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Il gioco simbolico ed il gioco funzionale - seconda parte
Il ruolo ed il significato del gioco combinatorio e del gioco simbolico e le correlazioni con la produzione linguistica. Le fasi della comparsa ed evoluzione del gioco simbolico - seconda parte.
Esistono numerose evidenze rispetto alle relazioni esistenti tra il gioco simbolico e il gioco combinatorio (che rappresenta un’espressione del gioco funzionale, vedi tappe 2 e 3) nella fase dei 10/12 mesi di vita e la successiva produzione linguistica del bambino. Rispetto a quest’ultima il gioco simbolico ed il gioco combinatorio rappresentano, non i soli, ma due precondizioni specifiche con valore predittivo2.
Nella fattispecie il gioco combinatorio determina una forte correlazione sia con la comprensione che con la produzione del linguaggio da parte del bambino, mentre il gioco simbolico dimostra un più stretto (o esclusivo) legame con la produzione linguistica3, 4.
La stessa comparsa del gioco simbolico coincide col manifestarsi di ulteriori importanti cambiamenti, come le prime parole, la persistenza dell’oggetto, l’imitazione differita, quest’ultima ulteriore prerequisito con valore predittivo sulla successiva produzione linguistica (L. A. Teruggi, op. cit.).
Del resto le connessioni tra aspetti linguistici e non linguistici nei bambini erano già state evidenziate dalla constatazione che, coloro i quali manifestano dei ritardi nella comparsa del linguaggio, risultano avere le medesime difficoltà nell’uso di strumenti finalizzati al gioco e, in particolar modo, al gioco simbolico. Per dirla con le parole di Camaioni, si può prevedere che il bambino il quale acquisisce uno dei due comportamenti [di natura cognitiva NdA] abbia maggiori probabilità di acquisire pure l’altro [di natura linguistica, NdA], anche se tra le rispettive epoche di comparsa vi può essere un dislivello temporale5.
Per chiarire ulteriormente la progressione che porta all’impiego del gioco simbolico è interessante esaminare le fasi che conducono a tale “conquista”, così come descritte da un altro autore. Anche in questo caso possiamo individuare 4 fasi, riportate nella tabella che segue:
| Le 4 fasi della comparsa ed evoluzione del gioco simbolico (modificato da Battacchi 1988, op. cit.) | |
| 1° fase | Individuazione delle reali funzioni di un oggetto (es.: un pennarello è in grado di tracciare un segno) |
| 2° fase | Simulazione di gesti ed azioni che sono note al bambino, ma compiute in contesti inusuali (es.: finge di parlare al telefono) |
| 3° fase | Il bambino simula su terzi o su oggetti azioni delle quali è solitamente lui il protagonista, oppure imita gesti famigliari ma che sono compiuti da altri (es.: finge di stirare o di fare il bagnetto ad una bambola) |
| 4° fase | Compie azioni note usando oggetti inidonei simulando la loro adeguatezza (es.: usa un cubo di legno come se fosse una automobilina). In questa fase assistiamo alla comparsa vera e propria del gioco simbolico. |
Oltre alle implicazioni e alle relazioni che il gioco simbolico ha sul piano linguistico e cognitivo, occorrerebbe analizzare le ragioni che spingono il bambino a questo tipo di applicazione.
La principale spinta deriverebbe dalla necessità di realizzare una compensazione emotiva, vale a dire la reiterazione di un gesto al fine di “dominare” una situazione, o per la gioia di “godersi lo spettacolo prodotto”. L’immediata conseguenza è l’assimilazione funzionale ed il consolidamento delle sue conoscenze e dei suoi desideri. In questa direzione il gioco simbolico può contribuire ad adattare una realtà che non si verifica precisamente secondo quanto il bambino stesso si aspetterebbe, può esorcizzare o rimuovere eventi spiacevoli6.
Lo stesso Piaget afferma “Nel gioco simbolico l’io prende la sua rivincita sugli angosciosi problemi quotidiani dell’adattamento al reale, o perché immagina per essi soluzioni accettabili o perché addirittura semplicemente li abolisce”.
E’ a questo punto inevitabile citare un pensiero capace di riassumente, in una sola frase, l’importanza del gioco nel processo evolutivo del bambino: “Bisogna considerare che i giochi dei bambini non sono soltanto giochi e che è necessario giudicarli come le loro azioni più serie” (Michel De Montaigne).
Tratto da: Il Giovane Campione, di De Pascalis Pierluigi, Aracne Ed., 2010.
2 L. A. Teruggi, Una scuola, due lingue. L'esperienza del bilinguismo della scuola dell'infanzia ed elementare di Cossato, Franco Angeli, 2003
3 M. W. Battacchi, Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva, Ed. Piccin Nuova Libraria, Padova 1988
4 F. Boschi, L. Aprile, I. Scibetta, Le parole e la mente, Giunti Editore, 1992
5 L. Camaioni, Parole (prime)., In M. W. Battacchi, Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva, Ed. Piccin Nuova Libraria, Padova, 1989
6 M. Baroni, Suoni e significato, musica e attività espressive nella scuola, Ed. EDT 1997






