anni i tassi sono più elevati".
Tra il 20% e il 30% di coloro che cadono subiscono danni che riducono la mobilità e l'indipendenza e aumentano il rischio di morte prematura.

Il tasso di cadute negli anziani residenti in istituzioni sono più alti di quelli registrati a livello di comunità.

Secondo invece l'American Geriatric Society ogni anno il 35 - 40% della popolazione sana al di sopra dei 65 anni subisce una caduta; questa percentuale supera il 50% sopra i 75 anni, con notevole impatto sulla sicurezza individuale e sulla qualità della vita.

Le cadute risultano il più frequente e serio incidente domestico nelle persone anziane e sono una delle principali ragioni di ricovero e di istituzionalizzazione degli anziani.
Circa il 10% delle cadute determina danni gravi; di questi il 5% sono fratture. Nelle persone anziane circa il 95% delle fratture del femore sono causate dalle cadute; tra le persone che cadono riportando la frattura del femore circa la metà non riprendono più il cammino e il 20% muore entro sei mesi.

Oliver et al, nella recente revisione sistematica e metanalisi afferma che "le cadute sono il più comune evento avverso negli ospedali e nelle strutture residenziali, quasi sempre colpiscono persone anziane fragili molte delle quali affette da demenza". Il 30% di cadute in ospedali e strutture residenziali determina un danno fisico e il 3-5% una frattura.

Circa il 20% dei ricoveri negli ospedali riguardano fratture di femore di pazienti provenienti da strutture residenziali. "Le cadute possono anche portare la perdita di funzione, ansia, depressione, ostacoli alla riabilitazione, aumentata durata della degenza, incapacità di ritornare a casa, contribuendo in tal modo a costi aggiuntivi sociali e sanitari.