Ving Tsun tra psicologia e tecnica
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Ving Tsun tra psicologia e tecnica

Introduzione alla filosifia del Ving Tsun, tra psicologia e tecnica

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Ving Tsun tra psicologia e tecnica

La società sta mutando rapidamente e con essa, di riflesso, anche i comportamenti delle persone.
L'unico problema è che le due variabili non variano di pari passo, ma si rileva una certa discrepanza; le tradizioni si sa, si radicano alla svelta e modificarle, o anche solo avere la pretesa di provarci, può risultare un percorso arduo, pieno di difficoltà che rischiano di trasformarsi in scogli insormontabili.
Con l'apertura delle frontiere e il fenomeno dell'emigrazione, sia regolare sia clandestina, le nostre città si stanno sempre più "globalizzando".
Il fenomeno offre un sacco di riflessioni, la maggior parte delle quali sono positive, ma come tutti i fenomeni di una certa importanza, presuppone anche la comparsa di problemi più o meno gravi.
Parliamo della violenza generata dalle minoranze, ovvero quei gruppi di persone, non necessariamente straniere, che con comportamenti da "far-west" cercano di imporre le proprie volontà, di prevaricare i più deboli e indifesi, come spesso purtroppo la storia ci ha insegnato.

Parlare di violenza però non significa analizzare solo il fattore fisico; la violenza, per definizione, può anche essere di natura psicologica, una forma di coercizione, più o meno nascosta, che impone a una persona un determinato comportamento o ne impedisce un altro.

Solitamente il termine "violenza" porta alla mente il concetto di percossa, di colpo atto a procurare un danno o un dolore fisico, ma il concetto è troppo riduttivo. Questa differenza è ancor più lapalissiana quando si raffronta il concetto alla difesa personale. Basta pronunciare questo termine per stimolare la mente conscia a tecniche di combattimento, appositamente studiate per difendersi fisicamente da un'aggressione, magari con mano armata. Certo non si può negare l'aspetto fisico della difesa personale, ma la componente psicologica, il sapere come porsi e rapportarsi all'aggressore, riveste un ruolo di pari importanza alla mera tecnica, forse addirittura più profondo ed efficace, per via del fatto che con un determinato comportamento può scoraggiare l'aggressore e farlo desistere dal procurarci un danno, che ovviamente potrebbe essere anche solo psicologico.
I fatti che appaiono sui quotidiani, con incredibile puntualità, riportano le cronache di molestie, scippi, episodi di violenza durante i furti nelle abitazioni e molto altro ancora, a testimonianza del fatto che chiunque potrebbe essere vittima di una situazione simile. Per questo motivo generano solamente sorrisi le frasi che a volte capita di sentire, come "siamo nel duemilatre, chi vuoi che mi aggredisca al giorno d'oggi?".
Come si diceva all'inizio dell'articolo, i meccanismi sociali stanno mutando, ma non si può dire la stessa cosa del comportamento delle persone, troppo attaccate alle proprie consuetudini e desiderose di mantenerle immutate. È in questo frangente che diviene di ancor più fondamentale importanza maturare una nuova consapevolezza, comprendere che la logica dei rapporti tra le persone deve essere modificata, aggiungendo quel pizzico di attenzione in più che assolutamente non guasta. Lungi da chi scrive l'intenzione di trasformare tutti in esseri paranoici, spaventati dalla propria ombra, ma il concetto stesso di difesa personale passa obbligatoriamente attraverso il proprio comportamento che, se da un lato può aiutarci a uscire da una situazione di pericolo, dall'altro può provocarne un'altra.

Durante i corsi di Ving Tsun tenuti dalla European Ving Tsun Federation, rappresentata in Italia da Sifu Sergio Vommaro, Sifu Piero Conti e nel resto del mondo direttamente da Si-Gung Klaus Dingeldein, i concetti che sono stati superficialmente presentati fin qui sono approfonditi, per creare nel praticante una nuova consapevolezza della propria persona e permettergli di capire che anche in una situazione di bisogno non si trova mai in balia degli eventi e delle decisioni altrui, ma può fare affidamento su una valida preparazione psico-motoria.
L'aspetto psicologico infatti è una componente chiave dell'allenamento del Ving Tsun, dal quale non può essere dissociato, pena un errato co
l'inefficacia in una situazione reale, nella quale la capacità di analisi, di discernimento e di definizione di ciò che in realtà un aggressore vuole, sono fondamentali.

In troppe palestre stanno nascendo corsi di difesa che propongono formule abbastanza stravaganti, secondo le quali in pochi giorni di allenamento (a volte ore), definiti "intensivi", si raggiungono alti livelli; questi surrogati delle Arti Marziali, non fanno altro che indebolire ulteriormente un mondo che già patisce da anni lotte intestine per stabilire il miglior stile, il più efficace o il più bello.
La pratica di un'Arte come il Ving Tsun va intesa come un percorso, da compiere assieme all'istruttore, per apprendere un vero e proprio stile di vita e non un metodo per sferrare colpi a destra e a manca. Ciò, peraltro, non significa che questo cammino debba essere necessariamente lungo; per avere la massima efficacia nella difesa personale, una disciplina deve essere semplice e diretta, basata quindi su concetti che chiunque sia in grado di applicare con il minimo sforzo.

Seguendo questa metodologia il praticante può ottenere i primi risultati nel giro di pochi mesi di allenamento, senza dover mettere duramente alla prova il proprio fisico in movimenti innaturali, che spesso sono causa di problemi anche gravi. Tutto questo nel Ving Tsun diviene realtà, semplice, tangibile e applicabile a chiunque. È prerogativa dei cosiddetti "stili interni", infatti, lavorare senza utilizzare movimenti ampi, a volte esibizionisti e che richiedano la preparazione di un atleta, cosa improponibile per una persona di una certa età o che non intende soffrire per apprendere un movimento. I principi del Ving Tsun probabilmente possono essere racchiusi in tre parole, tre semplici definizioni: diretto, efficiente e semplice.
Questa è la formula che porta all'efficacia nella difesa. I principi della cedevolezza controllata, della pressione e dell'avanzamento lungo la linea centrale, sono applicabili da chiunque, uomini e donne senza alcuna distinzione.

Sotto l'egida della European Ving Tsun Federation (EVTF) il praticante apprende a utilizzare il proprio corpo e le formule di comunicazione, verbale e non, affinché nell'aggressore maturi la convinzione che non vi è l'intenzione a ricorrere alla violenza fisica.
Evitare l'aggressione è l'obiettivo. A questo proposito la posizione di guardia del Ving Tsun nella difesa non manifesta mai un "invito" allo scontro, come in una guardia di tipo tradizionale, per esempio quella del Karate o del pugilato. Mostrare una guardia "aggressiva" di questo tipo equivale infatti a porsi sullo stesso piano dell'avversario, rendendo lo scontro inevitabile, proprio per aver reso esplicita una minaccia.
Nel Ving Tsun EVTF invece l'azione fisica è subordinata al lavoro psicologico ed entra in gioco solo ed esclusivamente se non esistono altre strade percorribili. Questo è il concetto di difesa personale.

Componenti aggiuntivi e inevitabili, come la paura e l'insicurezza vengono dominati e sfruttati, quali elementi a proprio favore, grazie a una metodologia di allenamento unica, ma che non prevede di incassare colpi durante gli allenamenti. È per questi motivi, uniti ad altre considerazioni ancor più profonde, che anche le persone di sesso femminile trovano nel Ving Tsun un valido alleato per fortificare la propria psiche e il proprio corpo, nuovamente in una maniera inedita; per una ragazza infatti, "parare" in senso tradizionale un qualsiasi colpo diventa un'operazione rischiosa, oltre che molto dolorosa.

Qualche dubbio a riguardo? Si pensi a una ragazza che è costretta suo malgrado a difendere da un gancio o da un terribile low kick sferrati da un uomo. Pensate che proteggersi da un calcio del genere opponendo la propria tibia sia una soluzione accettabile? No, non lo è. La donna per sua stessa natura è un individuo fisicamente meno adatto a sopportare sforzi e urti, per questo motivo difendere da un attacco particolarmente potente si rivela ua sfortuna.
Nel Ving Tsun EVTF questo "gap" di prestanza atletica si assottiglia incredibilmente, offrendo le giuste tecniche e la giusta strategia a una persona meno dotata fisicamente per far fronte a un attacco. Tutti i principi seguono le regole di base della semplice geometria; per esempio su un attacco circolare, la via più breve è sempre la linea retta. Le metodologie di allenamento tradizionali prevedono lo studio di situazioni "asettiche", ovvero al di fuori del loro ambito reale, cosa che spesso conduce il praticante a grossolani errori di valutazione: in molte Arti Marziali si allenano le difese da vari tipi di colpi, ma questi attacchi sono portati in modo ordinato, sono fini a sé stessi, probabilmente per un eccesso di rispetto nei confronti del compagno di allenamento.

In una situazione di necessità invece, gli attacchi sono sempre disordinati, non seguono una linea logica e soprattutto non arrivano uno alla volta. È quindi molto importante che il praticante si abitui a mantenere la freddezza e le capacità di ragionamento il più possibile immutate, in modo da poter dominare anche una situazione dalla quale sembrerebbe molto difficile uscire. L'esercizio che prende il nome di chi-sao è un ottimo metodo per entrare in contatto con l'avversario in brevissimo tempo, accorciare la distanza di combattimento e sfruttare le capacità di movimento, reazione e sensibilità apprese con gli esercizi.
Nulla viene lasciato al caso, piuttosto ogni angolazione, movimento, attacco o tentativo di fuga viene inibito sul nascere, grazie ai riflessi sviluppati durante l'allenamento e il chi-sao stesso. È un errore piuttosto diffuso il pensiero che sia molto complicato "parare" un colpo con i movimenti del Ving Tsun e rispondere immediatamente all'aggressione, ma il problema non risiede nella tecnica, quanto nella sua interpretazione; qualsiasi movimento, in questa disciplina, viene eseguito come se si trattasse al tempo stesso di un attacco, una difesa e un controllo dell'azione dell'avversario. Il movimento infatti avanza come un attacco. Se incontra un ostacolo, provoca un adattamento del corpo e non l'interruzione del movimento, come a bloccare il movimento; subentra il principio della cedevolezza e la determinazione a raggiungere la linea centrale, mantenendo al tempo stesso il controllo su eventuali attacchi secondari, sfruttando il principio della sensibilità.

Tutto questo è condensato in un unico movimento, eseguito con fluidità e grande adattabilità. Il praticante di Ving Tsun di fatto non decide un modo di attacco o di difesa, ma si limita ad adattarsi all'azione di chi attacca, muovendosi di conseguenza. Sono questi i principi che rendono il Ving Tsun EVTF un'Arte Marziale semplice da apprendere ma estremamente efficace nella difesa personale: gli stessi principi che possono migliorare la vita quotidiana di un praticante di Arti Marziali, nella vita di tutti i giorni, come nel lavoro.