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Manualità: tecniche di massaggio
Manualità, approfondimento sulle tecniche di massaggio: sfioramento superficiale e profondo, massaggio traverso profondo, impastamento statico e dinamico, vibrazione, frizione, trazione e stretching.
Sfioramento superficiale, con poca pressione agisce sull’epidermide ha effetto riscaldante, rilassante e circolatorio.
Sfioramento profondo, con una maggior pressione agisce più in profondità. Ha come effetto quello di elasticizzare l’epidermide, aumentare la circolazione, drenare e distendere allungando i muscoli. Se eseguito velocemente è stimolante, se lento rilassante.
Massaggio Traverso Profondo (MTP), agisce sull’asse del muscolo allontanandolo dall’osso sottostante con effetto di scollamento tra i vari strati, derma, fascia, muscoli.
Serve inoltre ad allineare fisiologicamente i fasci muscolari. Eseguito velocemente ha effetto stimolante.
Impastamento dinamico, la pressione e la velocità della manualità sono in proporzione al muscolo da trattare. Oltre ad avere un effetto di scollamento tra i vari strati (derma, miofascia), spreme il muscolo come fosse una spugna eliminando eventuali essudati e apportando nuovo sangue. E' utile per eliminare la tensione muscolare che ingabbia un’articolazione prima di eseguire le mobilizzazioni. Questa manualità eseguita velocemente ha effetto stimolante.
Impastamento statico o spremitura, ha un maggior effetto di spremitura sul muscolo, in più riesce a raggiungere muscoli profondi o nascosti dalle ossa.
Vibrazione, simile all’impastamento statico. Ancora più energico data la vibrazione ma anche con effetto rilassante. Questa tecnica, essendo dispendiosa per il massaggiatore, va eseguita in quasi totale appoggio del nostro corpo sull’atleta.
Frizione, la mano o solo le dita si muovono sulla cute senza scivolare, con effetti di riassorbimento dei liquidi interstiziali e la risoluzione di aderenze tissutali.
Mobilizzazione articolare, previo riscaldamento del liquido sinoviale ed eliminazioni delle tensioni muscolare adiacenti, serve a raggiungere il miglior Range Of Motion (ROM). Eseguendo le mobilizzazioni passive possiamo rilevare che, l’escursione di un’articolazione è sempre maggiore rispetto a quelle attive eseguite dall’atleta: “…la loro differenza è la riserva di movimento ed indica sino a che punto può essere migliorata la mobilità attiva potenziando gli agonisti o allungando gli antagonisti…”(Frey) ciò risulta fondamentale per far acquisire all’atleta la propriocezione durante gli extra-allungamenti o le trazioni articolari.
Trazione, agisce principalmente sulle articolazioni allontanandone i capi, favorendo la lubrificazione sinoviale ed il relax allentando le tensioni da sovraccarico o emotive. Fondamentale per atleti che svolgono corsa di fondo o a ostacoli e in genere per gli sport da impatto, dove avvengono importanti compressioni discali (causa di risentimento lombare ) e articolari (risentimento pelvi, anca, ginocchio, caviglia). Studi hanno evidenziato che durante la corsa il piede batte a terra da 500 a 800 volte per chilometro, con un carico sull’articolazione dell’arto inferiore da 3 a 6 volte il peso dell’atleta! Se rapportiamo il tutto ad un allenamento plurisettimanale o ad una maratona, si evince che ci sono in gioco decine di migliaia di battute e tonnellate di carico per le gambe ed i piedi!
E’ quindi evidente che la manualità della trazione diventa oltre che a essere un vero sollievo, indispensabile nella fase di recupero.
Stretching, ottimizza sia il tono che il rilascio muscolare. Durante lo stretching il muscolo fin nella sua piccola unità contrattile (sarcomero) viene allungato per l’intera lunghezza, mentre il tessuto connettivo, in un primo momento, si irrigidisce sostenendolo.
Questo permette di riallineare il disordine delle fibre causato dopo un importante lavoro o attività, aiutando la riabilitazione nei tessuti troppo sfruttati.
Ove sia possibile durante lo stretching passivo, per una maggior efficacia e per stirare un maggior numero di fibre muscolari, eseguirlo con rotazione/torsione articolare sia interna che esterna della catena miofasciale. Molti studiosi ritengono inoltre che lo stretching stimola la produzione dei liquidi lubrificanti nel tessuto miofasciale inibendo le aderenze tissutali.
Studi recenti sullo stiramento della fascia connettivale hanno evidenziato che, sessioni di stretching non eccessivo ma con lunga tenuta (anche più di 5minuti) con carichi leggeri (1-2kg) o con elastici, la fascia tende a divenire più plastica, allungando i tessuti molli e recuperando spazio per l’escursione muscolare contrastando quindi la retrazione.





