Come i Lucani fondarono il Boca Juniors
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Come i Lucani fondarono il Boca Juniors

Nel 1893 nacque l'Argentine Association Football League, artefice dell'organizzazione del primo campionato, a fine Ottocento, sotto la guida del primo presidente Watson Hutton fondarono il Club Atletico Boca Juniors.

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Come i Lucani fondarono il Boca Juniors

Nei decenni tra Ottocento e Novecento, la popolazione italiana crebbe notevolmente di numero, grazie alle migliori condizioni di vita e ai progressi della medicina. Intanto, però, la politica protezionistica dello Stato, che favoriva lo sviluppo dell'industria e la grande crisi di fine secolo che fu determinata soprattutto dalla sovrapproduzione cerealicola immessa sul mercato internazionale dei nuovi grandi Paesi produttori come Stati Uniti, Canada e Russia, provocarono duri contraccolpi all'Italia, soprattutto nelle aree marginali del Paese, come la Basilicata, ove non si riuscì ad evitare, per la caduta dell'attività produttiva, il tracollo dell'attività agricola. La crescita della popolazione e la crisi dell'agricoltura furono all'origine dell'enorme aumento dell'emigrazione, fenomeno che, sul finire dell'Ottocento e agli inizi del Novecento, crebbe in maniera impressionante. L'emigrazione non riguardò solo il Mezzogiorno: numerose furono le persone che lasciarono le zone più povere dell'Italia centrosettentrionale come il Veneto o il Friuli. La maggior parte degli emigranti italiani fu attratta dalla forte richiesta di manodopera proveniente dagli Stati Uniti e da alcune nazioni sudamericane, in particolare il Brasile e, soprattutto, l'Argentina, Paese in cui oggi quasi la metà degli abitanti è di origini italiane. Le condizioni di lavoro dei nostri concittadini all'estero erano spesso drammatiche e l'esperienza fu per molti estremamente dolorosa. Per l'economia italiana, tuttavia, l'emigrazione costituì anche un vantaggio: ridusse il numero dei disoccupati e permise a chi restava, di ottenere condizioni di vita migliori, anche grazie ai soldi inviati in parte dagli emigrati, le cosiddette rimesse. Molte regioni, però soprattutto nelle province dell'ex Regno delle Due Sicilie, tra cui la Basilicata, persero con l'emigrazione intere generazioni di lavoratori intraprendenti e capaci. Questo impoverimento di risorse umane fu uno dei fattori che rallentò e ostacolò lo sviluppo economico di questi luoghi negli anni a venire. 1

Non è facile, inizialmente, accostare lo Sport ai flussi migratori di fine Ottocento. Quando si parla di sport, di calcio in particolare, la riflessione si articola su un'attività dove l'impegno fisico e il tempo libero appaiono predominanti. Il migrante tradizionale, in generale, si trova sprovvisto di due requisiti fondamentali: il tempo libero e l'attività fisica. Per questi motivi, di solito, il riferimento allo Sport si ricompatta con lo spettacolo, e qui il migrante viene visto come fruitore. Le cose, però, non sono andate sempre così, in particolare per quanto riguarda l'esperienza italiana del primo Novecento.

Lo sport, all'inizio del XX secolo, non era un fenomeno di massa ma era ristretto ad un'élite economica e sociale, soprattutto nord europea, in particolare nobiltà e commercianti inglesi che diffusero lo sport in tutto il mondo. Il calcio ad esempio, è stato veicolato prima di tutto nei grandi porti e nelle grandi città. Dopo questa prima fase sono entrate in scena le parrocchie e le società di mutuo soccorso ed è in questo scenario che si colloca la storia della fondazione di importanti squadre, dentro grandi flussi migratori italiani e anche lucani, dove la componente contadina e operaia era prevalente. Inizialmente gli strati più bassi della società, non accedettero alle attività sportive riservate ai nobili e alla borghesia ma questa storia non durò molto. Lo dice in particolare la gloriosa storia del Boca Juniors di Buenos Aires. Ci sono voluti 105 anni per appurare che tra i pochi fondatori della squadra portegna ci fossero due fratelli di origine lucana: i fratelli Farenga, due discendenti di Muro Lucano.

Juan Antonio Farenga era nato l'8 Settembre 1883 nel rione della Boca, in via Necochea 80. Era figlio di Francisco Pablo Farenga nato nel 1848 nel comune di Muro Lucano; arrivò in Argentina tra il 1860 e il 1870 con le ondate di emigranti che dal 1850 viaggiarono per popolare il continente americano e per sopperire alle difficoltà economiche e politiche esistenti allora in Europa. Quando gli italiani, provenienti da regioni diverse, giunsero in Argentina, tutti furono considerati in forma generica "genovesi" poiché la maggior parte delle navi che li trasportava partiva proprio dal porto di Genova. Francisco Pablo, giunto en la Boca, a Buenos Aires, conobbe Livia Vallega, nata nel 1861 a Finalmarini, provincia di Genova, e la sposò nel 1879. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Manuela Angela, nata nel 1881, Juan Antonio nato nel 1883, Josè Maria nel 1885, Teodoro Esteban nel 1886 e Enrique nato nel 1888. Si dedicò al lavoro di falegname, appreso nei pochi anni trascorsi in Muro che gli permise di mantenere decorosamente la propria famiglia. La casa in affitto di Francisco Pablo Farenga, sita in via Pinzon 267 sarà la prima segreteria del club dove si riunirà la prima commissione direttiva della neonata società: il Club Atletico Boca Juniors. Inoltre, da buon falegname, Francisco Pablo confezionerà e donerà le quattro bandierine del calcio d'angolo, preparerà le tavole per la tribunetta e aiuterà a preparare le porte da gioco del primo campo in cui il Boca disputerà le sue prime partite 2.

Il quartiere della Boca, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, era stato considerato un quartiere a sé stante separato dal resto della città, un'isola dentro la città. Qui si agglomeravano la maggior parte degli emigranti che arrivavano nel paese, per lo più italiani, soprattutto genovesi. Di conseguenza le abitudini e i dialetti erano di origine genovese e per questo motivo gli abitanti della Boca venivano chiamati Zeneixi che con il passare del tempo divenne Xeneixes. Si trattava di un quartiere povero formato da case variopinte costruite con materiale economico e senza balconi. Inoltre, le abitazioni erano rialzate rispetto al terreno per evitare le inondazioni dovute alla vicinanza del quartiere al fiume.

Verso la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, oltre cento anni fa', il calcio in Argentina cominciava a svilupparsi come sport nazionale. I marinai inglesi lo avevano portato intorno al 1860 dal loro paese e lo praticavano negli spiazzi di carico e scarico del porto di Buenos Aires, La Plata e Rosario come facevano del resto gli impiegati delle ferrovie inglesi che univano le città del paese. Nel 1867 venne fondato il Buenos Aires Football Club che giocò la prima partita ufficiale nel 1876. Dopo qualche anno le scuole inglesi introdussero il calcio nelle discipline adottate per l'educazione fisica dei loro studenti. Nel 1893 nacque l'Argentine Association Football League, artefice dell'organizzazione del primo campionato, a fine Ottocento, sotto la guida del primo presidente Watson Hutton.

I ragazzi argentini che abitavano vicino ai porti, quasi sempre figli di emigranti, lo assimilarono rapidamente e fondarono club nei quali il calcio era praticato con entusiasmo: Lomas Atletic Club, Quilmes Atletic, Banfield, Alumni, Argentino de Quilmes, Barracas Central, Estudiantes, Gimnasia y Esgrima de la Plata, River Plate, Racing Club, e altri, molti dei quali di Rosario.

Intorno al 1904, anche nelle scuole frequentate da alunni argentini, si giocava a calcio come materia di studio, in particolare nel Collegio Nacional Central che aveva il campo di gioco dove oggi si trova la Facoltà di Ingegneria e nel Commercial dove il professore di educazione fisica, Paddy Mac Carthy, portava i suoi studenti sul campo dell'Estudiantes per inculcargli abilità e destrezza i questo sport. 3

I ragazzi della Boca, figli di lavoratori umili, giocavano a calcio formando squadre che si affrontavano il fine settimana. Era il periodo delle sfide tra i rioni: si scriveva con i gessetti o con la pittura sui muri delle case per dichiarare sfida all'avversario. Qualsiasi posto era buono per dare due calci ad un pallone. Nel 1904, nella Boca, alcuni ragazzi si distinguevano per il loro modo di giocare a calcio: Esteban Baglietto, Santiago Sana, Alfredo Scarpatti, Amedeo Gelsi, Alberto Talent, Pedro Moltedo e Teodoro, Josè e Juan Antonio Farenga disputavano importanti partite nei tornei dell'epoca. Inoltre, Baglietto, Scarpatti e Sana, che studiavano nel Collegio Commerciale dove insegnava il professor Mac Carthy, portavano notizie fresche sulle regole del gioco e nuove idee che aumentavano l'entusiasmo nella volontà di formare una nuova squadra, un club che rappresentasse tutti loro nei vari tornei. Questa ghiotta occasione si presentò in modo quasi fortuito nel marzo del 1905, quando un pomeriggio questi ragazzi giocarono una partita nelle fila dell'Independencia Sur e la persero. La sconfitta provocò grande amarezza e nervosismo tra i calciatori e la rabbia di alcuni di loro fu tale da decidere di non giocare più per quel club. Finalmente sabato 1 aprile il sogno si trasformò realtà: i ragazzi riunitisi in piazza Solis decisero di formare una nuova squadra, il club che li rappresentasse. Baglietto , Sana, Teodoro e Juan Antonio Farenga fondarono il Club Atletico Boca Juniors. Il 2 aprile, in casa di Baglietto si riunì la commissione direttiva e si stabilì quale fosse il campo di gioco e la sede per la segreteria dove organizzare le riunioni societarie. Come sede fu scelto lo spazio aperto entro le mura domestiche di casa Farenga. La prima commissione direttiva, eletta tra gli stessi ragazzi del gruppo, a seconda delle capacità di ognuno, vide Esteban Baglietto presidente, Amedeo Gelsi vice-presidente, Alfredo Scarpatti e Santiago Sana come segretari, Teodoro Farenga e Pedro Moltedo come tesorieri mentre capitano fu scelto Juan Antonio Farenga. Nonostante non fosse stato nominato alcun addetto stampa, il 13 aprile 1905, Sana riuscì a far veicolare la notizia della creazione del club nella pagina 13 del giornale La Argentina nel sottotitolo Nuevos Clubs.

Poiché la casa della famiglia Farenga non era una struttura adeguata per tenere le riunioni della Commissione Direttiva, si dovette cambiare spesso domicilio e, dinanzi alla necessità di avere un luogo stabile, atto ad accogliere le riunioni, si legge nell'atto del 20 febbraio 1906 la seguente dicitura:

I signori J. A. Farenga e L. Cerezo dicono che sarà necessario trovare un salone per effettuare le riunioni, però questo punto rimarrà pendente finché si trasferiscono i Ferristas (Associazione di Giovani), per potersi associare nell'affitto di un salone nel centro della Boca.4

Nell'atto del 3 aprile 1906 si autorizzava Juan Antonio Farenga ad affittare il salone dei Ferristas sito in Tunuyan, al prezzo di 5 pesos al mese, al fine di poter celebrare le riunioni.

In questi anni, quindi, ci si concentrava maggiormente solo sull'aspetto calcistico: con i campi precari e con una segreteria ambulante non si poteva pensare che il Boca Juniors fosse già organizzato. La funzione dei membri della Commissione Direttiva fu più che altro quella di aggregare nuovi soci offrendo loro la possibilità di giocare a calcio. Nel frattempo una squadra ufficiale del club disputò partite amichevoli e anche un torneo realizzato dal Villa Lobos diffondendo così il nome di Boca Juniors nella Capital Federal. Le amichevoli disputate nel 1905 furono in totale 10; lo stadio in cui si disputavano gli incontri era la Darsena Sud, in pessime condizioni e non regolamentare. Le prime partite furono giocate con una maglietta bianca sulla quale erano state cucite delle strisce di tela nera, negli incontri successivi si utilizzarono magliette comuni di colore celeste e a volte rosa. 5

Il primo campo da gioco a disposizione del neonato club, così come comunicato dalle cronache locali, era un terreno situato vicino al Porto pieno di formicai. In questo campo sarebbero stati disputati i primi tre incontri di carattere amichevole con Mariano Moreno, Presidente Roca e California. Poiché le condizioni di quel campo erano molto precarie si decise di disputare gli incontri tra le strade Pedro Mendoza, Colorado, Senguel e Gaboto, luogo in cui successivamente si stabilì la Compagnia Italo-Argentina di Elettricità; fu lì che gli stessi giocatori costruirono il primo campo regolamentare. Purtroppo però, visto che avevano occupato abusivamente un terreno, dovettero abbandonarlo ma gli fu concesso, provvisoriamente, dal comune, un terreno nella zona chiamata Isla Demarchi, a sud del Rio de la Plata, vicino alla fabbrica di carbone Wilson, che fu utilizzato dal Boca Juniors fino al 1912. I volenterosi ragazzi riuscirono a recintare il terreno di gioco con un costo totale di 3000 pesos: metà dei costi furono coperti da soci benemeriti quali Angel Lopez, Benito Priano e Luis Barbieri; per l'altra metà ci pensò il presidente Juan R. Brichetto che ottenne un finanziamento senza interessi con rate convenienti.

Non trovando un terreno disponibile nella Boca, durante tutto il 1913, si giocò sul campo dell'Estudiantes di Buenos Aires nel quartiere Palermo. Negli anni 1914-1915 si affittò un terreno nel Wilde per il quale stipularono un contratto per 10 anni a 200 dollari al mese. Il sito era circondato da un vero e proprio deserto e, per questo, sorsero rapidamente dei problemi dovuti al trasporto dei soci fin lì per poter assistere alle partite; molti di essi per questo motivo abbandonarono il club: da 1500 soci ne rimasero solo 300. Nel 1916, grazie a Ludovico Dollez, si riuscì a trovare un nuovo terreno nella Boca ed anche ad acquistarlo, con l'impegno però di smantellare la costruzione che lo occupava. Il nuovo campo da gioco fu inaugurato il 9 maggio 1916 e fu usato fino al 1923. Nel 1924 avvenne un nuovo cambio che portò il club alla costruzione di un nuovo stadio nel terreno di Brandsen e Del Cruzero. Nel 1940, il nuovo campo si trasformerà nella famigerata Bombonera.

L'impresa di questo gruppo di giovani, tra cui due lucani, che sono riusciti a dar vita al Club Atletico Boca Juniors, è davvero eroica. Il loro ricordo oggi rivive in milioni di persone che tifano per i colori azzurro e oro.