Dominanza e lateralità
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Dominanza e lateralità

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Le ipotesi che portano allo sviluppo della lateralità sono numerose e, nel corso degli anni, hanno subito notevoli variazioni. Alcune sono venute meno, grazie ai progressi in campo scientifico, ed altre ovviamente hanno fatto la loro comparsa. La lateralità è un processo naturale facente parte del percorso evolutivo dello schema corporeo. La maturazione della lateralità è peraltro fortemente implicata nello sviluppo dell'organizzazione spazio-temporale, poiché consente di prendere consapevolezza del lato destro e sinistro del corpo ed ovviamente di prediligerne una parte nell'esecuzione di alcuni compiti.
La lateralità in senso stretto si riferisce all'asimmetria funzionale fra i due emisferi del cervello umano nei processi cognitivi, affettivi e motori . Asimmetria funzionale che, in ogni caso, non può prescindere da un'azione collaborativa dei due emisferi.


Ci sono teorie sullo sviluppo della lateralità basate sulla posizione fetale, altre legate all'afflusso sanguigno o alla rapidità di sviluppo dei due emisferi cerebrali, a fattori ereditari, ad influenze sociali, ecc.
Quel che è certo è che la dominanza compare molto precocemente, alcuni autori la collocano addirittura nell'immediata vita neonatale. Di sicuro, poco prima del compimento del primo anno di età, diviene chiaramente visibile quale sia l'arto dominante. Lo stabilizzarsi della dominanza manuale è poi collocabile nel periodo compreso fra i 2 e i 4 anni, e circa il 90% dei bambini denota una chiara predilezione per l'arto destro.

La dominanza non riguarda solo gli arti superiori, ma coinvolge globalmente il corpo. Così sarà possibile individuare un occhio dominante, un piede dominante ecc. e, per ciascuno, sarà possibile collocarne la comparsa in una fase della vita evolutiva.
Secondo il Prof. Paul Dorochenko, esperto di neuroscienze, è possibile individuare una lateralità di tipo cerebrale, manuale, oculare, podalica, di spalla, bacino, di gamba.
Alcuni autori, inoltre, classificano in modo differente le dominanze motorie (es.: manuale) e le dominanze sensoriali (es.: oculare, uditiva ecc.). Tuttavia, spesso le dominanze sensoriali implicano anche la partecipazione motoria di qualche arto, quindi è difficile parlare, ad esempio, di dominanza oculare pura. Non è pertanto chiaro se abbia senso fare una distinzione così netta tra dominanza sensoriale e motoria .
In ogni caso, quando l'individuo ha acquisito una maturazione neuromotoria per la quale una metà parte del corpo risulta predominante rispetto all'altra metà, possiamo affermare che il processo di lateralizzazione è concluso.

Per dirla con le parole di Calabrese, possiamo parlare di lateralità quando vengono distribuite le funzioni dominanti e le funzioni non dominanti negli arti . A questo punto ciascuna delle due parti del corpo, dominante e non dominante, avrà un ruolo prevalente nell'ambito motorio. Ad esempio, negli arti inferiori, l'arto dominante sarà quello di attacco e quello non dominante sarà l'arto d'appoggio. Parimenti, ciascuno dei due emisferi cerebrali, avrà il compito di controllare, promuovere, intervenire, su specifiche attività dell'individuo.

Duole segnalare che, in particolari periodi storici, il mancinismo era visto quasi al pari di una aberrazione, e per questo si cercava di modificare la naturale dominanza negli individui che ne erano "affetti".
Questo tipo di interventi può creare non pochi problemi nel soggetto, sia di natura motoria che cognitiva. Si segnala ad esempio che, circa il 70% dei balbuzienti, sia un mancino inibito , ossia un soggetto con una dominanza dell'arto sinistro sul quale i genitori (o gli educatori) hanno cercato di intervenire. Fortunatamente una rieducazione precoce (entro i 6/10 anni) del "mancino contrariato", volta a consentire di riequilibrare in parte la dominanza cerebrale: destrimani nella grafia, mancini nelle attività espressive, potrebbe risolvere la gran parte dei problemi di balbuzie indotti da simili forzature . Non è tutto, questo irragionevole tentativo di spostare la dominanza degli arti superiori può portare anche a fenomeni di dislessia e disgrafia . Appare superfluo quindi segnalare che non c'è una "dominanza buona" ed una "dominanza cattiva". La dominanza è solo di un tipo: fisiologica, e non deve essere contrastata.

Altro discorso merita la lateralità applicata ad esigenze di carattere tecnico sportivo. Qui potrebbe essere di gran vantaggio la maturazione di una sorta di ambidestrismo. In altri termini si potrebbe desiderare che il soggetto sia abile in modo ambivalente, sia usando le sue estremità destre che sinistre. Tale situazione è visibile con relativa facilità a livello degli arti inferiori. Molto più complesso è che compaia con riferimento agli arti superiori. In ogni caso la ricerca di questa particolare abilità nell'uso quasi equivalente degli arti (e non solo) non deve essere ricercata prima che la lateralità si sia completamente e stabilmente manifestata. Quindi non prima dei 9/10 anni di età. Un intervento precoce potrebbe infatti determinare i medesimi problemi del mancino contrariato, con gravi ripercussioni sullo schema corporeo e la coordinazione .

Sempre in ambito sportivo è estremamente importante segnalare il frutto di altre ricerche secondo le quali, ad una indagine statistica, gli atleti mancini risultano avvantaggiati sul piano agonistico. Non già, o meglio non solo, sul fronte tattico delle discipline con avversario, dove è facilmente intuibile che, aspettandosi un atteggiamento tipico di un destrimano, è spiazzante subire un'azione speculare ed imprevista, ma anche nelle discipline in cui non c'è un contrasto diretto con gli avversari. Ad esempio nel nuoto, nell'atletica ecc.

In questi casi la ricerca evidenzierebbe dei vantaggi neuro funzionali ascrivibili ad altro. Tra le ricerche più interessanti si segnala ad esempio che, quei mancini che continuano ad avere il controllo del linguaggio parlato nell'emisfero sinistro, si ritrovano con un emisfero destro maggiormente libero di procedere all'elaborazione dei dati di natura motoria, necessari per il successo sportivo . In altri termini un destrimano utilizza l'emisfero sinistro sia per il linguaggio che per il controllo della motricità dell'arto dominante. Un mancino con le caratteristiche sopra descritte invece, utilizzerà l'emisfero destro nel controllo motorio dell'arto dominante e, non dovendo far fronte al carico del processo di elaborazione del linguaggio, avrà a sua disposizione maggiori risorse.

Esistono vari test per verificare la lateralità del bambino, particolarmente interessante è il test di Renè Zazzo e di Nadine Galifret-Granjon, che permette di confrontare la lateralità degli arti con quella degli occhi valutando le lateralità incrociate.