I fattori di rischio in generale
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I fattori di rischio in generale

Tra i fattori di rischio maggiormente legati al rischio di cadute negli anziani l'OMS segnala due diverse categorie: quelle attinenti strettamente al paziente e quelle attinenti all'ambiente circostante

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I fattori di rischio in generale

La ricerca in letteratura ha evidenziato come i seguenti fattori aumentino il rischio di caduta negli gli anziani.
Secondo l'OMS i fattori di rischio si possono suddividere in due categorie:

  • Fattori intrinseci legati al paziente
  • Fattori estrinseci relativi all'ambiente e alle attrezzature

Per quanto riguarda i fattori intrinseci legati al paziente sono :

  • Anamnesi di precedenti cadute e/o ricovero causato da una caduta
  • Età avanzata: l'incidenza delle cadute aumenta con l'aumentare dell'età
  • Farmaci assunti: secondo l'OMS le benzodiazepine sono associate con un aumento fino al 44% di rischio di frattura di femore e caduta nelle ore notturne. Aumento significativo del rischio si ha anche per farmaci psicotropi, antiaritmci, diossina, diuretici. Il rischio aumenta significativamente se un anziano assume più di quattro farmaci indipendentemente dalla tipologia. L'utilizzo di quattro o più farmaci è associato con un rischio nove volte maggiore di alterazione cognitiva e paura di cadere
  • Patologie: cardiocircolatorie, cerebro-vascolari, polmonari croniche-ostruttive, infezioni e malattie acute, depressione e artriti sono associate ad un aumentato del rischio. L'incontinenza è frequentemente presente nelle persone che cadono
  • Ridotta mobilità, alterata deambulazione e postura: la debolezza muscolare è un fattore di rischio cosi come l'alterazione della deambulazione e dell'equilibrio; la difficoltà nell'alzarsi da una sedia rappresenta anche un aumento del rischio
  • Abitudini di vita sedentaria portano a creare un circolo vizioso, determinando una riduzione della forza e indebolimento muscolare che si somma a quello di per sé fisiologico legato all'invecchiamento
  • Stato psicologico: circa il 70% delle persone che sono cadute recentemente ed il 40% di coloro che non riferiscono recenti cadute dichiarano di aver paura di cadere. La ridotta attività fisica e funzionale è associata alla paura e all'ansia di cadere
  • Deficit nutrizionale: un indice di massa corporeo al di sotto della norma, è associato ad un aumentato rischio di caduta. La carenza di vitamina D è particolarmente comune negli anziani istituzionalizzati e non, tale deficit può portare ad alterazioni dell'andatura, debolezza muscolare e osteoporosi
  • Deficit cognitivo: anche un modesto deficit cognitivo è associato ad un rischio aumentato di caduta. I residenti nelle strutture residenziali a basso/medio/alto livello di complessità affetti da demenza, presentano un rischio di caduta doppio rispetto ai residenti senza deficit cognitivi
  • Patologie visive: sensibilità al contrasto, cataratta, glaucoma sono fattori contribuenti al rischio di caduta cosi come le lenti bifocali o multifocali
  • Patologie ed alterazioni dei piedi: calli, deformità, ulcere, e dolore durante la deambulazione aumentano le difficoltà di equilibrio e il rischio di caduta. L'utilizzo di calzature adeguate sono fattori altrettanto importanti
    • Mentre i fattori estrinseci relativi allo stato sociale, all'ambiente e all'attrezzature sono:

      • Isolamento sociale, difficoltà finanziarie: è stato dimostrato che un reddito basso rappresenta un fattore di rischio significativo. La povertà, il grado di deprivazione relativa e i processi di esclusione sociale hanno un considerevole impatto sulla salute della popolazione. Risultano infatti ad alto rischio di caduta soggetti soli, divorziati, vedovi che hanno un basso reddito o una situazione socio-economica svantaggiata

      Nelle strutture socio-sanitarie occorre invece considerare:

      • Pavimenti: scivolosi, dislivelli, bagnati / presenza di cartelli durante il lavaggio
      • Corridoi: corrimano, larghezza, presenza di arredi ingombranti
      • Scale: corrimano, gradini con materiale antiscivolo
      • Camere di degenza e bagni: dimensione minima a norma, apertura porta verso l'esterno, luci diurne e notturne adeguate, interruttori visibili al buio, maniglie doccia/vasca, wc rialzabile
      • Letti: altezza regolabile, spondine rimuovibili e adattabili in altezza, campanello di chiamata raggiungibile, ruote e freni funzionanti
      • Carrozzine: braccioli e poggiapiedi estraibili o reclinabili/ripiegabili, buona manovrabilità, ruote con freni agevolmente comandati
      • Ausili per la deambulazione: adeguati

      Come sottolineano le linee guida "NICE" anche l'appartenenza al sesso femminile e l'aumentare dell'età sono fattori di rischio rilevanti.

      Altri fattori identificati sono:

      • condizioni precarie di salute
      • malattie del sistema cardiovascolare
      • depressione
      • demenza
      • epilessia
      • difficoltà nell'estensione del ginocchio
      • utilizzo di lenti multifocali
      • artrite
      • artrosi

      In un numero limitato di studi sono riportati altri fattori di rischio meno rilevanti, che però mostrano un rischio relativo molto alto. Fra questi fattori ricordiamo; deambulare con l'ausilio di un bastone, di una stampella o di altro supporto. Circa un terzo degli anziani che non ha storie precedenti di cadute ha comunque paura di cadere.
      La percentuale raddoppia nelle persone che sono già cadute almeno una volta.

      Nell'ambito delle Scienze Motorie i fattori di rischio che devono essere maggiormente considerati nella "Prevenzione delle cadute" sono: la forza, l'equilibrio e la flessibilità.

      Fattori individuali modificabili (forza, equilibrio, flessibilità)

      La Forza Muscolare è la capacità motoria dell'uomo che permette di vincere una resistenza o di opporsi ad essa con un impegno tensivo, cioè contrattile, della muscolatura. È quindi la capacità di sviluppare energia contraendo i muscoli.
      Il suo grado di contrazione dipende da tre elementi:

      1. Dimensione della sezione trasversa del muscolo; un muscolo con un maggior numero di sarcomeri svilupperà più forza rispetto ad un muscolo con un numero minore di sarcomeri. Tranne il caso dei culturisti, che applicano sistematicamente solo tecniche di ipertrofia muscolare, più un muscolo è grosso, più è forte
      2. Coordinazione intramuscolare; il singolo muscolo è composto da tantissime fibre muscolari. Nella persona non allenata esse tendono a eccitarsi ed a contrarsi in modo meno coordinato che nel soggetto allenato, il quale è in grado di reclutare le fibre nei tempi ideali.
      3. Coordinazione intermuscolare; i movimenti del corpo umano sono effettuati da più muscoli contemporaneamente

      Una delle principali logiche con cui si deve impostare un allenamento di forza, consiste nello studiare quali muscoli intervengano nell'esecuzione di un movimento e lavorare su quelli più deboli. Con l'avanzare dell'età la forza muscolare diminuisce e con essa anche la percentuale di fibre muscolari di tipo veloce a discapito di fibre lente o di tessuto fibroso.

      Il muscolo perde di ordine nel senso che le linee zeta si rompono causando contrazioni meno funzionali, e inoltre il numero e la grandezza dei mitocondri diminuisce. In poche parole i muscoli non sono più in grado di assolvere pienamente ai propri compiti.
      Anche in questo caso un regolare esercizio fisico, può far si che a livello muscolare si ristabiliscono determinati equilibri, in modo che le fibre di tipo bianco aumentino di numero a discapito di quelle rosse, che i mitocondri aumentino di numero e grandezza, e che il muscolo sia più vascolarizzato.

      In aggiunta all'obiettivo più comune di migliorare la funzione cardiovascolare e metabolica, gli interventi devono essere indirizzati a migliorare la massa muscolare, la forza, la potenza, la flessibilità e la massa minerale ossea.

      La forza muscolare è associata in maniera indipendente con le abilità funzionali nell'anziano, poiché l'esercizio aerobico non migliora la produzione di forza nell'anziano. La forza muscolare può diventare il fattore limitante per le attività quotidiane più della funzione cardiovascolare.

      Inizialmente si pensava che l'incremento di forza determinato dall'allenamento negli anziani fosse causato esclusivamente da adattamenti di tipo neurologico, si è visto invece come ci sia un'effettiva crescita della massa muscolare in anziani maschi e femmine. Quindi l'esercizio fisico porta benefici anche a livello muscolare, con risposta molto veloce e importante. L'esercizio fisico e l'alimentazione possono allungare il periodo di vita entro i limiti imposti dal patrimonio genetico. A questo scopo l'anziano non deve essere in sovrappeso, e deve mangiare alimenti semplici e non elaborati.

      L'allenamento con i pesi deve prediligere lo sviluppo della forza e della resistenza con lo scopo di irrobustire i muscoli. I movimenti devono essere lenti e controllati, inoltre è opportuno che l'anziano si alleni tutti i giorni ma naturalmente in modo vario. Per di più l'esercizio fisico nell'anziano è importante perché migliora anche la psiche. In inverno, la palestra è il luogo ideale, per la sua temperatura costante e perché rappresenta anche un momento di ritrovo e di svago.

      L'Equilibrio: il mantenimento del corpo in posizione eretta in opposizione alla gravità. La mancanza di equilibrio nella stazione eretta e/o la marcia provoca l'instabilità posturale.

      Con l'avanzare dell'età si assiste ad una marcata modificazione delle capacità motorie, che si manifestano con una maggiore difficoltà al mantenimento dell'equilibrio e con un rallentamento della fluidità dei movimenti.

      Tali situazioni non sono comunque esclusivamente frutto di alterazioni dei sistemi neuronali motori e sensitivi del sistema nervoso centrale. La realizzazione di qualunque schema motorio richiede infatti la perfetta integrazione funzionale tra sistema nervoso centrale, sistema nervoso periferico, strutture tendinee, muscolo scheletriche e articolazioni.

      Il contemporaneo deterioramento di questi diversi sistemi anatomici rende difficile, se non impossibile, attribuire esclusivamente all'uno o all'altro le modificazione di postura e di andatura nel soggetto anziano.

      Dal punto di vista biomeccanico l'equilibrio viene mantenuto grazie al riposizionamento "istante per istante" del centro di massa corporeo che tende continuamente a spostarsi dalla propria base di supporto.

      • Durante la stazione eretta il centro di massa corporeo, localizzato anteriormente alla seconda vertebra sacrale, si proietta direttamente sulla base di supporto, producendo una condizione di equilibrio statico
      • Durante la marcia, venendo il centro di massa corporeo continuamente spostato al di fuori della base di supporto, esso deve essere ogni volta ricollocato al suo interno.

      Il mantenimento dell'equilibrio statico e dinamico richiede l'integrità delle afferente sensoriali, delle capacità di esecuzione degli atti motori e di integrazione centrale di questi componenti.

      La Flessibilità, detta anche mobilità articolare, "è la capacità di un soggetto di muovere una o più articolazione con la massima escursione articolare possibile, senza alcun limite e senza alcun dolore".

      Dal punto di vista del fitness la flessibilità o mobilità articolare, rappresenta una qualità importante per un soggetto attivo; essa contribuisce infatti a mantenere il benessere fisico, una corretta postura, ad economizzare i gesti, migliorare le performance sportive, sviluppare la forza e prevenire gli infortuni muscolo-articolari.

      Dal punto di vista della performance, la mobilità articolare costituisce una componente essenziale della prestazione motoria e come tale deve essere sviluppata e mantenuta attraverso un adeguato programma di allenamento.

      Fattori che influenzano la flessibilità sono:

      • Struttura anatomica dell'articolazione (legamenti, capsula articolare, tendini, muscoli, pelle, tessuto adiposo)
      • Fattori fisiologici (sesso, età, temperatura corporea, temperatura atmosferica, ora del giorno, stanchezza, stato d'animo)

      La diminuzione della flessibilità riduce il ROM articolare, in modo lento e progressivo sino ai 65 anni per poi peggiorare rapidamente in relazione al deterioramento della qualità del collagene peri-articolare, alla ipotrofia muscolare e alla presenza di dolore articolare.
      Anche questo si traduce in una progressiva incapacità di eseguire movimenti complessi e quindi in perdita dell'autosufficienza. Svolgendo le articolazioni la funzione di ammortizzatori meccanici, essi risultano maggiormente sottoposti a usura.

      Con il passar degli anni si assiste a un processo degenerativo a carico delle cartilagini articolari (artrosi ), che può causare una compromissione dell'anatomia e della funzionalità. Queste alterazioni hanno per conseguenza una riduzione della mobilità articolare e del controllo posturale che non debbono però spingere il soggetto a ridurre ulteriormente la propria attività fisica.

      Infatti nelle patologie artrosiche dell'arto inferiore la regressione motoria secondaria al deficit propriocettivo "da non uso" è quasi sempre più invalidante dell'effettivo danno articolare. Gli esercizi di gestione dell'instabilità favoriscono lo sviluppo di meccanismi automatici e riflessi che consentono al soggetto di riappropriarsi della sicurezza e fluidità dei movimenti. In presenza di processi degenerativi articolari le possibilità di recupero funzionale anche in tempi brevi sono sorprendenti.

      Inoltre la mobilità articolare è condizionata non soltanto dalle naturali modificazioni organiche conseguenti all'età, ma anche dallo stato di tensione abituale della persona anziana e dagli stress psico-fisici che si riflettono sulla postura del corpo provocando atteggiamenti rigidi, innaturali e a volte dolorosi.