La Basilicata tra arretratezza e Sport
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La Basilicata tra arretratezza e Sport

La prima edizione della coppa del mondo di calcio ebbe luogo nella capitale uruguaiana, Montevideo, in concomitanza con il centenario dell'indipendenza del paese.

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La Basilicata tra arretratezza e Sport

Gli studi relativi all'avvento del Fascismo in Basilicata mettono in evidenza la profonda differenza fra le situazioni politiche del materano e del potentino: nel materano durante il biennio rosso avvennero aspri scontri; al contrario nel potentino la situazione fu statica, almeno così sembra. La differente situazione politica rispecchiava l'organizzazione sociale delle due province. Nella provincia di Matera prevalevano grandi distese di terre, i fondi del Duca Malvezzi di Gerace e della famiglia Berlingeri che erano concessi a grandi fittavoli che, a loro volta, o li subaffittavano o li conducevano assumendo manodopera salariata. 1 Questo bracciantato organizzato fu promotore di manifestazioni contadine che spesso portarono a conflitti a fuoco fra scioperanti e forza pubblica supportata da gruppi nazionalisti locali. Nei luoghi in cui la protesta contadina era abbastanza organizzata, le squadre fasciste assunsero il ruolo di conservazione dell'ordine costituito, non disdegnando l'uso della violenza per terrorizzare le masse contadine 2.

Pochi sono, invece, gli studi che consentono di delineare con precisione la situazione nel potentino e nel lagonegrese. Tali zone erano contraddistinte da un'agricoltura arretrata e con proprietà molto frazionata che si traduceva nella presenza di un largo strato di piccoli contadini affittuari e piccoli proprietari; è probabile che costoro abbiano appoggiato posizioni fasciste per tutelare le loro proprietà e scongiurare il pericolo della socializzazione delle terre 3.Un caso a parte era rappresentato dai paesi della montagna, dal versante nordico del Vulture fino alla provincia di Salerno: essi costituirono una terza situazione a sé stante. In questi luoghi il Fascismo arrivò dopo le leggi eccezionali, quando il capo del fascio riunì tutta la gente per spiegare che era sorto un nuovo Stato al quale tutti avevano il dovere di obbedire: a quei braccianti abbruttiti dall'ignoranza e dalla miseria non era giunta l'eco della lotta che si combatteva nelle campagne italiane 4.

In sintesi si può dire che in Basilicata ci si trovò di fronte a tre situazioni molti differenti: nel materano il Fascismo nacque in rispondenza agli interessi del padronato agrario locale, il fascio si caratterizzò come una forza chiamata a respingere le rivendicazioni contadine e a distruggere leghe e cooperative bracciantili schierate fortemente a sinistra; a Potenza la struttura economico-sociale del territorio sembra abbia costituito una naturale fonte di consenso al Fascismo; questa tesi è confortata dall'assenza di grossi scontri o incidenti. Un'assenza totale di reazione ha, invece, riguardato i paesi della montagna come Tito o Picerno che videro la totale assenza di forze politiche attive e la mancanza di comunicazione con l'esterno che fecero in modo che il bracciantato continuasse a fare gli interessi del padrone 5.

La storia del fascio lucano è particolarmente difficile da scrivere: la penuria di documenti impedisce la ricostruzione di un quadro di riferimento completo. Tuttavia un'analisi attenta delle fonti disponibili rende possibile il tentativo di far riemergere almeno le linee portanti delle amministrazioni fasciste locali.

Una rilevanza particolare era rivestita dalle celebrazioni di due momenti fondanti il Regime: la fondazione dei fasci di combattimento e la marcia su Roma. L'anniversario dei fasci veniva celebrato ogni anno nei vari comuni lucani; la cerimonia prevedeva l'illuminazione e l'imbandieramento di tutti gli edifici pubblici e si svolgeva in un corteo che sfilava lungo il corso principale. Quasi sempre la cerimonia terminava con una manifestazione sportiva. Così avvenne nel 1927, quando per l'occasione nel Capoluogo lucano affluirono le rappresentanze dei fasci, i balilla, gli avanguardisti della provincia per assistere alle partite di calcetto che si svolgevano a Montereale6. Le modalità di svolgimento della cerimonia erano stabilite dal Ministero e non subirono mai nel corso degli anni mutamenti sostanziali, sebbene la cerimonia, con il trascorrere del tempo, divenisse sempre più organizzata e le iniziative individuali, da sempre marginali, avessero sempre meno spazio. Nel 1940 una disposizione ministeriale stabiliva rigorosamente la collocazione dei partecipanti:

In maniera ordinata sfileranno le Donne fasciste, gli appartenenti al GIL, i Giovani Universitari Fascisti, le Organizzazioni fasciste sindacali, combattentistiche e del Dopolavoro 7.

La sostanziale uniformità che caratterizzò lo svolgersi delle cerimonie nell'arco del Ventennio fa sì che una disposizione ministeriale del 1929, indirizzata a regolare la celebrazione del decimo annuale dei fasci di combattimento, si riveli molto utile al fine di comprendere in che modo si svolgesse la giornata celebrativa. La giornata aveva inizio con la celebrazione del Te Deum e con una fiaccolata che percorreva le vie del paese con in testa il podestà. Nella mattinata del 23 marzo era previsto l'imbandieramento di tutti gli edifici pubblici. Alle 16:00 stormi di aeroplani avrebbero sorvolato le città. Alle 18:00 veniva stabilito il suono delle campane delle torri civiche. Alle 18:30 ci sarebbero state grandi adunate di popolo nelle piazze di tutti i comuni d'Italia, a cui si doveva partecipare in camicia nera e con le decorazioni. La cerimonia si sarebbe conclusa alle ore 20:00 con fiaccolate e l'illuminazione di tutti gli edifici.8 Inoltre, alle 21:00 si svolgeva un corteo inneggiante a Sua Maestà il Re e a Sua Eccellenza il Capo di Governo.9 Questo rito non accoglieva nessun momento celebrativo particolare se non, dal 1932 in poi, la lettura del messaggio del Duce 10, che probabilmente trovava la sua ragion d'essere nella volontà dell'élite fascista di rafforzare il senso di coesione e di potenza dei fascisti stessi.

La celebrazione della marcia su Roma nei comuni lucani si limitava all'innalzamento della bandiera nazionale e all'illuminazione degli edifici militari 11.

Il tentativo del Regime di forgiare l'italiano nuovo non si esaurì nell'invenzione di riti liturgici atti a celebrare la patria fascista, ma si concretò anche nello sfruttamento del tempo libero a fini propagandistici12. Lo sport era considerato simbolo di modernità e nel contempo assumeva un valore di primo piano in qualità di attività educativa atta a sviluppare attitudini in sintonia con i valori della nazione guerriera propagandati dal Fascismo.

Coraggio, abnegazione, sprezzo del pericolo devono costituire le principali virtù dell'atleta fascista13.

La profonda convinzione del valore educativo dello sport, che era stata una delle motivazioni che avevano determinato l'attenzione del Regime nei suoi confronti, non scemò e perdurò fino all'ultimo; nel gennaio del 1942 si leggeva su Il Littoriale:

Il Fascismo ha parlato chiaro dal primo giorno, anzi dalla prima ora, e riconoscendo tutto l'inesausto valore della giovinezza ha proclamato la necessità di credere nello sport e valorizzarlo al massimo, così da farne un movimento essenziale per le nuove generazioni […] questo movimento che ha per forza propulsiva l'agonismo, è uscito dal cerchio ristretto degli iniziatori per diffondersi tra le folle dei giovani […] noi pensiamo che lo sport va considerato, dal punto di vista sociale, come uno strumento adatto ed efficace per l'educazione di carattere […] dominare sé stessi per superare gli avversari, per dominare la macchina, per trarre dalla propria energia fisica il massimo rendimento costituisce l'essenza morale dello sport 14.

Diffondendo l'educazione fisica e lo sport il Regime si poneva finalità politiche apparentemente poco vistose ma sostanziali: l'obiettivo era, sul breve periodo, di ottenere un'infiltrazione del Fascismo pacifico e senza contrasti per garantirsi, sul lungo periodo, la sopravvivenza del Fascismo stesso. Attraverso il sempre più capillare e rigido inquadramento dei giovani nelle file delle numerose organizzazioni che man mano furono create e che ebbero quasi tutte carattere prevalentemente sportivo, il Regime intese garantirsi il consenso, se non l'asservimento di quella parte di popolazione da cui avrebbe potuto ricevere più noie. Incanalandone la naturale baldanza e la vitalità, interpretandone e motivandone lo spirito battagliero, dando loro la consapevolezza di avere un ruolo importante nella vita nazionale, il fascismo seppe fare dei giovani i suoi migliori alleati15. Li gratificò con premi e riconoscimenti pubblici, ne appagò la smania di potere e l'istinto di comando creando rigide gerarchie nell'ambito delle organizzazioni, lusingò la loro vanità facendoli esibire in frequenti saggi ginnici al cospetto di folle acclamanti. La campagna in favore dello sport per tutti affiancò quella tesa al potenziamento dell'agonismo: gli atleti italiani, pochi in verità (nel 1930 non superavano ancora le 30000 unità), erano destinati a trasformarsi in altrettante bandiere della nascente nazione fascista 16.

Le informazioni relative alle manifestazioni sportive in Basilicata riguardano sostanzialmente gli ultimi dieci anni del Regime. Ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che il ceto dirigente avviò tardivamente, rispetto al resto d'Italia, una politica volta a promuovere lo sport. In questo modo potrebbe essere spiegata anche la tardiva costruzione degli impianti sportivi che, nonostante le sollecitazioni di uno sparuto gruppo di tifosi, furono edificati, salvo alcune eccezioni, solo a partire dal 1934 mentre nel resto d'Italia, tra il 1925 e il 1933, vennero costruiti il Littoriale a Bologna capace di ospitare 35000 posti, gli stadi di Firenze e di Torino in grado di contenere 50000 spettatori e, ancora, quelli di Pisa, Cremona, Padova e Palermo17. A Potenza, nel periodo precedente al 1934, molto probabilmente, tutte le manifestazioni sportive si svolgevano a Montereale: unica informazione relativa ad un evento sportivo avvenuta nel periodo precedente alla costruzione dello stadio indica proprio il parco di Montereale come il luogo in cui si giocò una partita18. Dopo la costruzione del primo stadio, le attività agonistiche si concentrarono per lo più intorno al calcio: quasi tutte le domeniche pomeriggio si svolgevano partite nel campo sportivo del Littorio di Potenza, a cui le autorità fasciste di spicco ed il Prefetto erano invitati a presenziare.

Solo sporadicamente avvenivano incontri di pallacanestro eancor più rare furono le gare di atletica leggera. Di questa situazione,già nel 1935, si lamentava un cronista de Il Mezzogorno di Napoli chesottolineava in special modo quanto le attività sportive in Basilicata siriducessero al calcio:

Nei maggiori centri della Lucania esistono vari campi sportivi, ma non numerosi ed in ogni caso insufficienti, dei quali diversi anche regolamentari; ma sono dedicati esclusivamente al gioco del calcio. E pensiamo di poter affermare il carattere esclusivo della pratica di tale sport poiché alle cronache sportive non affiorano elementi di ulteriore attività; fatta eccezione per salutari incontri, segni di vita in occasione di questo o quel concorso ginnico o di qualche manifestazione propagandistica meridionale dell'atletica leggera[…]

Il cronista non forniva indicazioni sulle motivazioni che erano alla base del mancato decollo dello sport lucano ma sollecitava la classe dirigente a prendere quanto prima provvedimenti, mettendo l'accento sul divario esistente fra l'organizzazione sportiva di Basilicata e quella di altre regioni. Le sue parole sembrano essere chiaramente accusatorie verso un ceto dirigente che non aveva mai investito nello sport e, dunque, non aveva fatto propri gli ideali e i valori del Fascismo 19

È ormai troppo tardi per risalire alle cause. Occorre, invece, concretare con fascistica celerità tutto un programma di opportune provvidenze che valgono a porre la Lucania decisamente in cammino verso quelle mete che sono state e sono di tutte le regioni d'Italia […]. In quindici anni, tutta l'attività sportiva può riassumersi nella pratica del calcio, in sporadiche riunioni d'atletica leggera, nelle iniziative prese da diversi Convitti Nazionali pel maneggio del fucile e per una scherma […] molto sommaria; in qualche accademia ginnica svoltasi in questo o quel teatro […] ci chiediamo se in Lucania si sia mai coltivata o si coltivi la lotta grecoromana o il sollevamento pesi; la palla ovale; il pugilato; la scherma; il tennis; la palla al cesto o pallacanestro che dir si voglia; per non parlare del tiro al volo, del pattinaggio, de volo a vela… e del nuoto […].

La conclusione dell'intervento era incentrata sulla mancanza di una rete associazionistica sportiva locale. Il cronista annoverava tra le cause che continuavano a determinare la situazione lucana, la mancanza di fondi e mezzi tecnici.

Nessuno pretenderà affermare che personali e sporadiche iniziative nonché partecipazioni, sebbene numerose in questi ultimi anni, valgono a dire che questo o quello sport sia praticato o coltivato. Perché si parla dell'esistenza di un'attività sportiva occorrono un programma e dei dirigenti, un congruo numero di atleti e di mezzi tecnici ed economici adeguati, la disputa di gare e campionati cittadini, provinciali, regionali con estremi di razionalità e di continuità alla stregua delle disposizioni delle competenti Federazioni 20.

La penuria di documenti relativi all'associazionismo sportivo sembra essere un'ulteriore conferma del disinteresse dei quadri dirigenti fascisti nei confronti della diffusione dello sport. Questa politica poco attenta probabilmente affondava le sue radici nell'arretratezza del territorio: i giovani borghesi erano pochi ed erano proprio loro a lamentarsi della situazione locale; la maggior parte delle famiglie borghesi mandava i propri rampolli a studiare a nelle grandi città, a Napoli o a Roma. I giovani intraprendenti lucani lasciavano la Basilicata; in regione rimanevano solo coloro che per cause contingenti o incapacità personale non erano stati in grado di mutare la loro condizione. Costoro, lungi dal dar vita ad iniziative volte a promuovere nuove forme di sociabilità, vivevano ingaggiando piccole battaglie personali verso altri notabili del luogo. Le manifestazioni sportive o le celebrazioni ufficiali non erano certo rivolte ai disillusi contadini lucani che, più di altro, erano interessati al miglioramento delle condizioni di vita nelle campagne.