Il vincolo sportivo e la tutela sanitaria dell'atleta
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Il vincolo sportivo e la tutela sanitaria dell'atleta

Il vincolo sportivo nello sport dilettantistico, la tutela sanitaria e previdenziale dell'atleta professionista.

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Il vincolo sportivo attualmente permane solo nello sport dilettantistico. Consiste in un legame indissolubile, e a tempo indeterminato, fra l'atleta e la società di appartenenza con la facoltà di scioglimento concessa solo a quest'ultima, salvo rinuncia al tesseramento da parte dell'atleta. Per effetto di detto vincolo, il trasferimento ad altra società è impossibile, limitando in questo modo la possibilità di concorrenza fra le società sportive. Dal punto di vista pubblicistico, questo vincolo atipico può essere reso affine alle leggi che regolano la cittadinanza. Il vincolo sportivo, nelle società professionistiche, è stato abolito in quanto ritenuto ostacolo alla mobilità lavorativa, soprattutto se si pensa che, la sua efficacia, non si esauriva con lo scadere del contratto. L'unica limitazione, che tuttora sussiste, è nel privilegio della società di poter stipulare il primo contratto professionistico con i propri atleti del settore giovanile.

In passato, inoltre, la società cedente aveva diritto ad un indennizzo al momento della cessione di un atleta, da parte della società che lo acquisiva tra le sue fila. Tale indennizzo era giustificato come compenso per la preparazione e promozione dell'atleta. In sua sostituzione è stato inserito il "premio di addestramento e formazione tecnica" che però è riconosciuto solo in caso di stipula del primo contratto professionistico, e solo in favore dell'ultima società presso la quale si è svolta l'attività dilettantistica. Tale compenso deve essere reinvestito nell'attività giovanile e vivaistica e risulta esente da IVA.

Tutela sanitaria e previdenziale dell'atleta professionista

L'attività professionistica è svolta sotto rigorosi controlli medici stabiliti dalle Federazioni ed approvati dal Ministero della Sanità. Per ogni sportivo professionista dovrà redigersi una scheda sanitaria da aggiornare almeno semestralmente a cura della società sportiva. Copia di detta scheda dovrà depositarsi presso la federazione sportiva. L'istituzione e l'aggiornamento costituiscono conditio sine qua non per lo svolgimento delle attività sportive professionistiche. Ai fini della tutela della salute, quindi, gli atleti professionisti, devono sottoporsi preventivamente e periodicamente a controlli che possano attestarne l'idoneità. Essendo poi regolamentati, sul piano professionale, alla stregua degli altri lavoratori subordinati, l'imprenditore che li ha sotto contratto (in questo caso le società) è tenuto ad adottare misure atte a garantire la tutela dell'integrità fisica dei lavoratori. Questo tipo di norme, infatti, vengono applicate indipendentemente dalla presenza dei numerosi obblighi prescritti da leggi speciali.

In merito ai principali aspetti previdenziali, le società sportive sono tenute a stipulare una polizza assicurativa individuale a favore dei giocatori contro la morte e gli infortuni professionali. Tale disposizione si applica a tutte le figure di sportivi e quindi non solo agli atleti, ma anche ad allenatori, direttori tecnici ecc. Tuttavia, nonostante il riconoscimento dello status di lavoratori subordinati, gli sportivi sono assicurati presso la SPORTASS e non presso l'INAIL. Si tratta di una forma di assicurazione privatistica, pur essendo la SPORTASS Ente morale riconosciuto da regio decreto del 1934. Limitatamente ai giocatori ed allenatori di calcio, l'assicurazione è gestita dall'ENPALS. Il diritto alla pensione si matura al raggiungimento del 45° anno per gli uomini e al 40° per le donne.

Nel trattamento del lavoro, nel caso di società sportiva, è legittimo il recesso della società sportiva dal rapporto di lavoro subordinato intercorso con il direttore tecnico sportivo, in base ad una sequenza di risultati negativi.