La specializzazione sportiva precoce
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La specializzazione sportiva precoce

La specializzazione precoce è stata associata a diverse conseguenze fisiche negative. Preoccupazioni psicosociali legate alla specializzazione precoce comprendono la possibilità di uno sviluppo sociale compromesso

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La specializzazione sportiva precoce

Riguardo alla specializzazione precoce, bisogna fare un discorso più ampio. Sebbene le associazioni sportive, ancora oggi, si confrontino tra specializzazione precoce e sviluppo delle competenze, gran parte della ricerca suggerisce che la specializzazione precoce può spesso determinare conseguenze negative che interessano lo sviluppo fisico, psicologico e sociale. In alternativa, alcuni ricercatori hanno proposto un approccio giovanile multilaterale che non svantaggia gli atleti nell'acquisizione di competenze, ed è importante per lo sviluppo della motivazione intrinseca e delle abilità.

Secondo alcuni studi, la specializzazione precoce porta ad una diminuzione di piacere ed è associata con la delusione e lo scoraggiamento, come accade a bambini e giovani che, se non sono in grado di soddisfare i loro obiettivi dopo aver investito pesantemente, spesso sperimentano un senso di fallimento. Una delle relazioni più robusta sviluppata, è quella tra tempo dedicato alla pratica e il livello di raggiungimento della stessa. Questa relazione pone l'attenzione sull'importanza di una formazione adeguata per lo sviluppo di livelli-esperti di realizzazione. Nel loro studio, riguardo alla competenza nel gioco degli scacchi, Simon e Chase ( What do we know about early sport specialization? Not much! Joseph Baker, Stephen Cobleyb and Jessica Fraser-Thomas, 2009) per primi hanno suggerito l'idea che le prestazioni cambiano da individuo a individuo in base alla quantità e alla qualità della formazione.

Le differenze tra giocatori esperti e principianti erano determinate dalle capacità di organizzare le informazioni in modo più significativo, e di attuare specifiche strategie, piuttosto che dal possesso di capacità fisiche o di capacità di memoria superiore. Inoltre, queste capacità erano specifiche dell'attività svolta, sostenendo l'idea che fossero appreso e non innate. Simon e Chase hanno introdotto anche la " regola dei 10 anni ", secondo la quale, 10 anni sono un periodo di tempo sufficiente per accumulare il livello di conoscenza necessario per diventare un giocatore esperto di scacchi. Questa "regola" da allora è stata osservata in diversi ambiti compreso lo sport. La teoria della pratica deliberata sviluppata da Ericsson e colleghi (1993) ha superato il concetto generale di sviluppo delle competenze attraverso una formazione mirata nel tempo, suggerendo che non era la forma di allenamento che differenziava le prestazioni individuali, ma l'impegno in una forma specifica di formazione che hanno poi definito "pratica deliberata ". Questo tipo di formazione coinvolge attività pratiche faticose e specifiche, anche con poco divertimento intrinseco. Ericsson e collaboratori hanno sostenuto, anche, che il solo accumulo di ore di pratica deliberata non porta a livelli di prestazioni superiori, in quanto l'accumulo di tali ore deve coincidere con i periodi cruciali dello sviluppo biologico e cognitivo, vale a dire, l'infanzia. Infine, essi hanno affermato che la specializzazione precoce era importante per il successo futuro. Rispetto a questa teoria, comunque, sono emerse successivamente preoccupazioni psicosociali legate alla specializzazione precoce, che riguardano lo sviluppo sociale compromesso, l'abbandono dallo sport, burnout e disturbi alimentari.

Le conseguenze della specializzazione

La specializzazione precoce è stata associata a diverse conseguenze fisiche negative. Ci sono prove che evidenziano come la formazione intensiva nei primi periodi di sviluppo possa aumentare il rischio di specifiche tipi di lesioni. Nell'analisi di una lesione causata da eccessivo lavoro, durante i periodi cruciali dello sviluppo biologico (vale a dire, l'infanzia), le forme eccessive di training potrebbero avere gravi conseguenze. Durante la maturazione fisica infatti, le ossa crescono rapidamente e ciò può portare a rigidità intorno alle articolazioni dato che i muscoli e i tendini non aumentano in lunghezza alla stessa velocità delle ossa. Questo crea uno squilibrio e l'aumento della sollecitazione viene a gravare sulle articolazioni e sui tessuti connettivi. Questi squilibri aumentano i rischi di osteocondrosi, di malattie (come , ad esempio, la sindrome di. Osgood-Schlatter) che coinvolgono la degenerazione del processo di ossificazione. Uno studio riguardante la formazione dei giovani atleti TOYA (What do we know about early sport specialization? Not much Joseph Baker, Stephen Cobleyb and Jessica Fraser-Thomas) nel Regno Unito ha esaminato in 453 atleti di calcio, ginnastica, tennis, e nuoto la formazione e le lesioni fisiche riportate in un periodo di due anni.

Poco più del 50% di questi atleti ha registrato un totale di 492 lesioni causate dalla formazione e dalla competizione, con la più alta incidenza nel calcio (67%) seguiti da ginnastica (65%), tennis (52%), e il nuoto (37%). È interessante notare come, dopo 10 anni di lavoro, gli atleti che competevano ad alti livelli riportassero un maggior numero di lesioni rispetto ad atleti che competevano a livelli più bassi. La formazione intensiva precoce è associata anche ad un ritmo di maturazione più lento tra le atlete femminili. Si ipotizza che la formazione intensiva nelle giovani donne (ad esempio, nelle ginnaste) possa compromettere lo sviluppo in quanto vi sono dati consistenti che indicano che le ginnaste d'elite maturano dopo e hanno un menarca posticipato. Altri ricercatori suggeriscono che il ritardo nella maturazione possa essere correlato a fattori specifici, riportando dati secondo i quali le ginnaste d'elite, prima di iniziare la formazione, sono più basse rispetto alla media ed hanno un'altezza inferiore ai genitori.

Quando l'allenamento è specialistico, i bambini spesso sentono una pressione eccessiva per vincere, percepiscono scarse capacità in se stessi, e si sentono vulnerabili in presenza di compagni di squadra con maggior esperienza. Preoccupazioni psicosociali legate alla specializzazione precoce comprendono la possibilità di uno sviluppo sociale compromesso, in quanto la partecipazione all'allenamento intensivo in età precoce può limitare lo sviluppo delle abilità sociali. Gli atleti altamente coinvolti nella formazione e nella competizione dimostrano un maggior individualismo, maggiori tendenze antisociali rispetto agli altri atleti, comportamento aggressivo e violento in situazioni sportive e non sportive. Inoltre, nei bambini che sono stati specializzati precocemente si riscontra spesso isolamento sociale, rivalità, uno stile di vita sacrificata, mancanza di tempo libero, e perdita delle opportunità sociali conseguenti al loro percorso di sviluppo sportivo. Altre preoccupazioni derivanti dalla specializzazione precoce riguardano il fenomeno del burnout, definito come stress psicologico, emotivo, e talvolta fisico derivante da un'attività precedentemente esercitata. E stato dimostrato che gli atleti, in sport come il tennis e il nuoto agonistico, sono particolarmente sensibili al burnout e ciò potrebbe essere legato in parte alla tendenza degli atleti di specializzarsi presto in questi sport.

Le esperienze di burnout sono spesso associate ai primi allenamenti intensi e a situazioni di competitività estrema in cui gli atleti non provano piacere e disattendono le aspettative, a causa della pressione e della bassa motivazione. Nell'atleta che si specializza precocemente, inoltre, potrebbero incombere disturbi alimentari, con percentuali più alte negli atleti rispetto alla popolazione generale. Gli atleti di sport che richiedono un requisito estetico (ad esempio, danza, ginnastica, pattinaggio) sembrano particolarmente sensibili ai disturbi alimentari, in quanto, se non riescono a raggiunger il loro peso ideale o composizione corporea, vengono spesso esclusi dalle squadre. Ad esempio, in un recente studio su adolescenti ballerini e non ballerini con abitudini alimentari disordinate, Anshel (2004) ha riscontrato che i ballerini erano più a rischio di sviluppare disturbi alimentari e avevano una maggiore preoccupazione per il loro peso rispetto ai non ballerini preoccupandosi, per la loro immagine corporea in età sempre più precoce. Da tutto ciò si deduce che vi è un rischio crescente di disordini alimentari in giovani atleti, soprattutto in quelli coinvolti in sport estetici che tendono a seguire un modello di specializzazione precoce.