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Il compito motorio: definizione
Il compito motorio.
Il compito motorio si avvale, per la sua espletazione, di continui ed incessanti meccanismi di input e output tra il sistema nervoso e gli stimoli propriocettivi provenienti dai muscoli e dalle articolazioni coinvolte nel movimento. Eliminando questi segnali, l’autocorrezione del movimento non sarebbe possibile. Nello svolgimento del compito motorio possiamo riconoscere diverse fasi. Prima fra tutte l’analisi, l’esplorazione, preliminare dello spazio e delle zone di contatto fra i segmenti corporei ed esso (piani d’appoggio ecc.), pertanto potrà essere di natura propriocettivo o esterocettiva. La raccolta globale ed individuale degli stimoli sensoriali. L’organizzazione mentale dei movimenti portata ad integrazione della raccolta degli stimoli, e li pone a confronto con il sistema di riferimento proprio dell’individuo.
Ogni esercizio è poi caratterizzato da alcune peculiarità descritte nella finalità del compito motorio desiderato. Ciò può determinare un differente utilizzo o posizionamento dei vari segmenti corporei. Ad es.: contatti parziali o totali degli arti inferiori, posizioni simmetriche o asimmetriche degli arti superiori ecc.
E’ necessario poi che, ogni compito motorio richiesto al soggetto, sia ben descritto anche nella sua consequenzialità operativa. Sarà cura del kinesiologo fornire gli strumenti per un cosciente dialogo corporeo, al fine di recepire ogni feedback propriocettivo. I compiti del chinesiologo possono essere riassunti in: descrizione dell’esercizio; indicarne lo scopo; spiegarne lo svolgimento e le fasi spazio-temporali che lo compongono, regola l’azione.
Il compito motorio si forma a livelli diversi del sistema nervoso e la regolamentazione del movimento richiede una continua riafferentazione sottoforma di incessanti segnali propriocettivo provenienti dai muscoli e dalle
articolazioni.1 Particolarmente necessiterà di tali stimolazioni la zona dorsale dell’organismo che non può avere l’avallo di organi di senso quali la vista. Tale situazione diventa di intuitiva importanza nell’approccio con le attività preventive e compensative che non potrebbero sortire effetti regolatori senza la stimolazione propriocettivo. Al contempo, qualunque atteggiamento paramorfico o dismorfico dev’essere analizzato sotto un profilo non solo meccanico e morfologico ma più ampliamente come possibile effetto di un deficit del sistema nervoso centrale. Nelle precedenti affermazioni sono da ricercare gli elementi che ci fanno affermare i limiti della ginnastica ortopedica tradizionale che tende a non tenere in considerazione il vizio anatomo-funzionale nel suo complesso psicofisico. Concludiamo dicendo che il movimento non può essere considerato come l’espressione di un meccanismo di natura anatomo-fisiologica isolabile dall’azione umana.
1 cit. rif. L a ginnastica correttiva di A. Muzzarelli pag. 13/14






