Doping: quando la vittoria è solo apparente
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Doping: quando la vittoria è solo apparente

L'illecito sportivo rappresentato dal doping, costituisce un elemento di grave rischio per l'altleta o il dilettante che ne faccia uso, approfondiamo il tema del doping.

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Doping: quando la vittoria è solo apparente

Con il termine doping ci riferiamo ad una questione di enorme rilievo che esiste in primo luogo nella realtà sportiva e che sta andando, col tempo, ad intaccare anche l'ambiente salutistico in generale.
Secondo l'art. 1 della legge 14 dicembre 2000, n°376, il doping è un reato penale, punibile fino a 3 anni di reclusione; si tratta in definitiva della "somministrazione o assunzione di farmaci e/o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e/o l'adozione di pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti".

La vigilanza sulla presenza di doping durante le competizioni riguarda i laboratori accreditati dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Le sostanze illecite sono distinguibili in 3 categorie:

1) farmaci consentiti dalla lista anti-doping, ma utilizzati a scopi diversi da quelli autorizzati,

2) farmaci vietati per doping,

3) prodotti reintegranti sali minerali, vitamine, amminoacidi,...
Se queste sostanze vengono assunte senza che esista una condizione che giustifica il loro utilizzo, si va incontro a condizioni avverse, in quanto agiranno su un organismo già sano.

Nella lunga lista di farmaci, di cui purtroppo si fa largo uso anche per attività non agonistiche, troviamo l'EPO, ovvero l'eritropoietina: questa non è altro che una glicoproteina prodotta dal rene che stimola la produzione e maturazione dei globuli rossi e viene impiegata in medicina nei casi di anemia in quei pazienti con insufficienza renale cronica.

Il motivo per cui l'EPO è impiegata nello sport (maratoneti, ciclisti,...) è per la sua capacità di aumentare l'apporto di ossigeno nel sangue, proprio perché agisce sull'aumento degli eritrociti. Ma se da una parte l'atleta che ne abusa riceve un "beneficio", dall'altra deve fare i conti con le reazioni avverse, come l'aumento della viscosità del sangue e della pressione arteriosa, ictus, infarto miocardico o trombosi.
Un'altra categoria di sostanze proibitissime è quella degli steroidi anabolizzanti, che agiscono sulla massa magra, aumentandone lo sviluppo, e sulla massa grassa, riducendola; ovviamente anche questi presentano rischi non trascurabili perché includono la tossicità epatica, cardiovascolare ed endocrina, senza contare anche l'insorgenza di tumori e disturbi della personalità.

Un'ulteriore gruppo di sostanze illecite è quello degli stimolanti e con tale nome ci riferiamo alla famiglia delle amfetamine, alla cocaina, all'efedrina e pseudoefedrina e alla caffeina. Nel doping vengono utilizzate perché stimolano e aumentano il livello di vigilanza, riducono la fatica e aumentano la sensazione di agonismo; i loro effetti negativi sono correlati alla sfera psichica, con episodi di aggressività, disturbi neurologici e conseguenze riguardanti l'apparato cardiocircolatorio con aritmie anche fatali.

Per quanto riguarda gli integratori, ne esistono di infinite tipologie, ma nell'ambiente sportivo sono ricercatissimi, e anche di facile reperibilità, quelli che mirano a "bruciare" il grasso e aumentare la massa muscolare, in breve tempo. Legalmente, quelli per uso sportivo dovrebbero essere accompagnati dall'autorizzazione ministeriale, ma molti di questi prodotti vengono venduti come "prodotti salutistici", per cui l'utilizzo che ne verrà fatto è vasto e incontrollato.

Oltre al semplice abuso di sostanze, sono diffuse anche le pratiche di doping: abbiamo infatti numerosi casi di doping ematico e di manipolazioni chimiche e fisiche dei campioni di urina.
Nel caso di doping ematico, l'atleta riceve per endovena sostanze che migliorano il trasporto d'ossigeno nel sangue; oppure può riguardare l'autotrasfusione, cioè il prelievo e la conservazione di sangue dell'atleta che, nel momento in cui i valori si normalizzano, gli viene trasfuso nuovamente, al fine di ottenere un maggior incremento dei globuli rossi. Tale pratiche ovviamente includono dei rischi molto severi, come la possibilità di avere delle reazioni allergiche, o la trasmissione di malattie infettive, o il sovraccarico a livello del sistema circolatorio o ancora uno shock metabolico.

Quando, invece, parliamo di manipolazioni chimiche o fisiche dei campioni di urina, ci riferiamo a dei processi o atteggiamenti che mirano a variare il risultato delle analisi dei suddetti campioni; per esempio, può avvenire la diluizione con altri liquidi e, pur di aggirare l'ostacolo, alcuni atleti arrivano al punto di inserire nella vescica, tramite catetere, urina altrui. Altro metodo è quello di usare diuretici "mascheranti" per eliminare in minor tempo le tracce di sostanze proibite. Ma per fortuna nei laboratori alcune di queste tecniche vengono facilmente rivelate, grazie all'analisi del pH alcalino o acido, che svela l'utilizzo di sostanze modificanti i valori; inoltre viene studiata anche la densità dell'urina che, se di basso peso specifico, indica una sua manipolazione al fine di abbassare la concentrazione di un farmaco.
Queste descritte sono soltanto alcune delle sostanze e tecniche utilizzate nella realtà sportiva e che infondono false speranze di una vittoria che però è solo apparente. In poche parole, stringi un patto con il diavolo. In realtà, la vera rivalsa è quella di resistere alle facili conquiste promesse dal doping, perché se da un lato garantisce un trionfo, dall'altro sottrae in salute.