Storie di altri sport in Basilicata - sesta parte
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Storie di altri sport in Basilicata - sesta parte

Al campionato partecipava quell'anno anche l'altra compagine potentina New Man del presidente Rocco Furone. Il tennis nella città di Potenza, fin dagli inizi, si è identificato con il campo presente nella Villa di Santa Maria.

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Storie di altri sport in Basilicata - sesta parte

Il sisma del 23 novembre 1980 portò il finimondo anche nella pallacanestro: gran parte dei tifosi, dei dirigenti e degli atleti si trovavano nella palestra del CONI di Montereale alle 19:34 per assistere ad una partita di basket femminile di Serie B tra l'Invicta femminile e il Basket Potenza. Per fortuna nel "fuggi fuggi" generale non vi furono vittime o feriti ma solo disperazione, angoscia e terrore. Finì la stagione più bella dell'Invicta e si entrò lentamente nella fase del declino che avrebbe portato la squadra in pochi anni nel limbo della prima Serie C2, poi nella Serie D e successivamente alla cessazione di ogni attività per la trasformazione in Potenza 84.

La gloriosa Polisportiva Libertas Invicta del presidente Peppino Sabia rappresentò il principale punto di riferimento sportivo per molti giovani di Potenza, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. A questa grande famiglia si avvicinarono ragazzi e ragazze interessati al calcio, al basket, all'atletica, al nuoto. Il basket maschile, in particolare, vide la consacrazione di un gruppo di giovani potentini che, coinvolgendo tantissimi appassionati, portarono per la prima volta la città di Potenza a competere su palcoscenici nazionali di significativa importanza. Su queste basi e a seguito dell'evoluzione e delle esigenze, anche e soprattutto economiche, di uno sport in continua e costante crescita, Peppino Sabia acconsentì che il settore del basket maschile uscisse dalla gestione della Polisportiva per proseguire autonomamente. Fu così che nel 1984 nacque l'A.S. Potenza 84.

La squadra che ripartiva dalla Serie D, fu affidata alla conduzione di Tonio Bilotti. Al campionato partecipava quell'anno anche l'altra compagine potentina New Man del presidente Rocco Furone. Nella stagione successi vasi realizzò una strategica fusione tra le due realtà cittadine e la nuova squadra fu affidata a Nicola Bux. Nel 1986, grazie all'apporto dello sponsor Banca di Lucania, la squadra potentina si avvalse per la prima volta di un coach professionista: il tarantino Gianni Russo che condusse subito il team in Serie C.

l'anno seguente venne sfiorata la promozione in B2. L'obiettivo della promozione tra i cadetti benne centrato nella stagione 1990/91 e il primo anno la matricola potentina ottenne un brillante sesto posto. La promozione in B di Eccellenza venne sfiorata per due anni consecutivi, nelle stagioni 1993/94 e 1994/95, con alla guida del team il giovane allenatore potentino Dino De Angelis. Infatti nella stagione 1993/94 la compagine lucana ottenne un ottimo terzo posto e la possibilità di disputare lo spareggio di Pozzuoli contro il Rieti. Nonostante l'apporto nella cittadina campana di oltre duemila tifosi giunti da Potenza, il Rieti ebbe la meglio con il punteggio di 92 a 80.

Anche nell'anno successivo si disputò uno spareggio contro Teramo e Taranto che non arrise ai lucani. Seguirono negli anni successivi, con alterne fortune, tornei di B2, dove la Levoni Immobiliare De Marca si fece valere anche nella stagione 2005/2006, raggiungendo i play-off dopo l'entusiasmante vittoria riportata da Esposito e soci contro il Corato (87-67 il punteggio finale) domenica 23 aprile 2006 in un affollato PalaPergola. Il 24 aprile 2005, in un tragico incidente stradale, perse la vita il giovane cestista Antonello Pergola. Antonello, nato a Potenza il 30 gennaio 1987, iniziò la sua attività sportiva nella Rari Nantes Nuoto Potenza. All'età di 10 anni prese il via la sua attività cestistica con la Crai Credit. Successivamente approdò nell' A.S. Potenza 84 Levoni dove disputò vari campionati giovanili. Riuscì subito a guadagnarsi la convocazione in prima squadra. Partecipò al campionato di Serie D con il CiumneraPotenza.

Il tennis nella città di Potenza, fin dagli inizi, si è identificato con il campo presente nella Villa di Santa Maria. In quel luogo si sono vissuti tanti momenti di aggregazione giovanile, in qualche periodo anche di mondanità: per tantissimi anni, in quell'angolo verde della città si viveva anche una specie di "villeggiatura" con frequentazioni sporadiche e regolari di una certa borghesia medio - alta, molto rappresentativa della società di quel tempo. Era indubbiamente un luogo elitario nel quale, ad eccezione delle rare manifestazioni sportive costituite da tornei di club di importanza limitata e solo locale, generalmente, negli anni Venti e Trenta, non aveva accesso il "popolo", se non come spettatore, al di là delle rete di recinzione e dal viale principale della villa comunale.

La costruzione di questo primo campo da tennis ed il progetto di realizzazione anche per un'attigua pista di pattinaggio avvenne nella primavera del 1923 per iniziativa di alcuni ufficiali del 29° Reggimento di Fanteria di stanza a Potenza, che era ospitato nella vicina caserma Lucania. La costruzione del campo avvenne in modo molto approssimativo e non regolamentare e questo spazio venne adoperato prevalentemente dagli ufficiali residenti a Potenza, saltuariamente vi accedevano elementi non militari ma sempre su invito ed accettazione degli ufficiali. Compatibilmente con il livello tecnico del tennis di quegli anni, vi era tra gli ufficiali qualche buon praticante ma, prevalentemente, utilizzarono quel primo adattato terreno giocatori improvvisati.

La pista di pattinaggio non fu costruita. Dopo un periodo di entusiasmo iniziale, però, l'iniziativa dei militari decadde ed il terreno di gioco fu abbandonato senza alcuna manutenzione ed il Comune ritenne opportuno rientrare in possesso dell'area revocando la precedente concessione. Il 10 agosto 1925 si costituiva un comitato da parte di alcuni signori della città, con a capo Francesco Errichelli, per la creazione di un Lawn Tennis.Il 6 maggio 1926 fu deliberata l'esecuzione a carico del Comune di lavori di adattamento della zona per la costruzione del regolamentare campo da tennis e della pista del pattinaggio da utilizzarsi anche per esercitazioni ginniche.

I lavori furono completati nel corso del 1927. Finite queste opere, l'impianto fu dato in fitto nell'agosto di quell'anno per un canone annuo di 1000 lire, al neo costituito Lawn Tennis Club. Il club provvide ad allestire a proprie spese anche un impianto di illuminazione e, anche se le loro capacità tennistiche erano certamente molto scarse, essi contribuirono indubbiamente a creare in quel luogo un punto di riferimento e di incontro che, soprattutto durante la prima stagione estiva potentina, si vestiva anche di un carattere culturale e mondano. Erano gli anni in cui per gli uomini erano di rigore i pantaloni lunghi e per le donne gonne comode ma lunghe, al di sotto del ginocchio, e scarpette di tela con un piccolo tacchetto. Si usavano racchette dal profilo del fusto quasi quadrato e corde molto spesse rigorosamente di marche inglesi. Nel 1932, Gioacchino Viggiani non ritenne più di occuparsi del tennis e lasciò la presidenza del Lawn Tennis.

Il comune ne affidò per un breve tempo la gestione all'ingegnere Carlo Amorosino dal quale poi il club passò al circolo lucano il cui presidente, colonnello Luigi Leggieri, gentiluomo molto accorto alle regole del bon ton, ne guidò le iniziative con uno spirito aristocratico e severo. L'ammissione al club avveniva con una selezione molto accurata e previo domanda accompagnata dalla presentazione di un socio del Circolo, la cui sede era ospitata nei locali del Teatro Stabile. Furono anni durante i quali cominciarono a frequentare il campo giocatori di un buon livello tecnico e nello spirito affermatosi con la consolidazione del Regime Fascista, cominciò a diffondersi sempre più l'aspetto sportivo su quello mondano. Sul campo ebbero ospitalità i gruppi del GUF e si iniziarono ad organizzare anche tornei contro analoghi gruppi di altre città.

Gli incontri interregionali iniziavano e finivano con il saluto fascista; dalle vecchie racchette di marca e modello inglese si passò alle racchette autarchiche di marca nazionale e le palle Continental, che erano allora le più diffuse, scomparvero per far posto alle paste Pirelli così come le scarpette utilizzate erano quasi solo quelle di marca Superga bianche o azzurre. Quasi assente la partecipazione femminile: sul campo di Santa Maria si notava ancora la presenza di alcune emancipate signore e signorine ma, nella maggior parte dei casi, così come era avvenuto negli anni precedenti, esse si limitavano saltellando ad inseguire una pallina. Inizialmente il fascismo non aveva provato particolare simpatia per il tennis in quanto riteneva questo sport poco virile e soprattutto perché molto diffuso nei paesi anglosassoni e nella odiata Inghilterra. Il partito iniziò a comportarsi in modo diverso nei confronti del tennis dopo che in Italia fu costituita la federazione tennis. L'opinione di Mussolini cambiò radicalmente tanto che iniziò anch'egli a praticare questo gioco a Villa Torlonia, sotto la guida di bravi maestri 1

Nonostante in quegli anni fossero numerosi dappertutto gli istruttori ginnici ed i professori di ginnastica, non si ebbe mai a Potenza un Maestro di tennis per cui tutti i praticanti erano esclusivamente affidati alla predisposizione e alle doti naturali. Il bilancio economico del Circolo lucano, con l'approssimarsi della Seconda Guerra Mondiale, non consentiva più di farsi carico del peso, della conduzione e della gestione dell'impianto di Santa Maria il quale, oltretutto, aveva bisogno di manutenzione ordinaria e straordinaria che in considerazione delle caratteristiche climatiche della città di Potenza e della particolarità del fondo in terra, risultava assai gravosa. Tale situazione andò avanti per gli anni della guerra fino a quando, nell'immediato dopo guerra, finalmente, il campo fu rifatto dal Genio Civile con sovvenzione pubblica derivante dai fondi per la ricostruzione. Il Comune ritenne a questo punto di affidare la gestione dell'impianto, completato anche dalla costruzione di un locale spogliatoio in muratura fornito di docce con acqua calda, all'ENAL 2, ente che era subentrato alla fascista Opera Nazionale Dopo Lavoro nella gestione popolare del tempo libero.

La conduzione gestionale portata avanti dall'ENAL non fu sempre gradita dai praticanti di tennis di quegli anni che, frattanto, andavano gradatamente aumentando di numero e che richiedevano una più attenta assistenza anche per quanto riguardava la manutenzione di servizi complementari sempre molto carenti. Per iniziativa allora di un gruppo ristretto di amici appassionati e praticanti: Raffaello La Capra, Aldo Morlino, Nino Episcopia e altri, si costituì un circolo autonomo denominato Circolo Tennis Santa Maria, il quale assunse in proprio la conduzione dell'impianto ma, a causa degli impegni professionali, che non consentivano a questi amici di impegnare molto tempo, anche questo gruppo decise di lasciare. Nel 1954 frattanto il Circolo (la cui denominazione era rimasta la stessa) fu affiliato alla Federazione Italiana Tennis (FIT) 3 ed il primo fiduciario provinciale fu Marcello Tempesta, ottimo giocatore ed entusiasta organizzatore, che si incaricò di avviarne personalmente la gestione. Per alcuni anni successivi sul campo di Santa Maria si svolse un'attività agonistica molto intensa, il numero di praticanti aumentò notevolmente, il livello sportivo migliorò di molto rispetto a quanto si era visto in precedenza. Dopo circa un decennio di completo abbandono, finalmente il tennis si era risvegliato a Potenza grazie all'opera di Tempesta, il quale organizzando un torneo propagandistico,aveva voluto ridare un po' di vita a questo sport

L'autentico vincitore di questo primo torneo cittadino di tennis è stato il fiduciario della Federazione Italiana Tennis. Aruota, l'ENAL di Potenza che, con la messa a disposizione del campo di Santa Maria, ha dato un validissimo contributo al successo. I reali leaders, quindi, sono stati gli organizzatori, non i protagonisti. È nostro dovere, dovere di sportivi più che di cronisti, dover subito porre in risalto il merito del fiduciario della Fit che ah voluto partorire questo torneo di una branca sportiva che, qui a Potenza, era caduta nel dimenticatoio da ben due lustri. È nostro dovere, dovere di sportivi più che di cronisti, dover subito porre in risalto il merito del fiduciario della Fit che ah voluto partorire questo torneo di una branca sportiva che, qui a Potenza, era caduta nel dimenticatoio da ben due lustri. Va posta, per due ragioni, in giusta luce, l'iniziativa di Tempesta: primo per la ragione anzidetta; secondo, per aver risvegliato tutto un ambiente e per aver fatto da alfiere alla rinascita del tennis cittadino. A Marcello Tempesta vada, quindi, il riconoscimento ed il ringraziamento per aver tanto osato in un settore ridivenuto pressoché vergine dopo la lunghissima stasi. Si è avuta, indubbiamente, dell'audacia ad indire una similemanifestazione, per cui ogni critica per il rilevato (e giustificato) scadente livellotecnico non può trovare posto in questa sede. L'iniziativa, infatti, è da approvaresenza dubbi di sorta. Per un definitivo risveglio e conseguente miglioramentotecnico e numerico del tennis locale non si può essere riconoscenti ad altri se nona Tempesta e, perché no, agli stessi comprensivi dirigenti dell'Enal? Non èmancata a questo torneo nemmeno la coreografia del pubblico. Altri impegni cihanno vietato di seguire tutte le fasi del torneo, ma l'ambiente trovato domenica inoccasione delle finali ha detto tutto: la passione per le racchette e le pallinebianche si è risvegliata scuotendosi dal torpore; gente che può far molto nemmenomanca (sufficiente costatare il… coraggio che hanno palesato alcuni acerbissimiatleti nel partecipare al torneo). Ci si permetta, ora, di rivolgere un appello ai «vecchi» del tennis: ritornate ai campi in terra rossa, ritornate pure in veste di atleti, se volete, ma ritornatesoprattutto in veste di istruttori. […]4