Il ruolo del feedback
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Il ruolo del feedback

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Uno dei più importanti aspetti del processo di apprendimento, e soprattutto affinamento, di un compito motorio è l'utilizzo del feedback.
Abbiamo già accennato alla sua importanza parlando delle reazioni circolari secondarie (vedi "Le tappe dello sviluppo psicomotorio da 0 a 3 mesi") dove, a fronte di un feedback, il bambino nelle primissime settimane della sua vita migliorava l'efficacia di alcune azioni riflesse, come la suzione, per poi giungere, verso l'ottavo mese, a sfruttare il meccanismo di feedback per produrre delle azioni. Si è detto che, l'espressione delle reazioni circolari secondarie, si affina sempre di più e l'operazione istintiva inizia a cedere il passo a semplici azioni finalizzate a reiterare qualcosa di desiderato.

La medesima condizione è riscontrabile nella produzione di compiti motori più complessi, il cui affinamento produrrà l'acquisizione di specifiche abilità motorie e sportive.
Anche in questo caso il feedback migliora la produzione di "qualcosa di desiderato", che in tale frangente sarà l'efficacia del risultato tecnico sportivo, avviato in prima istanza dall'istintiva imitazione di un gesto che non si conosceva profondamente.
Possiamo ritenere il feedback come le naturale conseguenza del movimento, che però non sempre con precisione e immediatezza è recepito da chi, di fatto, compie l'azione. Lo studio di questo meccanismo è stato avviato per indagare la discrepanza fra movimento atteso ed effettiva performance. In altri termini per lungo tempo è stato paragonabile alla raccolta di informazioni sull'errore.
È possibile distinguere due differenti tipi di feedback: quello intrinseco e quello estrinseco.

Il feedback intrinseco è la naturale conseguenza dell'azione, e viene percepito dal soggetto senza particolari strategie. Nel corso di un tiro a canestro, ad esempio, si ottiene un feedback sull'azione compiuta partendo dalla percezione del movimento, dalla traiettoria impressa alla palla, dalla forza con la quale si è effettuato il lancio ecc. Queste informazioni consentono fin da subito di determinare se il gesto è stato potenzialmente efficace e corretto, oppure se è stato inidoneo e verosimilmente non produrrà l'effetto sperato. Per estensione, nell'esempio specifico, possiamo ritenere feedback intrinseco anche prendere consapevolezza dell'aver o meno realizzato un canestro. Poiché il feedback intrinseco non necessariamente (seppur prevalentemente) deve avvalersi di una stimolazione propriocettiva, ma può impiegare anche gli altri analizzatori di cui il corpo dispone.