Centri fitness: impresa commerciale o associazione sportiva?
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Centri fitness: impresa commerciale o associazione sportiva?

Quale soluzione scegliere nell'apertura di un nuovo centro fitness? Meglio orientarsi verso l'impresa commerciale o meglio l'associazione sportiva?

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Centri fitness: impresa commerciale o associazione sportiva?

Meglio creare un centro fitness sul modello offerto dall'associazionismo sportivo o porre in essere un'attività non dissimile da una normale impresa commerciale? Questo è il dilemma sul quale, da tempo, gli imprenditori in procinto di avviare una nuova attività e gli addetti ai lavori si dividono. Da questo punto di vista, occorre, in via preliminare, considerare la notevole mole di interessi in gioco. Ma cerchiamo, anzitutto, di capire, a grandi linee, quali sono le principali differenze.

L'associazione sportiva non ha scopo di lucro; in occasione dell'annuale chiusura di bilancio, eventuali attivi devono, a fortori, essere reinvestiti nell'attività istituzionale e non possono in alcun caso, essere distribuiti tra i soci. Ratio del legislatore, quella di evitare che una persona giuridica la quale dovrebbe, almeno sulla carta, essere finalizzata esclusivamente alla pratica e alla promozione dello sport, possa fungere da cavallo di Troia per l'introduzione di un vero e proprio sistema produttivo, in questo caso di servizi ai singoli fruitori. Al contempo, i limiti di natura operativa sopraelencati sono bilanciati da notevoli vantaggi di natura fiscale garantiti dalla legge.
L'impresa commerciale, a differenza di quanto sopra, non è vincolata da alcun divieto di lucro ma è assoggettata, in tutto e per tutto, alle disposizioni del Codice Civile, compresa la materia fallimentare, e agli oneri fiscali propri di qualsivoglia attività profit.

Trascurando, per un attimo, gli aspetti prettamente economici, dal punto di vista legale, la scelta sul modello da adottare non può prescindere da una corretta qualificazione giuridica e teleologica dell'attività di fitness. Si tratta, quindi, di capire se questa possa essere considerato uno sport oppure no. L'Aipasef (Associazione Italiana Professionisti Attità Motorie, Fitness e Sportive), organismo di rappresentanza dei professionisti e dei lavoratori autonomi del settore aderente alla Cisl, tende, ad esempio, a suddividere in categorie ben distinte i due ambiti. Questo per le differenti problematiche operativo/gestionali, burocratiche, amministrative, fiscali, ecc.. esistenti fra le discipline sportive e le attività del fitness, considerato che quest'ultime non hanno come scopo il risultato/prestazione che tipico di qualsivoglia attività sportiva praticata ad ogni livello. Orientamento confermato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che, con il provvedimento n. 10784 del 23 maggio 2002, ha stabilito chiaramente che "il fitness non si può identificare con una disciplina sportiva precisamente individuabile ".
Di diverso avviso è la Federazione Italiana Pesi e Cultura Fisica, vera e propria Federazione Sportiva Nazionale del Coni, che ha, invece, inglobato al suo interno numerosi centri fitness giuridicamente strutturati come associazione sportiva.
La Legge Finanziaria 2003 (legge 28 dicembre 2002, n. 289), dal punto di vista fiscale, ha contribuito a spostare ulteriormente l'ago della bilancia verso l'associazionismo sportivo; i numerosi vantaggi economici garantiti dalla normativa, la ridefinizione dei limiti, ora molto meno rigorosi, all'attività commerciale esercitata dalle persone giuridiche non profit ha certamente fatto deporre numerosi imprenditori per una scelta in tal senso.
Paradossalmente, però, si ritiene che proprio la Finanziaria 2003 abbia definitivamente tolto il velo sulla congenita inadeguatezza dell'attuale normativa in materia di attività sportiva dilettantistica, nonchè sul vuoto legislativo gravante sul settore del fitness, cui sembra essere del tutto inadeguato anche il procedimento di analogia legis che Coni ed altre realtà pongono in essere tentando una difficile assimilazione del fitness allo sport.

Non può che essere, quindi, del tutto condivisibile la posizione della Fiaef (Federazione Italiana Aerobica e Fitness), organismo finalizzato alla promozione e diffusione del fitness sul territorio, che da tempo chiede la promulgazione di una legge in grado di codificare in maniera precisa competenze e ruoli degli operatori del settore, nonchè, più in generale, dei centri fitness.

In attesa di una presa di posizione da parte dello Stato, quindi, la domanda iniziale non trova una risposta chiara ed univoca, attesa l'impossibilità di definire giuridicamente una categoria, quella dell'attività di fitness, che ancora sfugge a regole precise; è, comunque, certo che il modello dell'associazione sportiva non sembra dare adeguate garanzie di idoneità a rappresentare un'attività che è comunque finalizzata ad offrire servizi ai propri clienti.