Obesità giovanile: una tendenza preoccupante
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Obesità giovanile: una tendenza preoccupante

I genitori e gli ambienti familiari svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nel mantenimento di sovrappeso/obesità negli adolescenti

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Obesità giovanile: una tendenza preoccupante

Sedentarietà giovanile: aumento di sovrappeso e diminuzione dei LAF

Andrew et al. (2007) avvertono che non bisogna dimenticare neanche l'epidemia di obesità che attanaglia i ragazzi di oggi, una tendenza globale davvero preoccupante. Recenti studi hanno evidenziato come la gravità dello sviluppo di obesità sia sempre più precoce nei bambini e negli adolescenti, suggerendo che: “l'attuale generazione di giovani sarà la prima da oltre un secolo per cui cade l'aspettativa di vita."

Questo studio pubblicato su Sport Med esamina gli elementi scientifici che attribuiscono un importante ruolo all'attività fisica nella crescita, nello sviluppo e nella salute fisica dei giovani, dando loro numerosi vantaggi in termini di salute fisica e psicologica. Gli Autori si sono soffermati su due questioni chiave, (1) "fare una vita sedentaria porta automaticamente ad obesità?" (2) "i LAF dei ragazzi di oggi sono inferiori a quelli delle generazioni precedenti?".

Il mondo di oggi impone uno stile di vita attivo che può contribuire probabilmente ad un bilancio energetico positivo ed all'obesità infantile. Sia per i bambini che per gli adolescenti, è inconfutabile la prova che l'attività fisica favorisce un sano stile di vita e la prevenzione delle malattie metaboliche e cardiovascolari, inoltre, un'abituale attività fisica praticata si dai primi anni di vita, può fornire maggiori probabilità di impatto sulla mortalità e sulla longevità.

È evidente, però, che i fattori ambientali necessitano un cambio direzionale se vogliamo che le strategie di attività fisica abbiano un impatto significativo sul rafforzamento degli abituali livelli di attività fisica negli adolescenti. C'è anche bisogno, secondo gli studiosi, di più prove scientifiche basate sulle linee guida fisiche raccomandate per i bambini di tutte le età.

Andrew et al. (2007) suggeriscono che gli sforzi dovrebbero essere concentrati per favorire uno stile di vita attivo nei ragazzi, nel tentativo di porre fine alla crescente prevalenza di giovani obesi.

Alison (2007) avverte che l'obesità infantile è probabilmente la minaccia globale più significativa per la salute pubblica, sottolineando che le strategie attuate per contenere o prevenire la sindrome metabolica giovanile, si sono rivelate metodologicamente errate o del tutto inefficaci.

Un suo studio condotto in collaborazione con l'Università di Hong Kong, ha esaminato i modelli di attività fisica dei giovani, cercando di capire che ruolo giochi l'attività fisica nel loro dispendio energetico giornaliero. L'attenzione prevalente e costante sulla scelta di somministrazione tra attività fisica moderata o intensa durante l'infanzia, sta a significare che c'è un limitato numero di informazioni oggettive sui comportamenti sedentari e sull'energia spesa durante le attività quotidiane dei giovani. I ricercatori sono d'accordo nel sostenere che la maggior parte delle strategie mirate alla prevenzione dell'obesità infantile si sono concentrate esclusivamente sull'aggiunta di moderata e intensa attività fisica, e per questo non hanno avuto particolare successo; è proprio da questo dato di fatto che bisogna partire per cercare di centrare il problema.

Il fallimento dell'aumento intenzionale dei livelli di attività fisica giovanili non deve sorprenderci, rassicura Alison, perché si è avuta comunque una piccola variazione dei LAF col passaggio da moderata a intensa attività fisica. Al contrario, sono i piccoli cambiamenti nell'energia spesa durante le attività della vita quotidiana, che dimostrano di essere in contrasto con quanto appena detto, tenendo conto delle differenze nel guadagno di massa grassa e della resistenza avute negli adulti. Detto questo l'autore sostiene che manipolando ad hoc l'ambiente di vita di un bambino, partendo dall'organizzazione della sua giornata, per migliorarne l'energia spesa durante le attività della vita quotidiana, creerebbe un guadagno positivo nel suo fabbisogno energeticototale giornaliero, guadagno che potrebbe portare alla prevenzione di un eccesso di massa grassa. Per questo motivo è prioritaria una considerazione più attenta degli aspetti specifici dell'attività fisica che sono più influenti nel mantenimento del peso corporeo durante l'infanzia, perché, conclude Alison, studiando il ruolo dell'energia spesa durante le attività della vita quotidiana si può giocare un ruolo chiave nella variazione della spesa energetica totale giornaliera dei ragazzi. Questo sarà il punto di partenza per le ricerche future in attività fisica.

Nader et al. (2008) hanno svolto uno studio sull'attività fisica di bambini e ragazzi dai 9 ai 15 anni, per cercare di individuare le cause del declino ormai noto dei LAF giovanili. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista americana Journal of American Medical Association.

I risultati della ricerca hanno detto che a 9 anni i bambini svolgono tutti i giorni 3 ore di attività fisica da moderata a vigorosa, ma col crescere dell'età questa attività diminuisce di 38 minuti all'anno nei giorni feriali e di 41 minuti all'anno nel fine settimana.

All'età di 15 anni gli adolescenti svolgono attività fisica per 49 minuti nei giorni feriali e per 35 nei fine settimana. I maschi sono più attivi delle femmine, con 18 e 13 minuti in più rispettivamente nei giorni feriali e nei fine settimana. I risultati, concludono gli esperti, sono preoccupanti: basti pensare che per contrastare gli effetti della sedentarietà, quali l'obesità e la sindrome metabolica, sono consigliati almeno 60 minuti di attività fisica al giorno (NASPE, 2004; Janssen, 2007, ACSM, 2008). È evidente, quindi, che la percentuale di bambini/adolescenti che praticano una regolare attività fisica subisce un vistoso calo nel passaggio dai 9 ai 15 anni; è necessario, di conseguenza, sensibilizzare l'opinione pubblica, facendo riferimento alle raccomandazioni internazionali per l'attività fisica.

A dispetto di tutte le evidenze scientifiche riguardo i benefici dell'attività fisica per la salute, Knuth & Hallal (2009) sostengono che si possono ancora osservare in tutto il mondo elevate percentuali di stile di vita sedentario tra gli adolescenti. L'obiettivo della loro ricerca è stato quello di esaminare gli studi sulle tendenze temporali di attività fisica e fitness, con particolare attenzione sulle differenze tra bambini / adolescenti e adulti. Per iniziare lo studio gli Autori hanno rilevato 23.088 lavori, e, dopo l'analisi della validità per verificare quali soddisfavano i criteri d'inclusione, hanno ristretto il cerchio a 41 articoli.

Dall'analisi è emerso che i dati attualmente disponibili in letteratura riguardanti gli adulti dimostrano che i loro livelli di attività fisica nel tempo libero tendono ad aumentare, mentre nei giovani l'attività fisica sembra essere in diminuzione, ipotesi confermata ulteriormente da un preoccupante livello di inattività nelle lezioni di educazione fisica in classe. Di conseguenza, i livelli di fitness dei bambini / adolescenti sono in declino.

Per contrastare questo declino inarrestabile Knuth e Hallal (2009) consigliano un necessario aumento della sorveglianza sull'attività fisica in tutti gli ambienti ed in tutti i gruppi di età, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove la sorveglianza sull'attività fisica è praticamente inesistente.

Duclos et al (2010) confermano, invece, che l'obesità sia prevalentemente legata ad uno squilibrio cronico tra energia spesa e quella assunta con l'alimentazione. Visto che gli apporti alimentari sono aumentati leggermente nel corso degli ultimi 50 anni, i LAF nei giovani e negli adulti sono risultati significativamente più ridotti.

Secondo gli studiosi la causa è da attribuire principalmente ad un malfunzionamento dei geni che controllano il nostro peso. A questo punto la domanda: possiamo attribuire esclusivamente ai fattori genetici questa epidemia di obesità? È chiaro che vi sia una certa suscettibilità dei geni riguardo l'obesità, ma gli esperti sostengono fermamente che tali geni portano all'obesità esclusivamente se l'ambiente circostante incoraggia la loro funzione, quindi, sostiene Duclos, basterà modulare l'ambiente circostante, facendo attenzione a non attivare la funzione abnorme genetica, per evitare o contrastare l'obesità. I nostri geni, infatti, richiedono lo stimolo di una regolare attività fisica per promuovere e mantenere un buono stato di salute, prevenendo quindi le malattie. In altre parole, i geni sono programmati perché noi possiamo essere fisicamente attivi, di conseguenza l'inattività fisica associata ad una dieta troppo ricca di grassi porta all'espressione fenotipica abnorme di alcuni dei nostri geni. La prova è data dall'assenza della maggior parte delle malattie croniche (obesità, diabete, ipertensione) nelle società moderne in cui l'attività fisica è stata introdotta come parte integrante della vita quotidiana, ma anche dal fatto che la progressione di queste malattie croniche sia stata impedita o ritardata dalla reintroduzione dell'attività fisica nelle popolazioni meno attive fisicamente. Questo ambiente sfavorevole è rappresentato dall'associazione di una dieta ricca di grassi, di zuccheri rapidi e dall'inattività fisica.

Tra i benefici dell'attività fisica nei soggetti obesi, gli studiosi evidenziano una significativa riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari. L'impatto di un'attività fisica regolare sul metabolismo muscolare, inoltre, è particolarmente importante, perché caratterizza un significativo miglioramento della sensibilità insulinica, qualunque sia il livello di tolleranza al glucosio (normale, insulino resistenza e/o diabete). Nei bambini l'obesità è accompagnata anche da fattori di rischio cardiovascolari (insulino resistenza, ipertensione) presenti nell'infanzia. Studi recenti hanno dimostrato il ruolo positivo del regolare esercizio fisico nei bambini obesi, come il decrescere dell'insulino resistenza indipendente degli effetti sulla perdita di peso.

In conclusione l'attività fisica è parte integrante di tutte le strategie per prevenire l'aumento di peso ed evitarne il riacquisto, migliorando la mortalità associata all'obesità (Duclos et al 2010).

È evidente che il fitness ed i LAF dei giovani sono continuamente in discussione (Riddoch & Boreham, 2011). La maggior parte degli studi riguardanti gli adolescenti, infatti, denotano un calo dei LAF in questo periodo della vita: i dati degli studi indicano che il picco dei livelli di attività nei ragazzi tra i 14 ai 17 anni, è marcatamente in declino. È noto da tempo che i ragazzi sono più attivi rispetto alle ragazze, inoltre, i ragazzi svolgono attività fisica intensa in maniera maggiore rispetto alle ragazze.

Secondo Williams & Mummery (2011) è necessaria anche l'identificazione delle relazioni tra adolescenti in sovrappeso, obesità e attività fisica correlati ad una serie di fattori intrapersonali ed interpersonali, per sviluppare interventi rilevanti che prendano di mira i bisogni di salute reali degli adolescenti.

Un loro studio pubblicato da Health Education Behaviour nel 2011 ha esaminato l'indice di massa corporea (BMI) e la partecipazione ad attività fisica moderata e vigorosa (MVPA) degli adolescenti e le loro associazioni con l'anno scolastico, l'alimentazione e i comportamenti sedentari, BMI dei genitori, l'attività fisica dei genitori e il sostegno dei genitori nell'attività fisica degli adolescenti. I partecipanti erano 295 adolescenti ed i loro genitori. Per esaminare le associazioni tra BMI, MVPA degli adolescenti e la gamma di caratteristiche adolescentegenitore, è stata usata la regressione logistica. I risultati dello studio hanno indicato che i genitori e gli ambienti familiari svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nel mantenimento di sovrappeso/obesità negli adolescenti e sui comportamenti fisicamente attivi dei propri figli. Per questo motivo, concludono gli autori, è necessario che gli interventi basati sulla scuola dovrebbero garantire maggiore coinvolgimento dei genitori, in modo da convincere gli adolescenti maschi a ridurre il tempo trascorso davanti alla TV e le adolescenti femmine ad aumentare la partecipazione in MVPA.