Collaboratori autonomi o subordinati per i centri fitness
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Collaboratori autonomi o subordinati per i centri fitness

Come inquadrare i collaboratori di un centro sportivo? Valutiamo pro e contro di collaboratori autonomi o subordinati

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Collaboratori autonomi o subordinati per i centri fitness

Collaboratori autonomi o subordinati per il nostro fitness center? La domanda è una delle più ricorrenti fra i gestori delle palestre. L'individuazione della migliore tipologia contrattuale per il prestatore di lavoro, a seconda delle mansioni a questo assegnate, consente, in primis, di evitare qualsivoglia contestazione, e relative sanzioni, da parte degli organi ispettivi. Inoltre, l'opportuno inquadramento determina la consistente riduzione del carico previdenziale e tributario.

Onde sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio, occorre preliminarmente delineare i profili del lavoratore autonomo e di quello subordinato. In questo, viene in soccorso il Codice Civile, il quale, all'art. 2094, definisce quest'ultimo come colui il quale si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore. La fattispecie del lavoro autonomo è, invece, regolata dagli artt. 2222 e ss. del Codice Civile, i quali individuano la sussistenza della fattispecie de qua ogniqualvolta il soggetto si obbliga a compiere, verso corrispettivo, un'opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente. In buona sostanza, quindi, ai fini della distinzione del rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo, elementi rilevanti sono l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del lavoratore al potere direttivo, da esplicarsi con ordini specifici e non con semplici direttive, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro e il suo inserimento nell'organizzazione aziendale (Cass. 5-4-3003, n. 4889).
Occorre, comunque, sottolineare come il Codice Civile fatichi a fotografare l'attuale realtà sociale, in cui il terziario avanzato ha avuto uno sviluppo vertiginoso.
Venendo, ora, agli aspetti contributivi, l'Inps, con messaggio n. 16161 ha precisato che "L'accezione attività sportiva non può né deve essere riferita esclusivamente a quella di spettacolo o di competizione e, ancora, di esibizione a carattere professionistico svolta alla presenza di spettatori, ma anche, in senso lato, a quella strettamente personale espletata in luoghi all'uopo attrezzati e alla stessa deputati", stabilendo, di fatto, l'assoggettazione degli addetti agli impianti sportivi al contributo Enpals.
Con riferimento, invece, agli obblighi assicurativi, l'Inail, con circolare 12/90, ha fatto presente che l'attività di istruttore sportivo trova notevolissimi punti di contatto con quella di insegnanti delle esercitazioni di ginnastica e, pertanto, anche nei confronti di tali soggetti va affermata la ricorrenza dell'obbligo assicurativo purchè, si badi bene, gli stessi presentino il fondamentale requisito della subordinazione previsto dall'art. 4 n. 1 del vigente Testo Unico. Ancora una volta, quindi, notevoli differenze fra autonomia e subordinazione della prestazione.

Per quanto riguarda, invece, gli oneri previdenziali dei lavoratori autonomi, la l. 335/95 ha introdotto, a decorrere dal 1 aprile 1996, l'obbligo del contributo, pari al 10% del reddito imponibile, a carico di tutti i soggetti che prestano la propria opera senza esse iscritti ad alcun albo professionale e non beneficino di alcuna cassa previdenziale autonoma. Pertanto, i titolari di Partita Iva rientranti in questa fattispecie sono tenuti ad applicare il suddetto contributo sul reddito conseguito dalle loro attività, così come calcolato ai fini Irpef.