L'attività fisica adattata e lo sport
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L'attività fisica adattata e lo sport

Il ruolo dell'APA nella definizione dei percorsi formativi e attività motoirie

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L'attività fisica adattata e lo sport

Il concetto d'attività fisica adattata (APA, activitè phisique adaptè) fu introdotto nel 1973 contestualmente alla creazione della Federazione Internazionale Attività Fisica Adattata (IFAPA). De Pauw (2000) ne giustifica il significato in questi termini: APA è un termine "ombrello" usato in tutto il mondo per individuare un'area interdisciplinare di saperi, includente le attività d'educazione fisica, tempo libero, danza, sport, fitness e riabilitazione per individui con impedimenti, a qualunque età e lungo il ciclo della vita.

Nello specifico, l'educazione fisica adattata è rivolta a quelle persone che non sono in grado, per motivi di vario genere, di partecipare con successo o in condizioni di sicurezza alle normali attività d'educazione fisica.
Attraverso l'APA si cerca di, quindi, l'individuazione di percorsi formativi e d'attività "modificate", stabili o transitorie, che possano permettere alle persone con disabilità di condurre attività motorie.

Lo sport adattato si basa su tre livelli di pratica:

  • sport tradizionalmente codificati, destinati a persone con lieve handicap mentale che hanno la possibilità di raggiungere livelli di sviluppo pari a persone normodotate;
  • sport a regole adattate per persone con problemi mentali medio-gravi;
  • attività motorie adattate per le persone con handicap gravi che possono partecipare a dei giochi o all'"atmosfera" di una manifestazione sportiva;

Successivamente l'approccio configurato dall'APA ha ampliato il suo raggio d'azione e d'intervento rivolgendosi all'attività fisico-motoria destinata anche ai portatori di handicap fisico e la Carta dei Principi dello Sport per Tutti sancisce che lo sport deve:

  • includere tutti i settori della popolazione, uomini e donne, accompagnandoli per l'intera esistenza;
  • sapersi adattare alle condizioni locali ed alle capacità d'ogni cittadino;
  • essere complementare allo sport di èlite;
  • porre particolare attenzione sui crescenti bisogni sportivi della popolazione anziana, delle minoranze e dei disabili.

In virtù delle declaratorie sopra enunciate, e soprattutto delle molteplici manifestazioni sportive presenti sul panorama internazionale, oggi possiamo affermare, con certezza, che i disabili sportivi sono considerati a pieno titolo atleti a tutti gli effetti. Ovviamente, per inserire gli atleti disabili nelle varie competizioni sportive si è presentata la necessità di un raggruppamento in classi corrispondenti alle specifiche patologie. Generalmente le diverse Federazioni Internazionali distinguono le disabilità in tre differenti settori:

  • disabilità fisica
  • disabilità mentale
  • ciechi sportivi

raggruppandoli in classi in base alle differenti classificazioni mediche.

Per quanto riguarda la disabilità fisica troviamo la Para-Tetraplegia da frattura mielinica, la Poliomielite, le Amputazioni, le Epilessie, le Cerebrolesione.

Con disabilità mentale, invece, è intesa dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder quella situazione presente prima del diciottesimo anno di vita in cui la funzione intellettiva, espressa attraverso il Q.I. (quoziente intellettivo = Età mentale/Età cronologica x 100), risulta significativamente di sotto la media (minore di 70 su 100), con limitazioni in almeno due delle seguenti aree: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro tempo libero, salute, sicurezza. Tra le disabilità mentali rientrano anche le sindromi cromosomiche come quella tipica di Down e l'Autismo.

Il Deficit relativo alla vista, infine è funzionalmente classificato in base agli eventuali residui visivi:

  • classe B1: soggetti che hanno in entrambi gli occhi, assenza di percezione luminosa o percezione della luce con incapacità di riconoscere gli oggetti o contorni in ogni direzione ed ad ogni distanza
  • classe B2: soggetti con capacità di riconoscere, nell'occhio migliore, oggetti e contorni e con un'acuità visiva fino a 2/60 e/o una limitazione del campo visivo non superiore a 5 gradi
  • classe B3: soggetti con acuità visiva nell'occhio migliore, compresa tra i 2/60 e i 6/60 e/o un campo visivo tra i 5 e i 20 gradi

In conclusione a questo breve excursus circa lo sport e la disabilità è possibile affermare che esso fornisce, in senso lato, enormi stimoli allo sviluppo ed all'arricchimento del bagaglio motorio personale, offrendo nello stesso tempo, opportunità di divertimento e di relazioni interpersonali gratificanti. L'attività sportiva può acquisire un significato ancora più importante nei soggetti disabili poiché essi possono trovarvi elementi di valorizzazione personale non sempre presenti nel contesto della quotidianità a cui appartengono. La pratica d'attività sportive deve avere, per il giovane disabile, la finalità primaria di vivere esperienze motorie che lo aiutino a sviluppare le proprie potenzialità, in un ambiente ricco e variabile di relazioni significative. L'incremento, infatti, delle capacità e l'assunzione di nuove abilità motorie sono importanti non solo dal punto di vista specifico, ma anche come contributo alla costruzione di una positiva immagine di sé. L'attività sportiva, quindi, assolve un'importantissima funzione circa lo sviluppo dell'individuo nella sua totalità funzionale e psicosociale.