Dall'analisi alla modificazione dei fattori di rischio: letteratura italiana e internazionale
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Dall'analisi alla modificazione dei fattori di rischio: letteratura italiana e internazionale

Da alcuni studi è emersa la necessità da parte del servizio di assistenza sanitaria e degli altri settori, di unificare il loro lavoro e i loro sforzi al fine di ridurre l'incidenza, e quindi il numero, di fratture riscontrate negli anziani

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Dall'analisi alla modificazione dei fattori di rischio: letteratura italiana e internazionale

Da una revisione tematica del dicembre 2008; "Attività fisica, funziona muscolare, cadute e fratture" di Magnus K. Karlsson, Anders Nordqvist e Caroline Karlsson, è emerso che la metà delle donne ed un terzo della popolazione maschile, durante il corso della loro vita soffre almeno di una frattura, seguita da morbosità e mortalità. Ovviamente le fratture sono associate a costi molto alti quando l'anziano richiede visite mediche, esami e medicazioni.

A questo scopo il servizio di assistenza sanitaria e gli altri settori dovrebbero unificare il loro lavoro e i loro sforzi, tentando di far decrescere il numero di fratture. La ricerca è stata focalizzata principalmente su come aumentare la massa ossea ( BM ), il contenuto minerale dell'osso ( BMC ) e la densità minerale dell'osso (BMD).

Un aumento del BMD del 10% ( deviazione standard, SD) è stata stimata in una riduzione dell'incidenza di fratture del 50%. Studi indicano che il trattamento medico può aumentare il BMD al di sopra del 10% e riduce il rischio di frattura in uomini e donne con osteoporosi. Comunque, anche se il rischio relativo a una frattura è più bassa tra individui con osteopenia, un BMD riduce da 1- 2, 5 SD, comparato tra giovani individui dello stesso sesso, la maggioranza delle fratture accadranno in questo più grande gruppo di individui. A tal proposito, nessun dato esiste che implica un trattamento di medicina in individui osteopenici che riduce il numero di fratture, e non dimostra un costo economico.

Caratteristica importante per il rischio di caduta include forza muscolare, funzione muscolare ed equilibrio. Questa revisione valuta dati esistenti nella letteratura verificando l'ipotesi che l'effetto dell'esercizio fisico riduce i fattori di rischio per frattura come massa muscolare, forza muscolare, equilibrio e frequenza di caduta.

Per questa ricerca è stato utilizzato Medline ( Pub Med), usando parole di ricerca come: attività fisica, forza muscolare, equilibrio, cadute e fratture.

I documenti furono scrutati dal 1966 e solamente documenti in inglese furono inclusi. Dai risultati e dalle discussioni è emerso che l'attività fisica migliora equilibrio, coordinazione, forza muscolare e tempo di reazione. Tutte queste caratteristiche aumentano la possibilità di diminuire l'evento caduta.

Lord et al. riportò che donne sopra i 65 anni che praticò aerobica per due volte a settimana migliorò l'equilibrio, coordinazione e forza muscolare. La forza nel muscolo quadricipite migliorò del 29% e le oscillazioni del corpo furono ridotte del 6%, mentre il BM rimase immutato. Heislein et al. riportò che un ora di allenamento fisico per due volte a settimana aumentò la forza muscolare nell muscolo quadricipite del 21% e la presa di forza del 14% con non più di otto settimane di allenamento. Un'attività fisica a bassa intensità durante sedici settimane di allenamento fu associato al 30-100% di aumento della forza muscolare in entrambi i sessi mentre il BM migliorò del 3%. Ovviamente, un livello ridotto di allenamento fisico era seguito da un declino della forza muscolare, per cui Fiatore et al. riportò che la forza muscolare decresce del 32% dopo solamente quattro settimane di non allenamento. Molti studi osservazionali hanno riportato che il rischio di caduta diminuisce con l'incremento dell'attività fisica. Uno dei primi studi che ha sostenuto questa nozione era il "The Frail and Injuries: studi cooperativi di tecniche di intervento ( FICSIT ) (fig.1).

Il FICSIT attualmente incluse molti studi separati con modalità di allenamento diverso. Lo studio incluse individui di 60-75 anni, sottoponendoli ad un programma di intervento di 10-36 settimane di allenamento, che riguardava allenamento di resistenza, di equilibrio. Le cadute furono ridotte del 17%. Uno studio svedese durato 34 settimane registrò una riduzione di frequenza di cadute e una riduzione di incidenza di frattura dell'anca. Un altro rapporto suggerisce che programmi di allenamento per la forza riducono la frequenza di cadute del 32% e riducono il numero di fratture del 38%. Una delle scoperte di questo studio era che l'effetto positivo fu ottenuto un anno dopo dell'intervento dell'attività fisica.

Altri studi in contrasto, mostrano che qualsiasi allenamento fisico riduce la caduta dopo due anni dalla cessazione dell'allenamento fisico. Esiste anche una controversia, in quanto ci si chiede se un programma di attività fisica applicato ad anziani istituzionalizzati può portare ad un beneficio riguardo alla riduzione delle cadute. Gregg et al riportò in una metanalisi sei studi dimostrando che l'allenamento fisico riduce realmente il numero di individui che cadono. Scrutando questi studi di intervento sembra che la riduzione di caduta è molto più probabile in individui che vivono da soli. In contrasto, negli anziani che vivono in istituzioni, sembra discutibile se un programma di allenamento può ridurre il numero di cadute, si pensa che questi individui sono troppo ammalati per essere capaci di seguire un programma di allenamento fisico, che per altro può essere anche rischioso, conducendo a cadute durante la sessione di esercizi.

fig. 1
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Molti studi hanno riportato che individui con una ridotta attività fisica, prima o poi, avranno un incremento del rischio di sostenere una frattura dell'anca. (fig.2). Altri studi affermano che l'attività fisica quotidiana è associata ad una riduzione del rischio di frattura dell'anca. Uno dei più grandi studi prospettivi osservazionali di fratture osteoporotiche (SOF), con un numero di 9, 704 donne sopra i 65 anni aveva dimostrato una diminuzione del rischio di frattura dell'anca del 42%. Moderata attività fisica fù associata ad una riduzione del rischio di frattura dell'anca del 30%, confrontato con donne fisicamente inattive in uno studio "the Leisure World, che includeva 8, 600 donne anziane di media età. Lo studio SOF prima menzionato, dimostra che l'attività fisica fu associata ad una riduzione del 33% nel numero di fratture vertebrali confrontato con donne inattive. Questa conclusione è sostenuta dallo studio di Osteoporosis Vertebrale europeo (EVOS), uno studio che include 6, 646 donne, di età 50-70. Questo studio riportò che l'attività fisica, 30 minuti o più al giorno fù associato ad una riduzione del rischio di sostenere una frattura vertebrale del 30%, comparato a donne inattive ( fig. 3 ).

È molto più difficile tracciare alcuna conclusione per quanto riguarda l'attività fisica e l'incidenza di fratture negli uomini, proprio perché la maggior parte degli studi, sono studi a breve termine con piccole coorti.( fig.2-3) Uno studio finlandese includeva 3, 262 uomini di età superiore a 50, con una riduzione del rischio di sostenere una frattura dell'anca del 38%.

Lo studio "The Leisure World " include 5,049 uomini anziani, riportando che l'allenamento riduce il rischio di sostenere una frattura dell'anca come nelle donne. Ci sono almeno quattro grandi studi che seguono gruppi ben definiti, e tutti in concordanza con quanto detto. Dati esistenti perciò sostengono che l'attività fisica riduce il rischio di fratture dell'anca anche in uomini.

fig. 2
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fig. 3
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In conclusione dati esistenti indicano che l'attività fisica, in entrambi uomini e donne, indipendentemente dall'età, migliora la forza muscolare anche durante un breve periodo, inoltre negli anziani che vivono da soli sembra ridurre il numero di cadute. Essa è uno stile di vita associato ad una riduzione di fratture dell'anca nelle donne e probabilmente anche negli uomini.

Una revisione sistematica è stata effettuata, prendendo in considerazione articoli in inglese pubblicati dal 2000 al 2006, accessibili attraverso MEDLINE, CINAHL, PEDRO, EMBASE, E AMED, sono stati inclusi studi clinici randomizzati e controllati (RTC) che utilizzano interventi di attività fisica coinvolgendo partecipanti di età superiore ai 50. Lo scopo principale di questa revisione è stato quello di valutare l'impatto dei programmi di esercizio sulla diminuzione del rischio di caduta in anziani che vivono in comunità.

Il risultato di questa revisione, tutta via è la constatazione che i programmi di esercizio sia a breve che a lungo termine sono efficaci per ridurre il rischio di caduta. Da una precedente revisione di Gillespie et al. concludeva che vi erano prove limitate, e i singoli esercizi prescritti erano più efficaci negli anziani che vivevano in comunità per diminuire il numero di cadute. I risultati della revisione suggeriscono che gli interventi superiori a sei mesi è più probabile che si riduce il tasso di cadute, interventi di esercizi più breve ( meno di sei mesi ) hanno anche mostrato risultati positivi nella riduzione del rischio di caduta. In un breve intervento ( due settimane ), autori hanno riportato un miglioramento nell'ottenere un compito specifico relativo alla caduta e al recupero da una caduta. Non è noto se questo breve programma potrebbe influenzare altri fattori di rischio di caduta, come l'equilibrio, o ridurre il numero di cadute. Risultati migliori per quanto riguarda l'equilibrio sono stati ottenuti in studi con interventi che variavano da un minimo di una volta a settimana per otto settimane a una volta ogni due settimane per sei mesi ( con esercizi integrati da svolgere a casa ). Nessuna conclusione definitiva può essere effettuata rispetto al tipo di intervento o la durata ottimale per migliorare l'equilibrio. È poco chiaro se l'esercizio eseguito meno di due volte a settimane è sufficiente per migliorare tutti i fattori di rischio della caduta. I risultati di questa revisione suggeriscono che una o due volte a settimana può essere adeguato per influenzare l'equilibrio, l'efficacia di cadute, e miglioramento funzionale ma può essere improbabile per avere un'influenza significativa sulla forza muscolare. A causa della eterogeneità dei campioni di studio e l'ampia varietà di esiti sul rischio di caduta utilizzato in 22 studi, non erano in grado di condurre una meta analisi. Quindi, questa è una miglior sintesi di evidenza della letteratura attuale.

Futuri studi clinici indagano sull'influenza degli esercizi sulle cadute e sul rischio di caduta, considerando le seguenti raccomandazioni:

  • Sono necessarie ulteriori ricerche nelle popolazioni con condizioni secondarie che influenzano il rischio di caduta e dovrebbero includere la più grande rappresentazione di partecipanti maschi per stimare le differenze di rischio associato al genere.
  • Misure efficaci di equilibrio e cadute dovrebbero essere chiaramente descritte, compresi gli aspetti d'intervento destinati a influenzare i risultati.
  • Interventi mirati al miglioramento dell'equilibrio e la necessità di essere descritti in modo più esplicito.
  • Programmi di esercizio che migliorano le cadute è opportuno che siano identificati, cosi come la popolazione più adatta a questi interventi.
  • Sono necessarie ulteriori ricerche per valutare quali strumenti di misurazione dell'equilibrio sono ottimali per le prove cliniche nella comunità di popolazione anziana.
  • Ulteriori studi dovrebbero includere validi, affidabili misure del rischio di caduta che tenga conto della multiforme natura del rischio di caduta.
  • Futuri studi dovrebbero determinare la relazione tra capacità aerobica, resistenza, e gli effetti di fatica al rischio di caduta.
  • Lunghezza ottimale dei programmi di esercizio ( numero di mesi ) e la dose ( incluso il tipo, ora per seduta, e la frequenza ) dovrebbero essere studiate ulteriormente.

I risultati di questa revisione suggeriscono che entrambi i programmi di esercizio svolti in gruppo o individualizzati, possono ridurre le cadute negli anziani che vivono in comunità. Mentre i miglioramenti dei fattori di rischio possono essere osservati negli interventi di durata inferiore a sei mesi, ovviamente programmi superiori alla durata di sei mesi sono più efficaci nel ridurre il rischio di caduta.

Gli strumenti che vengono utilizzati per misurare il rischio di caduta, in particolare per l'equilibrio, variano tra i diversi studi, e attualmente non ci sono strumenti ottimali per predire una caduta. Vi è la necessità di indagare sugli anziani con patologie croniche come ictus e artrite, che possono aumentare il rischio di caduta, il tipo ideale, la durata e la frequenza degli esercizi è ancora sconosciuta.

Questa revisione include risultati di alta qualità, evidenziata da studi clinici randomizzati e controllati sull'influenza degli interventi di esercizio nella diminuzione del rischio di caduta negli anziani. Questi risultati sono in accordo con i risultati delle revisioni precedenti, suggerendo che l'esercizio fisico, sia individualizzato che di gruppo, riduce i tassi e il rischio di caduta.